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3월 31일 Tremonti vuole coprire i conti pubbliciGiustamente, in periodo di elezioni, non si possono diffondere eccessivamente certe informazioni. La famosa "Trimestrale", con cui verrebbero resi noti i dati del primo trimestre del paese e quindi l'impronta lasciata dalla Finanziaria, è oggetto di uno scontro senza esclusione di colpi fra le componenti del centrodestra, e tra il centrodestra e il centrosinistra. A quanto pare, i dati sono peggiori delle più pessimistiche previsioni, e quindi Tremonti starebbe facendo pressioni sulla Ragioneria dello Stato affinchè se ne parli poco, e quanto meglio possibile. E' un brutto inconveniente che certi dati diventino pubblici proprio a pochi giorni dal voto: ma come, pensa Tremonti con le mani fra i capelli, con tutto quello che si fa per spaventare l'elettore medio sulla propensione fiscalista dell'opposizione, adesso deve arrivare questa mazzata a regalar voti alle sinistre? Vabbè, chiudiamola qui; meglio leggere il resoconto da parte della stampa.
Tremonti lascia la sua eredità: il debito pubblico torna a salire di Bianca di Giovanni Guerra sorda all’interno della Ragioneria generale dello Stato sui numeri della Trimestrale, che il ministro potrebbe rendere nota all’inizio della prossima settimana. Indiscrezioni stampa parlano di forti pressioni esercitate da Giulio Tremonti su alcuni funzionari affinché nelle stime sul 2006 riportino le stesse cifre già concordate con l’Ue. Voci filtrate in tarda serata parlano di un deficit al 3,8%, maggiore di 0,3 punti rispetto a quanto dichiarato a Bruxelles ma pur sempre in linea con le previsioni della Finanziaria e con il programma di rientro studiato con l’Europa dopo l’avvertimento preventivo. Una parte di quei 3 decimali in più sarebbe giustificata dalla crescita rivista al ribasso (dall’1,5 all’1,3, come osservato da Joaquin Almunia).
Insomma, l’Italia sarebbe a posto con quanto concordato, smentendo così le «Cassandre» dell’opposizione. Peccato però che stando alle ultime stime effettuate da alcuni uffici il deficit sarebbe invece attorno al 4%. Ma la novità più allarmante riguarda il fabbisogno di cassa, che risulterebbe in forte crescita, facendo salire ancora il debito oltre il 107%. Significherebbe il secondo aumento consecutivo per una voce su cui i mercati sono sensibilissimi. Sul fronte dei titoli pubblici arriva la novità di rendimenti in rialzo per i Btp a 3 anni (al 3,39%) e a 10 anni (al 4%), e per i Cct (al 3%). Dai toni usati da Giulio Tremonti si intuisce però che il ministro è pronto a trasformare questi conti ad alto rischio in un traguardo epocale raggiunto dalla Casa delle Libertà. «È il tipico caso dello sfascismo demenziale di questi poveri disperati - dichiara commentando le richieste dell’opposizione sulla Trimestrale - Sarà un boomerang perché centrerà in pieno gli obiettivi europei. Dovranno chiedere scusa di questo». Sta di fatto che l’aria è pesantissima nei corridoi della Ragioneria. L’ex ministro Vincenzo Visco ha chiesto all’attuale titolare di smentire le voci di pressioni: ma la smentita fino a tarda sera non è arrivata. L’esponente della Quercia insiste sul fatto che il vero dato sull’indebitamento si avvicina più al 4%. Un dato «in linea con quellodel Fondo Monetario Internazionale - spiega - e probabilmente, ottimistico, dato che la crescita dell'economia deve già essere corretta al ribasso e che la spesa sanitaria, quella per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego e per il cofinanziamento dei fondi comunitari, è sottostimata. Una più realistica previsione indica l'indebitamento netto per il 2006 al 4,5% del Pil e il fabbisogno al 6%». In effetti il peso dei rinnovi contrattuali del pubblico impiego e lo sforamento sulla sanità già comportano assieme un maggior deficit attorno allo 0,4. Vero è che le entrate tengono, ma non aumentano in modo tale da poter coprire le maggiori spese. Vista in aumento anche la spesa per beni e servizi. Senza contare che mancano all’appello i cofinanziamenti Ue. Comunque un «taroccamento» dei conti non sarebbe neanche una novità per l’attuale esecutivo: è già successo l’anno scorso con un dato sul pubblico impiego e con i 6 miliardi di cessioni immobiliari «nascosti» nel tendenziale del deficit, che Tremonti è stato costretto a sostituire dopo che i numeri erano stati smascherati. In quella occasione il Ragioniere generale dello Stato Mario Canzio fu costretto ad ammettere davanti al Parlamento che non se ne era accorto. C’è da sperare che non debba fare ancora un’ammissione simile. 3월 29일 Una storia commoventeVecchia ma carina... da piega e divora Due uomini, entrambi molto malati, occupavano la stessa stanza d'ospedale. Ad uno dei due uomini era permesso mettersi seduto sul letto per un'ora ogni pomeriggio per aiutare il drenaggio dei fluidi dal suo corpo. Il suo letto era vicino all'unica finestra della stanza. L'altro uomo doveva restare sempre sdraiato. Infine i due uomini fecero conoscenza e cominciarono a parlare per ore. Parlarono delle loro mogli e delle loro famiglie, delle loro case, del loro lavoro, del loro servizio militare e dei viaggi che avevano fatto. Ogni pomeriggio l'uomo che stava nel letto vicino alla finestra poteva sedersi e passava il tempo raccontando al suo compagno di stanza tutte le cose che poteva vedere fuori dalla finestra. L'uomo nell'altro letto cominciò a vivere per quelle singole ore nelle quali il suo mondo era reso più bello e più vivo da tutte le cose e i colori del mondo esterno. La finestra dava su un parco con un delizioso laghetto. Le anatre e i cigni giocavano nell'acqua mentre i bambini facevano navigare le loro barche giocattolo. Giovani innamorati camminavano abbracciati tra fiori di ogni colore e c'era una bella vista della città in lontananza. Mentre l'uomo vicino alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli, l'uomo dall'altra parte della stanza chiudeva gli occhi e immaginava la scena. In un caldo pomeriggio l'uomo della finestra descrisse una parata che stava passando. Sebbene l'altro uomo non potesse vedere la banda, poteva sentirla. Con gli occhi della sua mente così come l'uomo dalla finestra gliela descriveva. Passarono i giorni e le settimane. Un mattino l'infermiera del turno di giorno portò loro l'acqua per il bagno e trovò il corpo senza vita dell'uomo vicino alla finestra, morto pacificamente nel sonno. L'infermiera diventò molto triste e chiamò gli inservienti per portare via il corpo. Non appena gli sembrò appropriato, l'altro uomo chiese se poteva spostarsi nel letto vicino alla finestra. L'infermiera fu felice di fare il cambio, e dopo essersi assicurata che stesse bene, lo lasciò solo. Lentamente, dolorosamente, l'uomo si sollevò su un gomito per vedere per la prima volta il mondo esterno. Si sforzò e si voltò lentamente per guardare fuori dalla finestra vicino al letto. Essa si affacciava su un muro bianco. L'uomo chiese all'infermiera che cosa poteva avere spinto il suo amico morto a descrivere delle cose cosi meravigliose al di fuori da quella finestra. L'infermiera rispose che l'uomo era cieco e non poteva nemmeno vedere il muro. "Forse, voleva farle coraggio." disse. Epilogo: vi e una tremenda felicità nel rendere felici gli altri, anche a dispetto della nostra situazione. Un dolore diviso è dimezzato, ma la felicità divisa è raddoppiata. Se vuoi sentirti ricco conta le cose che possiedi che il denaro non può comprare. L'oggi è un dono, e per questo motivo che si chiama presente. L'origine di questa lettera è sconosciuta, ma porta fortuna. Ecco perchè gli italiani andranno via da NassiriyaQuesta intervista a un generale italiano spiega come la missione "Antica Babilonia" avrà termine, non per raggiungimento degli obiettivi prefissati, ma semplicemente per... mancanza di soldi.
