Filippo님의 프로필RIFLESSIONI GLOBALI사진블로그리스트기타 도구 도움말

블로그


    3월 31일

    Tremonti vuole coprire i conti pubblici

    Giustamente, in periodo di elezioni, non si possono diffondere eccessivamente certe informazioni. La famosa "Trimestrale", con cui verrebbero resi noti i dati del primo trimestre del paese e quindi l'impronta lasciata dalla Finanziaria, è oggetto di uno scontro senza esclusione di colpi fra le componenti del centrodestra, e tra il centrodestra e il centrosinistra. A quanto pare, i dati sono peggiori delle più pessimistiche previsioni, e quindi Tremonti starebbe facendo pressioni sulla Ragioneria dello Stato affinchè se ne parli poco, e quanto meglio possibile. E' un brutto inconveniente che certi dati diventino pubblici proprio a pochi giorni dal voto: ma come, pensa Tremonti con le mani fra i capelli, con tutto quello che si fa per spaventare l'elettore medio sulla propensione fiscalista dell'opposizione, adesso deve arrivare questa mazzata a regalar voti alle sinistre? Vabbè, chiudiamola qui; meglio leggere il resoconto da parte della stampa.
     
    Tremonti lascia la sua eredità: il debito pubblico torna a salire
    di Bianca di Giovanni

    Guerra sorda all’interno della Ragioneria generale dello Stato sui numeri della Trimestrale, che il ministro potrebbe rendere nota all’inizio della prossima settimana. Indiscrezioni stampa parlano di forti pressioni esercitate da Giulio Tremonti su alcuni funzionari affinché nelle stime sul 2006 riportino le stesse cifre già concordate con l’Ue. Voci filtrate in tarda serata parlano di un deficit al 3,8%, maggiore di 0,3 punti rispetto a quanto dichiarato a Bruxelles ma pur sempre in linea con le previsioni della Finanziaria e con il programma di rientro studiato con l’Europa dopo l’avvertimento preventivo. Una parte di quei 3 decimali in più sarebbe giustificata dalla crescita rivista al ribasso (dall’1,5 all’1,3, come osservato da Joaquin Almunia).

    Insomma, l’Italia sarebbe a posto con quanto concordato, smentendo così le «Cassandre» dell’opposizione. Peccato però che stando alle ultime stime effettuate da alcuni uffici il deficit sarebbe invece attorno al 4%. Ma la novità più allarmante riguarda il fabbisogno di cassa, che risulterebbe in forte crescita, facendo salire ancora il debito oltre il 107%. Significherebbe il secondo aumento consecutivo per una voce su cui i mercati sono sensibilissimi. Sul fronte dei titoli pubblici arriva la novità di rendimenti in rialzo per i Btp a 3 anni (al 3,39%) e a 10 anni (al 4%), e per i Cct (al 3%).

    Dai toni usati da Giulio Tremonti si intuisce però che il ministro è pronto a trasformare questi conti ad alto rischio in un traguardo epocale raggiunto dalla Casa delle Libertà. «È il tipico caso dello sfascismo demenziale di questi poveri disperati - dichiara commentando le richieste dell’opposizione sulla Trimestrale - Sarà un boomerang perché centrerà in pieno gli obiettivi europei. Dovranno chiedere scusa di questo».

    Sta di fatto che l’aria è pesantissima nei corridoi della Ragioneria. L’ex ministro Vincenzo Visco ha chiesto all’attuale titolare di smentire le voci di pressioni: ma la smentita fino a tarda sera non è arrivata. L’esponente della Quercia insiste sul fatto che il vero dato sull’indebitamento si avvicina più al 4%. Un dato «in linea con quellodel Fondo Monetario Internazionale - spiega - e probabilmente, ottimistico, dato che la crescita dell'economia deve già essere corretta al ribasso e che la spesa sanitaria, quella per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego e per il cofinanziamento dei fondi comunitari, è sottostimata. Una più realistica previsione indica l'indebitamento netto per il 2006 al 4,5% del Pil e il fabbisogno al 6%». In effetti il peso dei rinnovi contrattuali del pubblico impiego e lo sforamento sulla sanità già comportano assieme un maggior deficit attorno allo 0,4. Vero è che le entrate tengono, ma non aumentano in modo tale da poter coprire le maggiori spese.

