Filippo's profileRIFLESSIONI GLOBALIPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
November 19 Tanto per dirne una... I fallimenti della politica italiana Il Partito Democratico è un fallimento incontrovertibile ed innegabile. Non parlo tanto dei numeri, perchè i sondaggisti pazzi lo danno quando al 15%, quando al 30. Parlo dei contenuti e delle modalità, cose rimaste tutte uguali a com'erano nei DS e nella Margherita, e per questo motivo non tanto superate quanto eticamente discutibili. Il fatto è che la democrazia si sta sempre più riducendo ad un guscio vuoto, dove la rappresentanza dei cittadini e la loro capacità di influire sulla vita politica del paese sono state ridotte anno dopo anno ai minimi termini; pensare di colmare questi vuoti con la storiella delle primarie, dei referendum, delle raccolte di firme, ecc, tutte iniziative che vanno adesso per la maggiore sia nel centrodestra che nel centrosinistra, rappresenta solo un palliativo. Certo, queste iniziative (le primarie del PD nel centrosinistra e la raccolta firme per le elezioni subito fatte da FI nel centrodestra) riscuotono un grande successo di pubblico, ma non tanto perchè quest'ultimo realmente creda in esse, o partecipandovi si senta protagonista della storia. Questi sono stati d'animo che appartenevano agli albori della nostra repubblica, quando la Costituente era in fasce e un'ingenuità mista all'entusiasmo portava gli italiani a sperare e addirittura a pretendere un futuro di libertà, uguaglianza e giustizia. Oggi la gente opta per queste poche e povere possibilità offerte dalla politica perchè semplicemente non ci sono altre alternative, all'infuori del voto, e di stare a guardare come la classe politica si spartisce l'Italia senza poterci mettere bocca agli italiani proprio non va giù. Peccato che il loro spirito d'iniziativa resti frustrato dall'impossibilità di dargli uno sbocco; altrimenti nel giro di due giorni Montecitorio verrebbe rivoltato come un calzino e la storia di questo paese potrebbe finalmente cominciare a girare per il meglio. Fatto sta che gli italiani si lasciano trascinare perchè non c'è niente di meglio, per far sentire la propria voce, che andare a firmare ai gazebo di Forza Italia, oppure andare a votare alle primarie del PD, o ascoltare i comizi di Grillo, o chissà cos'altro ancora. E sono così confusi che molti di loro fanno insieme tutte queste cose; votano per Veltroni e poi firmano contro il governo Prodi e magari prestano l'orecchio anche a qualche invettiva di Grillo, e non si perdono una sola puntata di Adriano Celentano su RaiUno (perchè viviamo in uno strano paese, dove il gossip lo fanno i politici e la politica la fanno i comici o i personaggi dello spettacolo in genere: da Baudo che polemizza contro la Chiesa a Bonolis che a San Remo tira le frecciatine contro la guerra in Iraq, da Grillo che lancia il V Day alle varie soubrettes e soubrettine che Berlusconi ha chiamato alla sua corte, a tacer poi di Corona e del suo al momento fantomatico partito). Dicono "bravo!" al politico che nei dibattiti - talk shows grida più forte, perchè probabilmente fa anche più ridere degli altri, e d'altra parte non è un mistero che i politici che prendono meno voti sono proprio quelli che in tv risultano meno simpatici, indipendentemente dai contenuti; o meglio, quei politici che non fanno ridere e al tempo stesso riescono ad essere ridicoli, gravissimo handicap nella politica italiana ed occidentale in genere. Il fatto è che la politica italiana è sempre la solita minestra riscaldata, a cui si cambia colore e presentazione, ma gira e rigira il sapore è sempre lo stesso, anzi, peggiora addirittura, perchè come sapranno tutti coloro che in fatto di cucina non sono digiuni (mai espressione fu più felice) il sapore dei cibi riscaldati tende sempre a degenerare. Il PD ha fallito ancora prima della sua nascita, e le primarie sono state il canto del cigno; ma si è mai visto qualcosa morire prima di nascere, passando oltretutto attraverso un successo grandioso? La grandezza di Veltroni e del Centrosinistra