Finiti i soldi comincia la pace, dice il generale
3월 28일 Dopo l'Olanda, un nuovo incidente diplomatico, questa volta con la Cina
E così eccoci nuovamente in presenza dell'ennesimo incidente diplomatico. Non dimentichiamoci che è passata solo una settimana dallo scontro con il governo olandese sulla questione dell'eutanasia, e si tratta di un governo legato al partito popolare europeo quanto quello di Berlusconi. La Cina ha invece un governo a metà tra comunismo e liberismo comunque ben lontano dall'epopea maoista. I paragoni berlusconiani tra i maoisti e la sinistra italiana attuale denotano una spaventosa ignoranza storica, di cui molto probabilmente Berlusconi è consapevole: ciò che conta è che a crederci siano quegli elettori - loro si, poco ferrati in storia ma prima di tutto molto ingenui - che tenta di invocare con tali proclami, perchè si rechino controvoglia alle urne. Insomma, tutto rientra nella strategia di agitare spauracchi inesistenti, evocando toni da campagna del '48 (che fu certamente molto combattuta, ma anche più civile di quella attuale, se non altro per la migliore qualità dei suoi protagonisti, e per le tristi esperienze che l'Italia si era appena lasciata alle spalle) utili ad impressionare chi a queste cose è capace di credere ancora. Berlusconi forse sottovaluta la media degli italiani, ma è certamente a conoscenza che esiste una percentuale di elettori che rispetto a quella media sono bel al di sotto. E con il decadimento della qualità dell'informazione, dei programmi televisivi, non ultimo della politica, questa percentuale ha indubbiamente un suo peso, molto utile e provvidenziale per chi fa del populismo la sua arma politica. L'unico inconveniente è che costoro sono anche elettori molto pigri; diciamo che pur possedendo il diritto di voto, non lo esercitano: molti di loro ignorano che sia cambiata la legge elettorale, chi sia il presidente del Senato o della Camera, di quali partiti sia composta quella o questa coalizione, e dulcis in fundo, quando ci saranno le elezioni. Insomma, un'arma a doppio taglio, che Berlusconi cerca di maneggiare con cura e spavalderia al tempo stesso, ma che finirà inevitabilmente per ferirlo. L'importante è che ciò accada quanto prima. 3월 26일 Gilera: una delle case motociclistiche più antiche del mondo
Questa, per sommi capi, è la storia della Gilera: insieme alla Bianchi, oggi non più attiva nel settore motociclistico, è la più antica casa di moto italiana e una delle più antiche al mondo. Le informazioni e le foto sono prese dal sito della Casa, che dal 1969 appartiene alla Piaggio: storicamente, è una versione alquanto smussata a tornaconto dell'attuale proprietà. L'arrivo della Piaggio per la Gilera non è stata un'autentica benedizione; inizialmente fu bene accolto, perchè la Casa di Arcore era in procinto di chiudere i battenti e da Pontedera arrivavano capitali freschi di cui c'era tantissimo bisogno. Ma in brevissimo tempo le paure del vecchio Commendator Giuseppe Gilera si dimostrarono fondate: progressivamente la Piaggio trasformò quella che era una delle più gloriose aziende motociclistiche mondiali in un costruttore di ciclomotori. Non furono industrializzati prototipi di motocicli di media e grossa cilindrata che erano pronti e che la famiglia Gilera non aveva potuto mettere in produzione per carenza di liquidi; e questo proprio quando tutti gli altri, sia i costruttori italiani che soprattutto quelli giapponesi, facevano delle maxi moto il loro cavallo di battaglia. Al contrario, la Gilera si focalizzò sul due tempi 50 da cross, che fu un grande successo per la Casa, ma che era un progetto già in gestazione sotto la vecchia proprietà e che l'arrivo degli ingegneri Piaggio stravolse. Stessa sorte per la versione più grossa, da 125 cc, che addirittura arrivò tardivamente sul mercato, quando già l'interesse verso questa tipologia di moto stava scemando, e che venne prodotto in piccolo numero da una piccola società piemontese, la ELMECA (da qui il nome ELMECA Gilera). Non parliamo poi delle ultime vere Gilere, le Arcore 125 e 150, presentate nel '71 e che impiegavano il motore delle gloriose Giubileo del decennio prima: rispetto a quest'ultime non potevano certo vantare la medesima semplicità meccanica. Occorreva una chiave speciale per smontare il motore e il telaio, cosa che prima poteva essere fatta con una comunissima chiave inglese. Insomma, la famosa "piaggite" si fece sentire sulla Gilera, esattamente come negli stessi anni la "fiatite" si faceva sentire sulla Lancia appena comprata dalla Fiat.
Negli anni '80 nacque il famoso mono a quattro tempi di 350/500 cc poi cresciuto a cilindrate superiori, che a tuttoggi è un motore ai vertici nella sua categoria per potenza specifica: andava benissimo, e le moto su cui era montato non erano da meno. Le Gilera Nord West per esempio anticiparono il fenomeno delle supermotard di quasi un decennio... Ovviamente la Piaggio pensò bene di chiudere la Gilera nel 1993, dopo due stagioni in pista andate male e un anno in cui il mercato non era sembrato incoraggiante. Questo proprio quando stavano diventando di moda le moto che la Gilera fino ad allora aveva prodotto: una sorte analoga a quella vissuta dalla Morini, in quegli anni di proprietà della Cagiva dei fratelli Castiglioni.
Adesso lo stabilimento Gilera di Arcore non esiste più (ah, bei tempi quando Arcore era famosa per la Gilera e non per Berlusconi) e al suo posto c'è tutt'altro: centri commerciali, centri servizi, piccole imprese, ecc... Esiste solo un piccolo distaccamento, nella vicina Velate, dove viene fatta la progettazione per prototipi Gilera innovativi come la Ferro 850 e la Supersport con motore Suzuki (meglio non commentare quest'ultima cosa: come si può ridare vita a un marchio storico usando il motore, che è il cuore della moto, di un'altra Casa?) che però sistematicamente vengono accantonati e mai prodotti.