    Vista in aumento anche la spesa per beni e servizi. Senza contare che mancano all’appello i cofinanziamenti Ue. Comunque un «taroccamento» dei conti non sarebbe neanche una novità per l’attuale esecutivo: è già successo l’anno scorso con un dato sul pubblico impiego e con i 6 miliardi di cessioni immobiliari «nascosti» nel tendenziale del deficit, che Tremonti è stato costretto a sostituire dopo che i numeri erano stati smascherati. In quella occasione il Ragioniere generale dello Stato Mario Canzio fu costretto ad ammettere davanti al Parlamento che non se ne era accorto. C’è da sperare che non debba fare ancora un’ammissione simile.

    3월 29일

    Una storia commovente

    Vecchia ma carina... da piega e divora

    Due uomini, entrambi molto malati, occupavano la
    stessa stanza d'ospedale.



    Ad uno dei due uomini era permesso
    mettersi seduto sul letto per un'ora ogni
    pomeriggio per aiutare il
    drenaggio dei fluidi dal suo corpo.

    Il suo letto era vicino all'unica
    finestra della stanza.

    L'altro uomo doveva restare sempre sdraiato.

    Infine i due uomini fecero conoscenza e cominciarono a parlare per ore.

    Parlarono delle loro mogli e delle loro famiglie, delle loro case, del loro
    lavoro, del loro servizio militare e dei

    viaggi che avevano
    fatto.

    Ogni pomeriggio l'uomo che stava nel letto vicino alla finestra poteva
    sedersi e passava il tempo raccontando al suo compagno di stanza tutte le
    cose che poteva vedere fuori dalla finestra.

    L'uomo
    nell'altro letto cominciò a vivere per quelle singole ore nelle quali il suo
    mondo era reso più bello e più vivo da tutte le cose e i colori del mondo
    esterno.

    La finestra dava su un parco con un delizioso
    laghetto. Le

    anatre e i cigni giocavano nell'acqua mentre i bambini
    facevano navigare le
    loro barche giocattolo.

    Giovani innamorati
    camminavano abbracciati tra fiori di ogni colore e c'era
    una bella
    vista della città in lontananza.

    Mentre l'uomo vicino alla finestra
    descriveva tutto ciò nei minimi dettagli,
    l'uomo dall'altra parte della
    stanza chiudeva gli occhi e immaginava la
    scena. In un caldo pomeriggio
    l'uomo della finestra descrisse una parata che
    stava passando.

    Sebbene
    l'altro uomo non potesse vedere la banda, poteva sentirla.

    Con gli
    occhi della sua mente così come l'uomo dalla finestra gliela descriveva.
    Passarono i giorni e le settimane.

    Un mattino l'infermiera
    del turno di giorno portò loro l'acqua per il bagno
    e trovò il corpo
    senza vita dell'uomo vicino alla finestra, morto
    pacificamente nel
    sonno.

    L'infermiera diventò molto triste e chiamò gli inservienti per portare via
    il corpo.

    Non appena gli sembrò appropriato, l'altro uomo
    chiese se poteva spostarsi
    nel letto vicino alla finestra.

    L'infermiera fu felice di fare il cambio, e dopo essersi assicurata che
    stesse bene, lo lasciò solo.

    Lentamente, dolorosamente, l'uomo si
    sollevò su un gomito per vedere per la
    prima volta il mondo esterno.

    Si sforzò e si voltò lentamente per guardare fuori dalla finestra vicino al
    letto.

    Essa si affacciava su un muro bianco.

    L'uomo chiese
    all'infermiera che cosa poteva avere spinto il suo amico morto a descrivere
    delle cose cosi meravigliose al di fuori da quella finestra.

    L'infermiera rispose che l'uomo era cieco e non poteva nemmeno vedere il
    muro.

    "Forse, voleva farle coraggio." disse.

    Epilogo: vi e una
    tremenda felicità nel rendere felici gli altri, anche a dispetto della
    nostra situazione.

    Un dolore diviso è dimezzato, ma la felicità divisa
    è raddoppiata.

    Se vuoi sentirti ricco conta le cose che possiedi che
    il denaro non può
    comprare.