sta in questo. Berlusconi, dal canto suo, non sa più come fare per tenere unito un centrodestra che sbanda tutte le mattine in mille rivoli. Da una parte spara addosso alla disunione del centrosinistra, ma è come quei soldati in trincea che sparavano addosso ai nemici mentre a loro volta si prendevano le pallottole dei commilitoni delle retrovie. E' già la seconda volta che propone il partito unico, stavolta chiamato "Partito del popolo della libertà", un nome che in altri tempi sarebbe stato in odore di cattocomunismo, ed ha già ricevuto il "no grazie" dei suoi alleati. E ora che farà? Probabilmente farà come Veltroni e cercherà di trasformare in successo quella che non è l'unificazione di più partiti dell'alleanza, ma l'evoluzione di un vecchio partito in uno nuovo; in pratica, un insuccesso mostruoso che accomuna destra e sinistra in Italia negli ultimi 15 anni. Nella Prima Repubblica erano più furbi e sapevano che l'elettorato andava rassicurato conservando sempre i vecchi simboli: Craxi, che fu il più esagitato degli innovatori di allora, si guardò bene dal trasformare il suo PSI in, che so, "Partito della sinistra moderata", o roba del genere. D'Alema invece, nel fare qualcosa di simile col PCI, non c'ha visto niente di male. Ma siccome non si fidava del tutto, ha preferito che le responsabilità se le prendessero, nell'ordine, Occhetto, Veltroni e Fassino. Insomma, ormai la politica in Italia la fanno solo i paraculo, e con questo s'è detto tutto. November 15 Riflessione del 15 novembre: il lavoro e l'immigrazioneIl razzismo e il nazionalismo sono due fenomeni ideologici che la grande borghesia lanciò sul finire del secolo XIX per contrastare le idee emergenti della democrazia e del socialismo, che proprio in quegli anni stavano conquistando le masse popolari. Al motto "proletari di tutto il mondo unitevi" razzisti e nazionalisti contrapponevano il mito della superiorità di un paese e del suo popolo sugli altri, la necessità di espandersi per ottenere lo spazio vitale, il colonialismo, e così via con una sequela di disgrazie storiche, politiche ed ideologiche ben sperimentate nel secolo XX. E ancora oggi, per quanto ne dicano i politici odierni, queste divisioni sono sopravvissute. Non è vero che sono state superate con la caduta del muro di Berlino, o altre baggianate del genere. Al contrario, l'operato reazionario lanciato quasi due secoli fa continua a riscuotere successi menomando la mentalità dei popoli europei ed occidentali. Fomentando la divisione, l'antagonismo e l'egoismo la grande borghesia ha potuto salvaguardare la società capitalistica basata sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, al contempo prevenendo la nascita di una società socialista imperniata sui valori della solidarietà, della fratellanza e del mutuo rispetto. Non solo, ma è addirittura riuscita a far sì che il tentativo novecentesco di creare una "società degli eguali", a partire dalla Rivoluzione d'Ottobre, producesse un secondo inferno alternativo a quello capitalista, poichè invece del vero socialismo lo Stato sovietico finì per incarnare un "capitalismo di Stato" alternativo a quello privato. Mettendo le diverse categorie di lavoratori in contrapposizione fra di loro, la grande borghesia è riuscita a spezzarne l'unità e in molti casi persino a prevenirla, ottenendo così di poter imperare a proprio piacimento sul proletariato diviso e privato di una propria coscienza di classe, distratto dalle sirene del nazionalismo, del razzismo, del colonialismo e del militarismo, insomma facendone la nuova classe degli schiavi e dei servi della gleba dell'era industriale e post industriale. Il primo passo della borghesia è stato quello di dividere i lavoratori all'interno di ciascun paese; il secondo quello di farli cadere ancora più in basso, mettendoli in competizione con i prestatori d'opera giunti dall'estero, quelli che volgarmente chiamiamo immigrati oppure, se vengono da paesi non aderenti all'UE, extracomunitari. Il capitalismo ha aperto le porte agli extracomunitari perchè facessero concorrenza ai