Speriamo che la nuova fase vissuta dal gruppo Piaggio, di proprietà ora della IMMSI di Colaninno, porti a benefici effetti per la Gilera; quest'ultima, insieme alla Laverda, fa parte del patrimonio del gruppo e aspetta di essere riportata agli antichi fasti. 3월 24일 Giulietto Chiesa: la vera sfida inizia a partire dal 10 aprileSu Micromega è apparso un articolo di Giulietto Chiesa col quale mi trovo come sempre d'accordo. Mette in guardia, esattamente come fa Nanni Moretti con il suo Caimano, la sinistra da certe tentazioni centriste o neodestreggianti che si affermerebbero notevolmente in caso di implosione del centrodestra (qualora, e ce lo auguriamo tutti quanti, il centrodestra dovesse perdere le elezioni; i numeri, al momento, lo farebbero pensare con certezza) e che porterebbero, automaticamente, anche all'implosione del centrosinistra. O meglio, all'esplosione.
DOPO IL 10 APRILE
DI GIULIETTO CHIESA Supponiamo che il 10 aprile Berlusconi sia stato sconfitto. L'11 il cosiddetto centro-destra non esisterà più. I lanzichenecchi non sono in grado di restare insieme senza un capo. E Berlusca sarà un padrone (sempre che non scappi alle Bahamas) comunque potente, ma non più un capo. Le orde barbariche dei suoi avvocati non potranno occupare gli scranni di una maggioranza e saranno costrette a sciamare nei tribunali, dove potranno fare danni limitati anche perché il ministro della Giustizia attuale non sarà più al suo posto e sventolerà la sua maglietta verde in qualche comune padano. Il problema è che l'11 di aprile anche il centro-sinistra non sarà più nemmeno quel poco che sarà riuscito ad essere fino al 10 aprile incluso. Non c'è bisogno di una sfera di cristallo per vedere all'orizzonte un terremoto politico di vaste proporzioni, che toccherà anche tutte le aree del centro-sinistra: quella moderata e quella “più a sinistra”. Voglio dire, semplicemente, che temere un berlusconismo di sinistra – come dicono in molti, tra i delusi del programma, tra gl'incerti, tra i critici di questo centro sinistra – non è un atteggiamento adeguato. E' un po' come giudicare staticamente la situazione. Che invece richiede un'analisi dinamica. Faccio un esempio. Che succederà al centro sinistra se, per caso, Dick Cheney decidesse velocemente di risolvere il problema dell'Iran con un bel bombardamento sui siti nucleari iraniani? Non è più un'ipotesi peregrina, a meno che non si voglia sotterrare la testa sotto la sabbia. Chi è disposto a scommettere un euro sull'ipotesi che il governo Prodi dica con nettezza che non è d'accordo sull'attacco, cioè sulla guerra? Io naturalmente mi auguro che lo faccia, anzi mi sembrerebbe altamente salutare, per tutti noi, che Prodi dica qualche cosa in proposito fin da subito, senza aspettare il 10 aprile (cosa che, ne sono convinto, gli farebbe anche guadagnare altri voti, perché penso che basti spiegare alla gente i rischi che correremmo tutti se l'ipotesi di cui sopra si realizzasse). Ma mi figuro subito la faccia di Rutelli, o di Fassino, cioè del futuro Partito Democratico, di fronte a una tale eventualità. Lo so che queste cose non si devono dire fino all'11 di aprile, perché qualcuno subito insorgerà per stigmatizzare i fomentatori di discordia. Eppure penso che sia una questione da discutere subito. Insomma: urgente. Di questioni analogamente urgenti ce ne saranno molte, anche se non tutte saranno di uguale pressanza. Penso, ad esempio, al problema della Rai, radiotelevisione italiana. Il Consiglio di Amministrazione della Tv pubblica è a maggioranza di centro destra: quattro contro tre, e lo resterà per almeno altri due anni, salvo rivoluzioni. Il presidente è ormai compiutamente bipartisan e quindi lo contiamo zero, com'è giusto. E' presidente da sei mesi e ancora nessuno degli epurati bulgari e post bulgari è tornato sui teleschermi. Che ne facciamo della legge Gasparri? Privatizzerà la Rai il nuovo centro sinistra? Non è dato sapere, al momento. Ma provo a immaginarmi cosa pensano – se mai l'hanno letto – del progetto di legge d'iniziativa popolare iniziato da Tana de Zulueta e che sta raccogliendo le firme per arrivare nel nuovo parlamento a creare disordine e zizzania. Insomma mi fermo qui perché non voglio inquietare nessuno. Ma poiché questa rubrica - generosamente affidatami dal direttore dopo il mio licenziamento da parte dei rivoluzionari tipo Gardini Ivan e Bonaccorsi Luca – si chiama Left, mi sembrerebbe utile che la sinistra che sta un pochino più a sinistra del futuro, inevitabile, inesorabile, prossimo venturo Partito Democratico, si ponga il problema, il più rapidamente possibile, di darsi una fisionomia comprensibile alle grandi masse popolari, di sinistra e democratiche. Se siamo in questo frangente, tra il Feticcio e il Pantano, e se abbiamo dovuto camminare tutti sul sentiero ormai strettissimo che li separa, è anche perché nessuno, a sinistra del centro, ha fatto nulla per offrire a milioni di persone una maniglia cui afferrarsi. Il sentiero sarebbe stato meno stretto, il Pantano meno pantano, e il Feticcio sarebbe già stato battuto e non agirebbe su di noi come un ricatto sempre più insopportabile, che ci impedisce di combattere apertamente per cambiare questo paese. In ogni caso il terremoto non risparmierà nessuno: non i Ds che, trascinati al centro dalla loro stessa deriva, avranno problemi con un elettorato che, in parte almeno, continua a essere di sinistra. Non Rifondazione, che è già due partiti, e nemmeno la Margherita , perché non tutti i cattolici vorranno fare la guerra con Bush. Per gli altri il travaglio non sarà minore. E fuori dai partiti c'è la folla dei senza partito, che è più grande di loro, che premerà per avere le risposte che non ha avuto fino a questo momento. Tanto vale prepararsi a costruire qualche cosa di nuovo, in fretta, prima che il simulacro di sinistra che abbiamo di fronte si spacchi. Giulietto Chiesa dalla rubrica Left del settimanale Micromega Fonte: www.megachip.it Link: http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=1665 22.03.06 3월 23일 Gli Usa: "cittadini americani, l'Italia è rischiosa"...Sentite cosa dice quest'articolo: Berlusconi teme la vittoria del centrosinistra, e usa nuovamente il mezzo "diplomatico" per guadagnare punti. Vi ricordate quando disse che "gli Stati Uniti sono preoccupati da un'eventuale vittoria del centrosinistra alle elezioni del 2006"? Ecco... Il tema viene oggi riproposto, con le dovute correzioni. Quando si dice giocare sporco...
23.03.2006 Allarme Usa: violenza sul voto Prodi smaschera il governo di red Allarme rosso per i cittadini Usa in Italia: attenzione alle manifestazioni e ai cortei, sembrano pacifici ma in realtà sono violenti. Uno strano allarme, lanciato dal Dipartimento di Stato americano nei giorni in cui, tanto per fare un esempio, esplode, senza provocare preoccupazione a Washington, la protesta dei giovani di Parigi contro il precariato. Uno strano allarme, che descrive il Bel Paese quasi fosse una democrazia vacillante sotto i colpi dei moti di piazza. E proprio per questo, forse, è un allarme che piace al governo di Roma (tanto che proprio Berlusconi pochi giorni fa aveva parlato di «emergenza democratica» e «squadrismo di sinistra»).