    L'oggi è un dono, e per questo motivo che
    si chiama presente. L'origine di
    questa lettera è sconosciuta, ma porta
    fortuna.

    Ecco perchè gli italiani andranno via da Nassiriya

    Questa intervista a un generale italiano spiega come la missione "Antica Babilonia" avrà termine, non per raggiungimento degli obiettivi prefissati, ma semplicemente per... mancanza di soldi.
     
    Finiti i soldi comincia la pace, dice il generale
     

    “Non è vero che ce ne andiamo dall'Iraq perché la missione è compiuta”. Per il generale Fabio Mini, ex comandante delle forze Nato in Kosovo, “affermarlo un' ipocrisia”. Ed è arrivato il momento di imporre, anche all'interno delle coalizioni, “il punto di vista nazionale: basta fare sempre quello che ci chiedono gli altri senza bisogno di spiegazioni”. “Sento dire - afferma il generale - che i nostri soldati se ne vanno dall'Iraq perché la missione è compiuta, ma non è vero, perché di cose da fare ce ne sarebbero ancora molte. Io capisco le esigenze che possono stare alla base del ritiro di un contingente: può avvenire perché è calato il consenso, perché non ci crediamo più, perché sono finiti i soldi. Quello che non capisco è perché ci dobbiamo nascondere dietro a un dito: diciamolo”.

    E dunque perché la missione militare a Nassiriya si concluderà entro l'anno? “La ragione principale - risponde Mini, che da pochi mesi ha lasciato il servizio attivo – è che non ci sono più i soldi. Quando il fondo speciale di finanziamento delle operazioni, che era di 1.200 milioni di euro, é stato portato per il 2006 a 600 milioni, o dimezziamo le forze che sono fuori, che è una cosa complicatissima, o facciamo durare meno qualche missione. E bisogna scegliere”. E tra i Balcani e l'Afghanistan da un lato - "dove c'è ancora attenzione sul compimento della missione ed è diffusa l'opinione che è politicamente inaccettabile venire via” - e l'Iraq dall'altro, “la scelta cade su Nassiriya''. Mini del resto è convinto che “se una missione comincia a diventare fine a se stessa, è meglio chiuderla e risparmiare il denaro. Per quanto riguarda l'Iraq, bisognerebbe vedere a che cosa serve effettivamente questa operazione. Si dice che verrà convertita a fine anno in una missione a connotazione prettamente civile, sul modello dei Prt (i Team di ricostruzione provinciali) che ci sono in Afghanistan. Ma cosa stanno facendo i Prt afgani? Sono incastrati”. Secondo il generale si dovrebbe “sempre parlare chiaro” sulle finalità di una missione internazionale: "si usano parole come “ricostruzione”, “mantenimento della pace”, quando invece la loro utilità è solo quella di tenere in piedi una operazione che è fatta dagli americani, che hanno bisogno del consenso degli altri.

    Guardiamo all'Afghanistan: quando si parlava dell'allargamento della missione Isaf della Nato, il presupposto era che nelle aree fuori Kabul si fossero create le condizioni per un inizio di stabilizzazione. Ma così non è stato ed oggi l'espansione avviene per il motivo opposto: la situazione è talmente instabile, che gli americani non ce la fanno da soli e chiedono agli altri una mano”. Secondo il generale Mini, anche all'interno di coalizioni internazionali l'Italia deve far valere sempre il suo punto di vista nazionale: "Noi oggi siamo ancora considerati come gli sherpa, cioè quelli che fanno cosa gli dicono senza aver bisogno di spiegazioni. “Quanti uomini ci potete dare? Mille? Bene. Per che cosa? Non ha importanza” In politica estera e di sicurezza dobbiamo riguadagnare la nostra dignità nazionale. Far valere il nostro punto di vista, da esprimere nei modi dovuti, salvaguardando le alleanze, ma senza fare ad occhi chiusi quello che ci dicono gli altri di fare”. ''Siamo l'unica nazione al mondo che ha dei soldati che sono dei veri peacekeepers - conclude Mini - perché non abbiamo interessi particolari. Ma tra non avere interessi particolari e avere solo l'interesse di ossequiare qualcun altro, la differenza è sostanziale”.


    da medioriente.net

     

    3월 28일

    Dopo l'Olanda, un nuovo incidente diplomatico, questa volta con la Cina

    LA CINA PROTESTA PER 'BAMBINI BOLLITI', AFFERMAZIONI INFONDATE
    Berlusconi PECHINO - Il governo cinese ha definito oggi ''affermazioni senza alcuna base'' le dichiarazioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, secondo il quale durante la rivoluzione culturale i cinesi bollivano i bambini. ''Siamo scontenti di queste affermazioni, che sono completamente prive di fondamento'', ha affermato il ministero degli Esteri di Pechino in una nota.