lavoratori occidentali nella loro stessa patria; poichè l'immigrato pur di lavorare e sopravvivere è disposto ad accettare diminuzioni di diritti e di retribuzioni, il lavoratore occidentale si trova costretto a fare altrettanto. Si tratta di un trauma transitorio e questo la borghesia lo sa: nuove generazioni stanno crescendo, e sono ragazzi che non hanno mai visto le grandi lotte del passato per la conquista dei diritti dei lavoratori, nè tantomeno sospettano che ve ne siano mai state. Si lasceranno aggiogare facilmente, distratti anche loro come i padri e le madri dal razzismo e dai tanti diversivi consumistici della società capitalistica, dal pallone alla moda allo sballo del fine settimana ai reality e via dicendo. Questa è la società che abbiamo permesso ai capitalisti di costruire. E' una società che si potrebbe mondare solo con una bella rivoluzione, ma nell'attuale lavacro delle coscienze difficilmente il proletariato si deciderà a rovesciare questa situazione che lo vede sfruttato e vilipeso; piuttosto preferirà continuare a tirare la carretta come in tanti anni gli è stato insegnato di fare. Si continuerà a guardare all'immigrato come un nemico, senza sapere che è vittima quanto lo siamo noi della sete di profitto dei capitalisti - una sete di profitto talmente elevata da non avere rispetto per nessuna tragedia umana. L'immigrazione è figlia del colonialismo; il capitalismo vecchia maniera andava a cercare la manodopera in loco, in Africa, Asia, Sud America, oggi invece preferisce importarlo in Occidente. L'immigrazione è una nuova forma di colonialismo, ne è infatti l'evoluzione. Il vecchio colonialismo si combatteva militarmente, nelle colonie, attraverso i gruppi politici che reclamavano l'indipendenza dalla madrepatria (da Simon Bolivar a Nieto, Dos Santos, Ben Bella, Bourghiba, senza dimenticarci di Mao e Ho Chi Minh), oppure con la non violenza come fece Ghandi in India. Per quello nuovo occorre elaborare una nuova forma di lotta, che veda nell'immigrato non il rivale ma l'alleato. Dopotutto, anche i movimenti anticoloniali africani ed asiatici trovarono il loro migliore alleato nell'opinione pubblica inglese e francese, cioè dei paesi colonizzatori. November 14 I fatti mondiali ci invitano a riflettere (Riflessione del 14 novembre) Il mio amico Gennaro Carotenuto quando parla di giornali e tv nostrani usa la felice definizione di "media mainstreams". E' una definizione molto ben riuscita perchè i media italiani e occidentali in generale hanno la brutta abitudine di esaminare i fatti mondiali secondo una prospettiva rovesciata che ovviamente è a tutto vantaggio del nostro sistema di sfruttamento dell'uomo sull'uomo. L'ONU per esempio ha ribadito per l'ennesima volta che l'embargo a Cuba dev'essere soppresso, ma ovviamente i nostri telegiornali hanno trasformato una votazione dal fortissimo significato politico in un semplice discorsetto fatto nel Consiglio delle Nazioni, ritenendo del tutto relativo il fatto che contro l'embargo abbiano votato più di 180 paesi su un totale di 190. Anzi, tanto per far capire da che parte tira il vento, il TG1 nell'edizione delle 20.00 (la più seguita) ha pure avuto la brillante idea di trasmettere i servizi di un suo corrispondente dall'Avana. Peccato però che in questi servizi non si dicesse mai nulla di vero. Hanno intervistato il principale produttore di tabacco dell'isola, però di un'intervista durata oltre un'ora è stato trasmesso solo un collage di varie parti della durata totale di meno di 5 minuti, in maniera tale da mettere in bocca all'intervistato il contrario di quello che aveva detto. Poi ne hanno fatta una ancora peggiore; hanno intervistato sul lungomare dei ragazzi, e il doppiaggio in italiano non corrispondeva di una sola parola all'intervista originale! Chi sa un po' di spagnolo sarà rimasto sorpreso dal sentir tradurre un discorso a favore della Rivoluzione Cubana in un intervento del tutto a favore del regime change a Cuba con relative privatizzazioni e via dicendo. Insomma, o al TG1 pensano che gli italiani sono dei fessi, oppure i