Avvisi pubblici del genere, da parte del Dipartimento di Stato, sono frequenti, in caso di vertici o di riunioni internazionali che possono innescare proteste o là dove la situazione socio-politica è molto tesa o i sentimenti anti-americani sono forti. Ma qui si fa riferimento agli scontri dell'11 marzo a Milano, una manifestazione spontanea «divenuta violenta, con vetrine infrante, strade bloccate, 15 agenti di polizia feriti e 40/45 individui arrestati». Attenzione, allora: nei prossimi giorni «dimostrazioni sono programmate in diverse parti d'Italia». Quindi «ai cittadini americani si ricorda di essere vigili, di fare quanto necessario per migliorare la sicurezza e d'essere prudenti nei luoghi pubblici e sui trasporti pubblici. Qualsiasi attività sospetta in Italia dovrà essere riferita immediatamente alla polizia o all'Ambasciata degli Usa a Roma». In realtà sul sito dell'Ambasciata Usa in Italia, nella rubrica Frequently Asked Questions (Faq) la questione dell'allerta italiano risulta decisamente ridimensionata. Alla domanda «c'è una minaccia specifica che ha indotto alla diffusione di questo annuncio pubblico?» gli esperti statunitensi rispondono: «No. L'annuncio pubblico vuole mettere in guardia gli americani che viaggiano sul fatto che l'Italia continua ad essere in un accresciuto stato di allerta a causa delle note minacce di estremisti per la sua partecipazione in Iraq e in Afghanistan e che le autorità italiane hanno dichiarato che il periodo precedente alle prossime elezioni costituisce una ragione di preoccupazione» (ndr. il corsivo è nostro). Il governo soffia sul fuoco Da parte sua Silvio Berlusconi sorvola su chi abbia lanciato l'allarme e anzi ribatte non solo parlando di «intromissione indebita di Prodi in ambito americano», ma esplicitamente accusa il Professore di «coprire la realtà delle cose e cioè che la sinistra ospita al suo interno chi pratica la violenza in molte direzioni e in occasioni differenti». E poi insiste: «Io dico che è così forte l'astio e l'odio che c'è nei confronti dell'America che se un cittadino americano si trova in mezzo a queste manifestazioni non credo che possa sentirsi tranquillo». Reazioni che certo non vanno nella direzione auspicata sempre dal leader dell'Unione, che aveva chiesto a tutti serenità, perché «si avvicina il momento della riflessione, i cittadini devono poter decidere liberamente. E il dibattito politico deve muoversi con regole precise, non con fuochi d'artificio tutti i giorni». E invece fin da subito, anziché chiedere spiegazioni agli Usa per l’inusuale ingerenza in campagna elettorale, il governo italiano ha scelto di cavalcare l’onda dell’allarmismo. Dalle parole di Gianfranco Fini sembra quasi una strategia concordata: «Un cittadino americano che va ad una manifestazione di certi segmenti della sinistra radicale, dove si bruciano bandiere dell' America ed Israele e dice: “Sono americano ed ho votato Bush” sicuramente corre dei rischi», ammonisce il ministro degli esteri. E «se per emergenza democratica si intende che in campagna elettorale c'è chi cerca di impedire con la violenza libere manifestazioni, sicuramente sì». Di ben diverso avviso Fausto Bertinotti, che si rivolge direttamente al governo: «Chi rappresenta il Paese dovrebbe assumersi la responsabilità di farlo, e dire a Bush che in Italia la sicurezza e l'ordine sono gestiti dalla vocazione democratica del popolo italiano». Difficilmente l’appello sarà ascoltato. 3월 21일 Negli Usa qualcuno ha già deciso chi vincerà le elezioniQuesto articolo, come direbbe il Poeta, "fa tremar le vene e i polsi". E avvalora tanti sospetti - o meglio sarebbe dire, certezze - che da due anni a questa parte si sentono dire a proposito della inaspettata rielezione di Bush nel 2004. Purtroppo non sarà nemmeno l'ultima... Leggete:
Con una decisione amministrativa clandestina, il voto del 2008 in California (e dunque negli Usa) è stato deciso il mese scorso. Vincerà Bush, con un broglio già pronto. Non ha importanza chi sarà a correre per i Democratici - Hillary Clinton, Barack Obama, John Edwards, George Clooney o Gesù Cristo vestito da Zio Sam - perché questo non farà un'unghia di differenza. DI CHRIS FLOYD* Tre settimane or sono, un oscuro funzionario repubblicano dello stato di California, non eletto ma nominato dal partito, ha deciso il futuro del mondo. Questo futuro sarà - almeno per i prossimi 6-7 anni a venire - un crescente incubo di guerra, corruzione, repressione, dissesti, atrocità e terrore. E questo perché il leale apparatchik, con un tratto di penna, ha garantito la permanenza al potere della fazione militarista di George W. Bush nel 2008 e oltre. Una delle poche certezze nelle moderne faccende di politica interna statunitensi è che nessun candidato democratico può sperare di vincere la corsa alla Casa bianca senza vincere in California. Grazie al sistema da asilo infantile dei Collegi Elettorali messo in piedi dagli Oligarchi Fondatori per tener lontana la gente di bassi natali dal votare direttamente per il presidente, la grossa sporta di voti elettorali della California è decisiva per i Democratici per superare la moltitudine di piccoli e spopolati stati che votano sempre con sicurezza per i Repubblicani. Mettere in saccoccia la California non garantisce ovviamente la vittoria democratica; ma senza la California, i conteggi elettorali mozzafiato delle taroccate elezioni del 2000 e del 2004 non sarebbero stati neanche necessari. E dunque: la decisione del segretario di stato della California Bruce McPherson, presa in segreto e all'improvviso, di passar sopra le obiezioni avanzate dai suoi stessi esperti e di certificare come valide per uso ufficiale in tutto lo stato delle «macchine per votare» Diebold - completamente aperte all'intervento di hackers e prodotte da un'azienda privata politicamente schierata - significa molto semplicemente che per le presidenziali del 2008 l'imbroglio è già fatto. Non ha importanza chi sarà a correre per i Democratici - Hillary Clinton, Barack Obama, John Edwards, George Clooney o Gesù Cristo vestito da Zio Sam - perché questo non farà un'unghia di differenza. La California è già perduta, la presidenza è già perduta, i Bushisti sono già in sella. I giochi sono fatti. Risultati impressionanti Dopo che le macchine di Diebold avevano fallito miseramente in una serie di test l'anno scorso - scrive il giornalista investigativo Brad Friedman - questo McPherson aveva pensato di tenere in sospeso la loro certificazione fin quando una commissione di esperti, da lui stesso scelti uno per uno, non avesse esaminato ben bene il sistema prima di dirgli addio. La commissione ha consegnato il suo parere conclusivo il mese scorso e i risultati sono impressionanti, molto al di là dei peggiori timori del più ardito «teorico della cospirazione». La commissione in sostanza ha trovato che le macchine Diebold sono letteralmente crivellate di curiose anomalie, «buchi» strutturali che in pratica «lasciano il completo controllo del sistema» a eventuali hackers, che dall'esterno potrebbero «cambiare i totali dei voti, modificare i rapporti, cambiare i nomi dei candidati, cambiare la competizione