    ''Le parole e i comportamenti dei leader italiani dovrebbero favorire la stabilita' e lo sviluppo di relazioni amichevoli tra la Cina e l'Italia''. Citando il 'Libro nero del comunismo', durante una manifestazione elettorale sabato a Napoli, Berlusconi ha affermato che ''...all'epoca di Mao, in Cina non mangiavano i bambini ma li bollivano per poi usarli come fertilizzante per i campi''.

    PRODI, BERLUSCONI CI HA SCREDITATO ANCORA
    Il presidente del Consiglio scredita l'Italia all'estero. E' questa l'opinione di Romano Prodi che, parlando in un comizio a Formia, commenta la presa di posizione del governo cinese sulle parole di Silvio Berlusconi in merito ai bambini bolliti in Cina nel passato.

    ''Un'ora fa - dice il leader dell'Unione - c'e' stata la protesta ufficiale della Cina. Ma vi rendete conto - si rivolge alla folla - di quale immagine viene data da un paese il cui primo ministro dice una cosa simile? E' un'offesa fatta a un popolo di un miliardo 300 milioni di persone. E se anche la meta' se la dimentica, 650 mila se la ricorderanno comunque. Siamo screditati all'estero e senza crescita all'interno''.

     
    © Copyright ANSA Tutti i diritti riservati 28/03/2006 16:29

     

    E così eccoci nuovamente in presenza dell'ennesimo incidente diplomatico. Non dimentichiamoci che è passata solo una settimana dallo scontro con il governo olandese sulla questione dell'eutanasia, e si tratta di un governo legato al partito popolare europeo quanto quello di Berlusconi. La Cina ha invece un governo a metà tra comunismo e liberismo comunque ben lontano dall'epopea maoista. I paragoni berlusconiani tra i maoisti e la sinistra italiana attuale denotano una spaventosa ignoranza storica, di cui molto probabilmente Berlusconi è consapevole: ciò che conta è che a crederci siano quegli elettori - loro si, poco ferrati in storia ma prima di tutto molto ingenui - che tenta di invocare con tali proclami, perchè si rechino controvoglia alle urne. Insomma, tutto rientra nella strategia di agitare spauracchi inesistenti, evocando toni da campagna del '48 (che fu certamente molto combattuta, ma anche più civile di quella attuale, se non altro per la migliore qualità dei suoi protagonisti, e per le tristi esperienze che l'Italia si era appena lasciata alle spalle) utili ad impressionare chi a queste cose è capace di credere ancora. Berlusconi forse sottovaluta la media degli italiani, ma è certamente a conoscenza che esiste una percentuale di elettori che rispetto a quella media sono bel al di sotto. E con il decadimento della qualità dell'informazione, dei programmi televisivi, non ultimo della politica, questa percentuale ha indubbiamente un suo peso, molto utile e provvidenziale per chi fa del populismo la sua arma politica. L'unico inconveniente è che costoro sono anche elettori molto pigri; diciamo che pur possedendo il diritto di voto, non lo esercitano: molti di loro ignorano che sia cambiata la legge elettorale, chi sia il presidente del Senato o della Camera, di quali partiti sia composta quella o questa coalizione, e dulcis in fundo, quando ci saranno le elezioni. Insomma, un'arma a doppio taglio, che Berlusconi cerca di maneggiare con cura e spavalderia al tempo stesso, ma che finirà inevitabilmente per ferirlo. L'importante è che ciò accada quanto prima.