fessi sono loro, quelli della redazione. Propendo per la seconda ipotesi. Un'altra notizia di grande effetto: al vertice ispanoamericano di Santiago svoltosi pochi giorni Zapatero e il Sovrano di Spagna si sono arrabbiati con Chavez, al punto che il Re ad un certo punto s'è alzato ed è andato via. I nostri media hanno immediatamente trasmesso la notizia come l'ennesima dimostrazione di folclore da parte dello statista venezualano, citando come significativo precedente il fatto che avesse definito Bush "il diavolo" al vertice dell'ONU di due anni fa. Premesso che dare del diavolo a Bush, sia all'ONU che in qualsiasi altra sede mondiale, è cosa del tutto naturale ed ammissibile, è già avvenuta da parte anche di altri leaders e non solo di Chavez, e comunque non costituisce nè folclore nè reato (che a dire il vero, è semmai più urtante colui che ancora si ostina, dinanzi a telecamere e microfoni, a dire che in Iraq si combatte per la democrazia), bisogna pure puntualizzare come l'alterco fra Chavez e il Re di Spagna non sia stato esattamente un fenomeno di basso gossip politico. A quel vertice erano presenti tutte le bestie nere dell'Occidente: Kirchner, Chavez, Correa, il ministro degli esteri cubano Lage, Morales, Ortega... Che ha detto Chavez? Che le imprese spagnole in Sud America sono state peggio delle cavallette: negli anni passati hanno rilevato per quattro lire aziende latinoamericane privatizzate per non dire regalate dai vecchi governi liberisti (i cui capi, a parte quelli fuggiti all'estero, sono tutti finiti o stanno per finire in galera, da Menem a De La Rua a Fujimori a Perez, e così via), hanno peggiorato le condizioni di lavoro arrivando tranquillamente a livelli di schiavismo nei confronti della manodopera locale, e si sono avvalse dell'appoggio politico spagnolo (a quei tempi c'era il signor Aznar) per rafforzare la loro posizione politica ed economica in tutto il continente (leggi ricatto). Zapatero subito dopo il suo insediamento aveva criticato Aznar proprio per questo ma, sorpresa, nel momento in cui anche Chavez lo ha fatto, Zapatero s'è offeso mettendosi a difendere il predecessore. Certo, la reazione del Re è in parte comprensibile, essendo politicamente ricattato dai partiti politici spagnoli (in passato fu persino costretto a cancellare una sua visita di Stato a Cuba per la contrarietà di Aznar, che è alleato degli anticastristi della Florida), e a questo punto lo è anche quella di Zapatero, che non può permettersi in un vertice internazionale, dinanzi al mondo, di entrare in contraddizione col vertice dello Stato spagnolo rappresentato dal monarca di Casa Borbone. Men che meno potrebbe permetterselo dinanzi a Chavez, Ortega, Morales e compagnia bella: e chi glielo va a spiegare a quelli dell'UE? Per non parlare dei popolari, sempre col fiato addosso ai socialisti... A questo punto era normale attendersi che la motivata e condivisibile puntualizzazione di Ortega (che ha ribadito come l'operato delle aziende spagnole in America Latina sia stata una vera ruberia) mandasse in bestia il Re, con suo relativo eclissamento dal consesso iberoamericano. Ora, cosa sarebbe costato ai media nostrani spiegare così la notizia? Nemmeno per sogno: hanno detto che Chavez ne ha fatta un'altra delle sue, riuscendo a mandare in bestia il Re e addirittura Zapatero, che per noi è già una bestia nera di suo. Zapatero è un liberista, economicamente parlando, e con Chavez ha avuto una discussione al fulmicotone proprio in materia d'economia; secondo il leader spagnolo, infatti, la svolta socialista delle economie latinoamericane priva le multinazionali spagnole della possibilità di fare i loro saccheggi come in passato. Ha detto che questo costituisce un forte regresso democratico. Lo ha detto anche uno zingaro (nessun razzismo, era pure un ragazzino, figuriamoci) che ho sorpreso qualche giorno fa nel giardino di casa mia, con chiari intenti predatori: quando l'ho allontanato mi ha detto che sono un bastardo e un incivile. Ma se non voglio che si rubi a casa mia, devo essere per forza un antidemocratico? I