che si sta votando». E non basta: quel che è più importante, per fare il loro lavoro sporco gli hackers non avrebbero bisogno di conoscere password o chiavi crittografiche, o di avere accesso ad altre parti del sistema», come ha riportato all'epoca il Los Angeles Times. «Elettori, candidati e osservatori delle elezioni non saprebbero di esser stati imbrogliati». Si potrebbe immaginare a fatica un mezzo più perfetto per truccare un'elezione. E la faccenda non richiederebbe nient'altro che un pugno di fedeli zeloti high-tech, non una larga e facilmente scopribile cospirazione. Naturalmente, dopo una simile, rovente condanna, questo McPherson ha fatto quello che avrebbe fatto ogni funzionario cui è stata affidata la responsabilità di garantire la serietà e la credibilità delle elezioni nel suo stato: ha approvato lo scalcagnato sistema alla luce della luna, nelle ultime ore di un venerdì prima di un weekend festivo, senza nessuna discussione pubblica - addirittura senza aspettare i risultati di controllo federale in corso sui codici infestati di «cimici» delle macchine Diebold. E adesso questi aggeggi - i cui cronici «guasti» hanno fatto da protagonisti in numerose elezioni contestate degli ultimi anni e nelle vittorie-miracolo dell'ultima ora di candidati repubblicani in giro per il paese - avranno il controllo della pentola d'oro elettorale californiana. Un buon esempio di come questo controllo effettivamente funziona può essere visto nel caso dell'Alaska. Lì, il partito democratico dello stato ha cercato lungamente di ottenere una verifica di alcuni dei risultati del 2004 «contati» dalle macchine Diebold, che avevano presentato una serie di strane anomalie - tra cui l'omaggio a George Bush di centomila voti extra che erano poi risultati inesistenti. Dapprima, dei funzionari dello stato avevano bloccato la richiesta perché questo tipo di informazioni - il conteggio dei voti di un'elezione pubblica - era un «segreto aziendale » che apparteneva esclusivamente alla Diebold. Poi decisero che i risultati potevano in effetti essere verificati - ma solo a condizione che alla Diebold e ai funzionari repubblicani fosse consentito di «mettere le mani nei dati» prima di lasciarli verificare. Alla fine, persino questa sporchissima trasparenza è apparsa eccessiva per gli sgranocchiatori di schede bushisti: il mese scorso, i funzionari dell'amministrazione dell'Alaska ci hanno ripensato e hanno improvvisamente dichiarato che verificare i risultati avrebbe posto un terribile ma non precisato «rischio per la sicurezza» dello stato. Teocrazia totalitaria Le votazioni in America sono sempre più controllate da un piccolo numero di corporations legate tra loro: Diebold, Es&S, Sequoia, tutte aziende che hanno strettissimi legami politici e finanziari con la fazione di Bush - e con altre forze oscure allo stesso tempo. Diebold e Es&S sono state entrambe finanziate dal tycoon Howard Ahmanson, che è stato anche uno dei principali fondatori del movimento cristiano «Dominionista» - un organismo che reclama apertamente una teocrazia totalitaria per l'America, con tanto di pena di morte per gli omosessuali, riduzione in schiavitù dei debitori insolventi, lapidazione per i peccatori e privazione della cittadinanza per i non credenti. Come riferisce Max Blumenthal, questi estremisti sono stati accolti con entusiasmo come parte integrante della «base» bushista fatta di evangelici politicizzati, i cui quadri hanno silenziosamente riempito i posti di governo negli ultimi cinque anni. E da parte sua Sequoia - le cui macchine contavoti hanno prodotto qualcosa come 100.000 «errori» in una sola contea della Florida nelle elezioni del 2004, secondo una recente verifica - è un'azienda di proprietà di una consociata del gruppo Carlyle, la holding finanziaria i cui traffici di insider e profitti di guerra hanno portato milioni di dollari di guadagno alla famiglia Bush. E così dunque le elezioni del 2008 saranno condotte in larga misura attraverso macchine per votare totalmente aperte, programmate da partigiani dichiarati e da finanziatori di una gang spietata che ha già commesso provati brogli elettorali su larga scala per costruire le risicate «vittorie» nel 2000 e nel 2004. E allora non ha importanza chi gareggia; non conta chi vota; non interessa quanto profondamente impopolare sia diventata la fazione di Bush con il disastro omicida dei suoi programmi militar-aziendali. Il «consenso dei governati» sarà annegato comunque nel fiume di denaro che ha comprato il processo elettorale della nazione. Chris Floyd Giornalista americano. Fonte: www.ilmanifesto.it 16.03.06 Traduzione www.manifesto.it Il testo è tratto da «The Empire Burlesque» 3월 20일 Ci si mette anche un altro giornale comunista: il Guardian...Con un editoriale a firma di Martin Jeacques, The Guardian, giornale indipendente inglese vicino al Labour, esce in edicola dando severi giudizi sul Cavalier Silvio Berlusconi.
"Berlusconi è il fenomeno politico più pericoloso oggi in Europa", "E' la più temibile minaccia alla democrazia in Europa occidentale dal 1945 ad oggi", "con attacchi indiscriminati a chiunque lo ostacoli sulla strada del potere personale e dell'arricchimento, ha avvelenato la vita pubblica italiana. E' un discendente diretto di Mussolini", e così via. Il giornale suggerisce di cominciare a risolvere il problema partendo proprio dall'Europa e soprattutto dall'Inghilterra, prima che dall'Italia. In particolare, The Guardian punta l'indice verso Blair e il New Labour, sostenendo che "Blair mostra chiaramente un rapporto politico e personale con Berlusconi. E questo ha dato l'impronta a tutto il New Labour: Berlusconi è visto come l'uomo con cui avere a che fare".
E, onde prevenire eventuali repliche su realtà e movimenti politici apertamente ben più antidemocratici di Berlusconi almeno nel senso classico del termine, come l'estrema destra (di cui peraltro Berlusconi rimane comunque alleato in Italia), l'editorialista scrive: "Si può argomentare che l’estrema destra incarnata da personaggi apertamente razziste e xenofobe come Jean-Marie Le Pen e Jorg Haider rappresenti un pericolo più grande, ma questi personaggi rimangono tutto sommato outsider nella scena politica europea. Berlusconi no. Durante i suoi due mandati come primo ministro c’è stata una seria erosione della qualità della democrazia e del livello della vita pubblica in Italia".
Infatti "il rapporto fra Berlusconi e il fascismo italiano non è difficile da decifrare". E si spiega meglio la discendenza politica di Berlusconi da Mussolini con questo breve, significativo passo: "C’è sempre stata una tendenza privilegiata a credere che il fascismo torni nelle sue vecchie forme. Ma questo non è mai stato il vero pericolo. Ciò che dobbiamo temere è il ripresentarsi del fascismo in un nuovo abito, che rifletta le nuove condizioni globali, economiche e culturali, del tempo in cui si vive. Berlusconi è proprio questo. Mostra disprezzo per la democrazia: ad ogni occasione cerca di distorcerla e di abusarne. Non ha rispetto per le autorità indipendenti – pronto ad accusare i giudici di essere lacché dell’opposizione e descrivendoli come comunisti".