    3월 26일

    Gilera: una delle case motociclistiche più antiche del mondo

    GILERA, DUE ANELLI NELLA STORIA DEL MOTOCICLISMO
    La storia di Gilera affonda le sue radici nei primi anni del Novecento: la prima moto che porta questo nome, la VT 317, nasce infatti nel 1909 ad opera di Giuseppe Gilera. Negli anni successivi al primo conflitto mondiale, Gilera produce moto 500cc a valvole laterali con cui vince le più importanti competizioni internazionali. Dalla metà degli anni Trenta, arrivano i modelli con distribuzione a valvole in testa come la Quattro Bulloni 500 e la Otto Bulloni.
    E' del 1936 l'avventura della Rondine, avveniristica moto da corsa con compressore e motore quattro cilindri in linea di 500cc. La moto stabilisce numerosi record mondiali (274,181 km/h sul chilometro lanciato nel 1937: primato imbattuto per quasi vent'anni) e permette a Dorino Serafini la conquista del Campionato d'Europa 1939. Dopo la guerra Gilera si ripresenta con la nuova Saturno 500 e con una gamma di moto di cilindrata medio-piccola. Sui campi di gara, le nuove quattro cilindri 500 diventano le dominatrici della classe regina del motomondiale ingaggiando duelli epici con Norton, Moto Guzzi e MV Agusta, e conquistando sei titoli piloti tra il 1950 e il 1957. Umberto Masetti è campione del mondo nel '50 e nel '52, seguito da Geoff Duke (tre volte iridato) e Libero Liberati (un titolo). E arrivano anche sei titoli mondiali Costruttori, tre vittorie al Tourist Trophy, sette titoli italiani e un impressionante vittoria-record di Bruno Francisci alla Milano-Taranto.
    Complessivamente la Gilera, prima del ritiro dalle competizioni del 1957, vince 44 Gran Premi mondiali. E' forte anche l'impegno nel fuoristrada, con le Gilera che dominano le varie Sei Giorni Internazionali, e nelle gare di Regolarità. Nella produzione di serie sono le moto turistiche di media cilindrata - Giubileo, Rossa, Turismo, Sport - le vere mattatrici con grandi numeri di produzione; nella gamma alta, oltre alla Saturno (fornita anche alle Forze Armate) nasce la 300 Bicilindrica.

    Nel 1969 Gilera entra a far parte del Gruppo Piaggio che intraprende il rilancio dello storico Marchio dei due anelli, puntando su una produzione di cilindrata media e medio-piccola e una gamma di modelli da strada e fuoristrada. La partecipazione alle competizioni di Cross e Regolarità rinverdisce gli antichi fasti anche attraverso l'innovazione più spinta, come la realizzazione dell'avveniristica 125 Bicilindrica Cross.
    Negli anni Ottanta viene sviluppato un nuovo motore monocilindrico quattro tempi con distribuzione bialbero - dapprima nelle versioni di serie 350 e 500 e in seguito 600cc - che troverà la sua massima espressione sulle moto enduro della serie RC (600 e 750), che si aggiudicano due vittorie di classe alla Parigi-Dakar e un "assoluto" al Rally dei Faraoni. Nella classe 125 le proposte Gilera sono d'avanguardia come la potentissima SPO2 e l'avveniristica CX125. Nelle stagioni 1992 e 1993 Gilera torna nel Motomondiale nella classe 250. Nel 1993 la produzione viene trasferita a Pontedera, e il marchio Gilera si focalizza sullo sviluppo di scooter sportivi come Runner, un'innovativa proposta di moto-scooter stradale ora anche nelle versioni quattro tempi con moderni propulsori quattro valvole da 125 e 200cc.
    Complessivamente i veicoli costruiti con il Marchio Gilera dal 1993 ad oggi sfiorano le 700.000 unità. Nel campo della moto di piccola cilindrata si segnalano i modelli enduro H@k e Surf e la "supermotard" GSM, mentre nel 1998 Gilera torna alla moto 125 con la custom Coguar dotata di motore quattro tempi. A questi modelli Gilera affianca nella stagione 2000 anche la rivoluzionaria DNA, una "naked" con motore automatico che spinge a fondo l'interazione tra il mondo della moto e quello dello scooter.