leader sudamericani hanno fatto qualcosa del genere con le imprese spagnole ed americane, e ovviamente spagnoli e americani non hanno gradito; ma mi risulta che nessuno abbia mai dato a quest'ultimi il diritto di rubare. November 11 Riflessione della domenica (11 novembre)Se qualcuno dovesse chiedermi cosa ne penso di questo periodo, direi che vedo grigio un po' da tutte le parti. No, non parlo della situazione internazionale, che a ben guardare poi è sempre quella, con i suoi alti e bassi, cose che deprimono e altre che esaltano. Per una volta voglio esulare dai temi soliti di questo blog, peraltro inattivo da un bel po' di tempo. Io mi riferisco proprio alla mia situazione, quella personale. Mi deludono le persone, con le loro piccolezze e frustrazioni. La società è composta da tante persone frustrate ed insicure, apparentemente al centro del mondo ma in realtà circondate da una grande solitudine interiore. E che cosa fanno queste persone per allevare la loro sofferenza, per sentirsi in pace con loro stesse? Cercano di compensare questo grande vuoto interiore, questa inscurezza, con un'infinità di smancerie spesso peretrate a danno degli altri. Mi domando, ha un senso? Secondo me questo atteggiamento, caratterizzato dall'arroganza nei confronti del prossimo e dalla tendenza ad approfittarsi della pazienza e disponibilità altrui, è da figli di puttana. Io sono sempre stato un tipo arrendevole, nel senso che ho sempre preferito drla vinta agli altri piuttostoche inerpicarmi in interminabili litigate. Ma tutte le volte mi sono sempre reso conto che questa tattica era sbagliata. Certa gente può capire male: ti vedono indulgente e ti scambiano per debole. A quel punto se ne approfittano e con te iniziano a comportarsi in un modo che con altri non si sognerebbero mai. Allora io mi domando: sono forse venuto al mondo per alleviare le debolezze e le angosce altrui? No, sono nato per perseguire la ricerca della mia felicità, come del resto tutti gli esseri umani. Questo vuol dire che certe mezze seghe, che fino ad oggi con me si sono prese eccessive libertà per così dire comportamentali, dovranno cominciare a rigare dritto. Io non mi lascerò intimorire nè tanto meno sarò disposto a fare sconti come ne ho fatti in passato. Basta, è ora di finirla. Io non ce la faccio più a sovraccaricarmi d'ansia per colpa della coglionaggine altrui, ne ho già troppi di pensieri per conto mio. Sono sempre stato uno che preferiva il dialogo alla violenza, la ragione alla sopraffazione, ma se certe persone capiscono solo il linguaggio della forza allora mi dovrò adeguare. Vorrà dire che inizierò a rispondere colpo a colpo ad ogni atteggiamento che riterrò lesivo della mia serenità. Arriverò a diventare anche molesto, se necessario. Farò di tutto per suscitare sensi di colpa nel responsabile, ad indurlo a chiedermi scusa e se necessario ad umiliarsi dinanzi a me, perchè da questo momento vigerà il principio del pan per focaccia. Io se c'è una cosa che non sopporto sono le persone che ti umiliano in pubblico, che danno ordini, che alzano la voce, che si mettono a fare i caporali, ecc. Mi da fastidio quando lo fanno con gli altri, figurarsi con me. Finora ho fatto finta di nulla, ma quando qualcuno è venuto da me chiedendomi come facessi a sopportare tutto questo mi sono reso conto che veramente siamo andati oltre il livello di guardia. Quindi basta, d'ora innanzi niente più indulgenze e comprensioni. Gli altri sono forse comprensivi con me? Non direi. Naturalmente continuerò ad essere paziente e comprensivo con chi se lo meriterà, ma con coloro che abusano ed hanno abusato della mia pazienza non ci sarà nessuna scusante. Queste persone devono pagare, non soltanto devono iniziare a rispettarmi da questo momento, ma devono pagare anche per tutto quello che hanno fatto finora facendola sempre franca. Questo vuol dire che il mio attegiamento, soprattutto all'inizio, sarà anche spropositato rispetto alle loro provocazioni. Non ci saranno sconti, questa è la parola d'ordine. Il bello inizia ora, ci sarà da divertirsi. |
|
|