Ed ecco allora che Jeacques suggerisce all'Europa e al New Labour di riconoscere che "Berlusconi è il diavolo" e liberarsene.
3월 19일 Berlusconi a Confindustria...Qui c'è l'articolo del Corriere in cui viene descritta la rocambolesca sortita del Cavaliere all'incontro di Confindustria a Vicenza. L'intento di dividere gli industriali, andando a giocare nel terreno di Montezemolo e di quella parte dell'imprenditoria che gli è ostile, dimostra come Berlusconi sia atterrito dalla prospettiva di perdere le elezioni, e come sia disposto a dividere il paese lacerando la società italiana pur di tirare acqua al proprio mulino. Anche i vari incidenti diplomatici con i governi europei ed extra europei sono nell'ottica del fare terra bruciata, mettendo in grosse difficoltà il governo che sostituirà quello uscente dopo le elezioni del 9 e 10 aprile, oltre che funzionali alla strategia di dividere in due l'opinione pubblica in maniera radicale, blindando intorno al centrodestra l'elettorato più fanatico. Di queste cose c'è davvero di che avere paura...
«CRISI: INVENZIONE DELLA SINISTRA E DEI SUOI GIORNALI» - Berlusconi ha iniziato attaccando i giornali e radio («C'è qualcosa che non va nella radio della Confindustria che tutte le mattine attacca il governo») che diffondono pessimismo e notizie non vere, spronando gli industriali al'ottimismo. «Non è vero che ci siamo impoveriti in questi anni. Siate ottimisti, sono aumentate perfino le nascite. La crisi è solo nella volontà della sinistra e nei giornali che sono suoi alleati. S sono inventati un declino che non c’è per andare al potere. Sappiate che per loro le imprese sono solo macchine che consentono lo sfruttamente dell’uomo sull’uomo, che il profitto è lo sterco del diavolo».
«CHI APPOGGIA LA SINISTRA HA SCHELETRI NELL'ARMADIO» - Poi, per rimarcare il suo discorso, infervorato il premier ha detto: «L'imprenditore che dà il suo appoggio alla sinistra è uscito di testa. Chi appoggia la sinistra e si mette sotto il mantello protettivo di Magistratura democratica significa che ha qualcosa da nascondere, qualche scheletro nell'armadio», ha affermato Berlusconi riferendosi a Diego Della Valle, che in prima fila scuoteva la testa e gridava «vergogna!» («Prego il signor Della Valle che se si rivolge al presidente del Consiglio: gli dia del lei e non del tu»). Berlusconi ha poi invitatogli imprenditori a lavorare di più e a frequentare un po’ meno Confindustria («Stiamo di più in fabbrica, così si porta avanti l'Italia, non piangendoci addosso»). «Mi preoccupa molto lo stato in cui ho visto Berlusconi», ha replicato Della Valle. «Tutte le persone che gli vogliono bene, gli stiano vicino». APLLAUSI E FISCHI - Tra i vertici di Confindustria, alle parole del premier, è sceso il gelo. Nessuno ha applaudito, mentre in platea si scatenava il putiferio tra i cori da stadio («Silvio! Silvio!») degli attivisti di Forza Italia che avevano riempito le ultime file del convegno (gli organizzatori parlano di 300 persone accreditate all'ultimo momento), gli applausi della base dei piccoli imprenditori del Nord-est e i fischi di alcuni altri. «In sala non c’erano solo imprenditori», ha commentato Pininfarina. «Credo che quelli che sono intervenuti durante il dibattito poco avessero a che fare con noi industriali. Confindustria non vuole essere pessimista, ma realista; le cifre e i dati sono conoscenza e non disfattismo». Giancarlo Santalmassi, direttore di «Radio 24», la radio della Confindustria accusata da Berlusconi: «L'Ialia è a crescita zero. Fatti, non parole». 19 marzo 2006 3월 16일 Perchè Milosevic è stato assassinatoUn dittatore da due soldi smaschera il Nuovo Ordine Mondiale DI PAUL JOSEPH WATSON Slobodan Milosevic era un uomo ripugnante con ideali comunisti dispotici. Ma le ragioni per quello che è un ovvio omicidio ruotano intorno alla sua costante volontà di smascherare le menti criminali globali che dall’inizio hanno fatto l’errore di dare a ‘Slobo’ un podio per parlare. Appena due giorni dopo la morte di Milosevic ci sono già molte prove che indicano che si è trattato di omicidio. - Milosevic ha scritto una lettera il giorno prima di morire, affermando che in prigione lo stavano avvelenando a morte . Azdenko Tomanovic, l’avvocato che seguiva Milosevic durante il processo ha mostrato ai giornalisti una lettera scritta a mano nella quale Milosevic ha scritto: “Mi vogliono avvelenare. Sono seriamente preoccupato e angosciato”. - Gli esami del sangue hanno rivelato che nel corpo di Milosevic era presente un farmaco che ha reso inefficace la medicina che prendeva di solito contro l’ipertensione e le sue condizioni cardiache, causandogli l’infarto che l’ha ucciso. - I media l’hanno raccontato come se fosse stato Milosevic a prendere deliberatamente la medicina sbagliata per poter chiedere un trattamento specialistico a Mosca e ritardare il processo. Ma francamente è assurdo. Milosevic aveva accesso solo ai farmaci che gli fornivano i medici assegnatigli dall’ONU e li prendeva sotto stretta sorveglianza. Dobbiamo credere che Milosevic è riuscito a costruirsi un laboratorio segreto di farmaci nella sua cella di prigione di massima sicurezza, per poi sostituire la medicina mentre era sotto costante sorveglianza? - Milan Babic, un ex leader serbocroato che ha testimoniato contro Milosevic è stato “suicidato” sei giorni prima della morte di Milosevic. Secondo la BBC, la portavoce del tribunale Alexandra Milenov ha detto che non aveva fatto alcun riferimento al suicidio. “Non c’era niente di strano nel suo comportamento”, ha affermato. Pare che un altro detenuto a l’Aja, Slavko Dokmanovic, si sia suicidato nel 1998. - L’avvocato britannico Steven Kay QC ha escluso l’ipotesi del suicidio, dicendo che Milosevic, prima di essere trovato morto, gli aveva detto: “Non sono arrivato fin qui per non vedere come va a finire”. - I globalizzatori desideravano eliminare Milosevic da molto tempo. L’ex agente dell’MI6, Richard Tomlinson afferma di aver visto dei documenti nel 1992 che parlavano di un possibile assassinio di Milosevic per mezzo di un incidente d’auto inscenato, in cui l’autista sarebbe stato accecato da un flash e un guasto controllato a distanza ai freni avrebbe causato lo schianto. La stessa identica tecnica è stata usata davvero nell’omicidio della Principessa Diana. Milosevic era una mina vagante e conosceva profondamente la criminalità dei globalizzatori dopo il colpo di stato FMI/Bilderberg in Serbia negli anni ‘90. Nel marzo del 2002, Milosevic aveva presentato al tribunale dell’Aja alcuni documenti dell’FBI che provavano che il governo degli Stati Uniti e la NATO avevano fornito assistenza finanziaria e militare ad Al Qaida per aiutare l’Esercito di Liberazione del Kossovo nella guerra contro la Serbia. Questo non era andato giù al Pentagono e alla Casa Bianca, che in quel periodo stavano tentando di vendere una guerra al terrorismo ed erano in pieni preparativi per giustificare l’invasione dell’Iraq. Milosevic ha parlato ripetutamente di come un gruppo di oscuri internazionalisti avesse causato il caos nei Balcani, perché era il passo successivo nella costruzione di un “nuovo ordine mondiale”. Durante un discorso al Congresso serbo nel febbraio 2000, Milosevic ha affermato, “La piccola Serbia e il suo popolo hanno dimostrato che è possibile la resistenza. Applicata ad un livello più vasto - era organizzata soprattutto come ribellione morale e politica contro la tirannia, l’egemonia, e il monopolio, che generano fra le nazioni e i popoli astio, paura e nuove forme di violenza e vendetta contro i campioni della libertà - una resistenza del genere fermerebbe l’escalation dell’inquisizione dei tempi moderni. Bombe all’uranio, manipolazioni sui computer, giovani assassini drogati e corrotti da criminali locali ricattati, promossi ad alleati del nuovo ordine mondiale, questi sono gli strumenti di un’inquisizione che per la sua crudeltà e il suo ciniscmo ha superato qualsiasi forma precedente di violenza vendicativa commessa contro il genere umano in passato”. Milosevic era tutt’altro che un angelo, ma le prove che lo ricollegano a genocidi tipo Srebrenica, nel quale sono morti 7000 musulmani, si sono continuamente rivelate essere false. In realtà Srebrenica avrebbe dovuto essere ‘zona protetta dall’ONU’, proprio come il Ruanda, i peacekeeper dell’ONU si sono deliberatamente ritirati e hanno permesso il massacro, accusando poi Milosevic. La denuncia di Milosevic del coinvolgimento ONU nel massacro di Srebrenica è stata un altro dei motivi per i quali i verbali del tribunale sono stati duramente commentati e censurati, e un ulteriore fattore che ha contribuito al suo assassinio. Paul Joseph Watson Fonte: http://www.propagandamatrix.com/ Link: http://www.propagandamatrix.com/articles/march2006/130306milosevicmurdered.htm 13.03.2006 Confronti, dibattiti, di nuovo confronti.Martedì scorso ecco il primo confronto tra Prodi e Berlusconi, dopo tanti attacchi e controattacchi a distanza o per interposta persona (o voce). Che dire? L'impressione, alla fine del programma, era che nessuno dei due avesse prevalso nettamente sull'altro. Tuttavia bisognava tener conto di alcuni fattori:
1) agli interventi di Prodi, dal tono di voce talvolta esitante, Berlusconi rispondeva con un'arroganza che celava un imbarazzo ben maggiore;
2) su Berlusconi pesano cinque anni di governo, appena vissuti, che sono stati una dolorosa prova del nove per lui.
Non dimentichiamoci che Berlusconi, fin tanto che era all'opposizione, si era presentato come l'uomo mandato dalla Provvidenza, l'imprenditore di successo che disinteressatamente aveva preso a cuore le sorti dell'Italia. Non governando, la sua reale altezza politica non poteva certo essere verificata, e quindi il bombardamento mediatico funzionava alla perfezione. Ma fin dai primi giorni di governo, dopo il maggio 2001, le cose cambiarono in peggio per l'immagine del Cavaliere...
Tuttavia non va sottovalutato il fatto che molti italiani abbiano votato Berlusconi pur sapendo veramente chi era... e l'hanno votato proprio per questo. Perchè quello stereotipo di italiano incarnato da Berlusconi (ruffiano e dissimulatore, umile con i superbi e superbo con gli umile, e per il quale la morale esiste solo quando si parla degli altri) purtroppo corrisponde anche a parecchi nostri concittadini... E saranno loro a difendere Berlusconi fino all'ultimo.
Comunque ringrazio Berlusconi per aver dimostrato agli italiani chi è veramente: hai distrutto il paese, hai adeguato la legge ai tuoi comodi, hai messo i tuoi interessi al di sopra di quelli del popolo (non avrebbe potuto essere altrimenti), ma in questo hai fatto ciò che la profezia di Montanelli aveva predetto. Una volta che gli italiani ti avranno conosciuto, saranno stati vaccinati.
C'è solo da sperare che il 9 e 10 aprile non serva una doppia vaccinazione... 3월 14일 La guerra dei sondaggiOggi pomeriggio, ore 16.00, mi sono collegato ad internet per consultare il sito di sondaggi politici "Il Barometro Politico", il più importante in Italia dopo quello ufficiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Nella Home Page trovo un sondaggio aperto a tutti i visitatori; è quello che ogni mese viene aperto sulle intenzioni di voto del momento. Clicco per parteciparvi e... sorpresa!
Mi appare questo messaggio:
SONDAGGIO SOSPESO CAUSA TENTATIVO DI BROGLI IN CORSOSERVIZIO SOSPESO CAUSA ATTACCO MILITANTI DEL "MOTORE AZZURRO"
Per chi non lo sapesse, il "Motore Azzurro" è il faraonico centro inaugurato alcuni mesi fa a Roma da Silvio Berlusconi per pianificare la riscossa di Forza Italia. Il tentativo di truccare dei sondaggi aperti a tutti mediante un attacco hacker, per poi usare quei sondaggi a scopo pubblicitario è un'altra delle sordide maniere con cui si conduce la famosa "guerra dei sondaggi". E' anche una guerra sotterranea, e come tutte le guerre non conosce nè regole nè codici. Come dice sempre anche lei da qualche giorno a questa parte, signor Berlusconi: "Vergogna". (andate a vedere: http://brunik.altervista.org/osservatorioelettorale5.html ) 3월 13일 Abusi sessuali di militari americani su adolescenti irachene
Berlusconi vs AnnunziataCome avrete capito, ho deciso di non postare più articoli di giornali se non quando sono strettamente necessari (per esempio, se si tratta di articoli di alto valore e inerenti tematiche particolarmente complesse) preferendo commentare i fatti quotidiani da solo: dopotutto per un blog è più appropriato agire così. Ho notato che sono in tanti a leggere questo blog, ma pochi a postare un commento; vi invito a farlo, sarà un piacere per me e anche per voi, visto che vi risponderò personalmente. Ma passiamo all'analisi del quotidiano.
La giornata di ieri è stata dominata dalla lite televisiva tra Berlusconi e Lucia Annunziata al programma "In mezz'ora" in onda su Rai Tre. Ne sono venute fuori polemiche a non finire, ovviamente caratterizzate dal sostegno del centrosinistra all'Annunziata e di quello del centrodestra al Cavaliere. Berlusconi non è abituato alle domande, ed era venuto al programma per parlare di ciò che voleva lui; l'Annunziata l'ha sorpreso con un'intervista che non era in ginocchio come quelle di Anna La Rosa e Bruno Vespa. All'estero i giornalisti torchiano i politici, con interviste talmente severe da logorare addirittura la credibilità politica del candidato. In Italia invece c'è l'adulazione nei confronti dei potenti, e Berlusconi ha rappresentato e rappresenta tuttora il potente per eccellenza. Ma al di là di tutte queste considerazioni, ormai ben note e sottolineate dai principali giornali italiani nella giornata di oggi, mi vorrei concentrare sul personaggio di Lucia Annunziata. Berlusconi tanto lo conosciamo bene, e abbiamo già detto che se n'è andato perchè preso alla sprovvista da un comportamento a lui non gradito. La signora Lucia Annunziata è la donna più ambigua della sinistra, ammesso che della sinistra faccia veramente parte. In realtà è una qualunquista, e lo dimostra perfettamente il giornale da lei fondato, "Il Riformista": un giornale che dice di ispirarsi al giornalismo anglosassone, ma ben lontano dalla "scorrettezza politica" tipica di quel mondo. Il Riformista infatti è l'ipocrisia su carta stampata per eccellenza: si presenta come giornale di sinistra, ma prende i soldi a destra, e spaccia per concetti di sinistra concetti provenienti da destra, e questo allo scopo di renderli appetibili alla sinistra. E' un giornale di tendenza, come Il Foglio di Giuliano Ferrara, letto da molti giornalisti e che quindi influenza la società in maniera indiretta (infatti le idee del Riformista come quelle del Foglio poi trasmigrano anche sugli altri giornali), dall'alto di una tiratura di sole 6000 copie giornaliere. La fondatrice, Lucia Annunziata, è tanto amica di D'Alema quanto di Fini: due personaggi a modo loro speculari. E' il personaggio bypartisan per eccellenza, e non a caso proprio Berlusconi la scelse, tra una lista di personalità gradite anche al centrosinistra, perchè facesse il presidente della Rai. Ecco perchè Berlusconi non si attendeva, da una giornalista "amica", un atteggiamento improvvisamente così professionale, veramente britannico, anzichè servile come i leali Vespa, La Rosa, Masotti e Mimum sempre gli riservano. Per tale ragione Marco Travaglio si sente di dare quasi ragione a Berlusconi, come ha detto in un'intervista; Lucia Annunziata è stata sempre per il Cavaliere una sua donna di fiducia nel mondo della sinistra, e come presidente della Rai fece censurare ed espellere dall'azienda Sabina Guzzanti, colpevole di avere narrato agli spettatori il passato di Berlusconi nel programma RaiOt. Fu la quarta epurazione eccellente, dopo quelle di Luttazzi, Biagi e Santoro del biennio prima; epurazione condotta da una sedicente donna di sinistra, "garante del pluralismo".
3월 12일 Giornate dense di novità e avvenimentiIn questi giorni ne abbiamo viste di tutti i colori. Facciamo un breve riassunto.
E' morto Slobodan Milosevic. Chi era lo sappiamo tutti, e il nomignolo di "macellaio dei Balcani" la dice tutta. Se l'è sempre cavata, compresa quest'ultima volta; soprattutto se l'è cavata nelle numerose guerre che ha scatenato in nome della Grande Serbia, e che sempre si sono risolte in una disfatta per la sua Vojska, quello che un tempo era il quarto esercito al mondo. Se avesse avuto la sfera di cristallo, la guerra del Kosovo l'avrebbe scatenata nel 2001, e adesso sarebbe uno dei migliori amici di Bush, suo aiutante nei Balcani per la lotta al terrorismo islamico. Un po' come ha fatto Musharraf, che a un certo punto agli americani ha fatto parecchio comodo.
Ieri a Milano c'è stata una mezza guerra civile. I tg hanno detto che sono stati solo i no global (e si sono guardati bene dal fare gli opportuni distinguo, come già avvenne quando descrissero i fatti di Genova del 2001) a creare tutti quegli sconquassi. Nessuno ovviamente ha detto che la causa di tutto ciò era una manifestazione, tranquillamente autorizzata dalla giunta Albertini, di militanti di Forza Nuova e Ms Fiamma Tricolore, vestiti di nero, con croci celtiche e svastiche al seguito, e inni al Duce e saluto romano d'ordinanza. Ci mancherebbe altro. Nessuno ha pensato di insinuare l'idea tutt'altro che insensata che la giunta di Milano, per favorire la signora Moratti, avesse dato via libera alla destra estrema per provocare le ire della sinistra estrema. Ma si sa, siamo l'Italia dei grandi giornalisti alla Clemente Mimun, e allora tutto torna.
In Francia si rivivono le scene del 1968. E come allora si vedono i poliziotti picchiatori; sembrano le scene della Diaz, e questo fa pensare sulla degenerazione della destra francese. Beninteso, i gollisti francesi rimangono sempre di un'altra pasta rispetto ai destrorsi nostrani come Fini e Casini, e la stessa cosa vale per la CDU della signora Merkel. Giammai vedremo il centrodestra francese o tedesco allearsi ai neonazisti o ai neofascisti, come invece avviene qui in Italia nella compiaciuta indifferenza di (quasi) tutti. Però sono ormai lontani, anche in Francia, i tempi in cui Chirac tirava per le orecchie i socialdemocratici svedesi (!!!) perchè al G8 di Goteborg avevano mandato i poliziotti con i manganelli spianati. All'epoca Jacques Chirac disse: "Avreste potuto uccidere qualcuno". Frase che si guarderebbero bene dal dire anche i signori della sinistra nostrana. La realtà è che il mondo sta cambiando, entrando in una fase prima insospettata e sconosciuta di turbolenze sociali, e questo un po' in tutto il mondo: in Sud America, in Nord America, in Europa, in Russia, in Cina, persino nel continente africano solitamente ai margini per quanto riguarda il protagonismo storico. E il cosiddetto ancien régime si trova molto imbarazzato da tutto ciò, e reagisce con gli unici metodi che conosce, e che prima non era costretto ad utilizzare.
Il Cardinale Martini, uno degli uomini più progressisti della Chiesa, ha proposto di insegnare l'ora di religione islamica a scuola insieme a quella di religione cristiana. E' una proposta che coglie di sprovvista l'estabilishment italico, aduso ad eccessi di zelo tali nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche al punto tali da surclassare non di rado in oscurantismo politico e religioso (il referendum sulla procreazione assistita, la commissione sull'aborto, la proposta di inserire militanti di Comunione e Liberazione nei consultori familiari lo insegnano). Tuttavia, me lo si lasci dire, è una proposta che dimostra quanto siamo lontani dall'idea di Stato Laico. Si confonde la società, multietnica e multireligiosa, con lo Stato che invece deve essere laico e non multireligioso. Se a scuola cominciano ad insegnare la religione cattolica, poi dobbiamo passare a quella islamica, e poi anche a tutte le altre: perchè i Testimoni di Geova non potrebbero avere il loro insegnante di religione, e così i Protestanti in Piemonte e Valle d'Aosta? E chi li deve mantenere tutti questi insegnanti? Libere religioni in libero Stato, e non Stato prigioniero sotto religioni libere. Lo Stato, se è laico, deve togliere l'insegnamento della religione e reintrodurre l'insegnamento dell'Educazione Civica, colpevolmente trascurata e cancellata dai programmi scolastici... e con quali risultati si vede. 3월 10일 Caracas teme un attacco militare da Washington
3월 8일 Anche Paolo Mieli si schiera con l'Unione. E fioccano le polemiche.
3월 7일 Le torture nelle carceri irachene continuano
3월 6일 In udienza dal Papa: Berlusconi si, Berlusconi no... e le ingerenze pontificie continuano
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