    Nel 2001 il marchio dei due anelli, anticipando ogni aspettativa, partecipa al Campionato del Mondo della classe 125. Un ritorno alle competizioni reso possibile dopo che il Gruppo Piaggio ha acquistato la spagnola Derbi. Il General Manager Giampiero Sacchi costruisce la squadra contando sull'esperienza del direttore tecnico Harald Bartol e del capo meccanico Mario Galeotti. Il team è coordinato da Claudio Verna, responsabile di Gilera Racing. La struttura, completamente italiana, riesce a raggiungere traguardi prestigiosi, grazie soprattutto alla appassionata dedizione di ogni componente della squadra.
    Affidata al giovane driver Manuel Poggiali (Repubblica di San Marino), Gilera è una delle protagoniste nella classe 125. E' il 20 maggio 2001 quando, sul circuito di Le Mans, Manuel, dominando una volata mozzafiato, taglia il traguardo del Gran Premio di Francia davanti a tutti e riporta Gilera sul gradino più alto de podio. Alla fine della stagione Poggiali conquista altre due vittorie (GP del Portogallo a Estoril e GP de la Comunitat Valenciana) e grazie anche a una straordinaria costanza di rendimento (sono 11 i podi complessivamente conquistati) si laurea Campione del Mondo della 125 regalando alla marca dei due anelli un nuovo titolo.Sono passati 44 anni dall'ultimo alloro mondiale di Libero Liberati in sella alla 500 quattro cilindri. La storia di Gilera ha ripreso la sua corsa.
     
    Questa, per sommi capi, è la storia della Gilera: insieme alla Bianchi, oggi non più attiva nel settore motociclistico, è la più antica casa di moto italiana e una delle più antiche al mondo. Le informazioni e le foto sono prese dal sito della Casa, che dal 1969 appartiene alla Piaggio: storicamente, è una versione alquanto smussata a tornaconto dell'attuale proprietà. L'arrivo della Piaggio per la Gilera non è stata un'autentica benedizione; inizialmente fu bene accolto, perchè la Casa di Arcore era in procinto di chiudere i battenti e da Pontedera arrivavano capitali freschi di cui c'era tantissimo bisogno. Ma in brevissimo tempo le paure del vecchio Commendator Giuseppe Gilera si dimostrarono fondate: progressivamente la Piaggio trasformò quella che era una delle più gloriose aziende motociclistiche mondiali in un costruttore di ciclomotori. Non furono industrializzati prototipi di motocicli di media e grossa cilindrata che erano pronti e che la famiglia Gilera non aveva potuto mettere in produzione per carenza di liquidi; e questo proprio quando tutti gli altri, sia i costruttori italiani che soprattutto quelli giapponesi, facevano delle maxi moto il loro cavallo di battaglia. Al contrario, la Gilera si focalizzò sul due tempi 50 da cross, che fu un grande successo per la Casa, ma che era un progetto già in gestazione sotto la vecchia proprietà e che l'arrivo degli ingegneri Piaggio stravolse. Stessa sorte per la versione più grossa, da 125 cc, che addirittura arrivò tardivamente sul mercato, quando già l'interesse verso questa tipologia di moto stava scemando, e che venne prodotto in piccolo numero da una piccola società piemontese, la ELMECA (da qui il nome ELMECA Gilera). Non parliamo poi delle ultime vere Gilere, le Arcore 125 e 150, presentate nel '71 e che impiegavano il motore delle gloriose Giubileo del decennio prima: rispetto a quest'ultime non potevano certo vantare la medesima semplicità meccanica. Occorreva una chiave speciale per smontare il motore e il telaio, cosa che prima poteva essere fatta con una comunissima chiave inglese. Insomma, la famosa "piaggite" si fece sentire sulla Gilera, esattamente come negli stessi anni la "fiatite" si faceva sentire sulla Lancia appena comprata dalla Fiat.
    Negli anni '80 nacque il famoso mono a quattro tempi di 350/500 cc poi cresciuto a cilindrate superiori, che a tuttoggi è un motore ai vertici nella sua categoria per potenza specifica: andava benissimo, e le moto su cui era montato non erano da meno. Le Gilera Nord West per esempio anticiparono il fenomeno delle supermotard di quasi un decennio... Ovviamente la Piaggio pensò bene di chiudere la Gilera nel 1993, dopo due stagioni in pista andate male e un anno in cui il mercato non era sembrato incoraggiante. Questo proprio quando stavano diventando di moda le moto che la Gilera fino ad allora aveva prodotto: una sorte analoga a quella vissuta dalla Morini, in quegli anni di proprietà della Cagiva dei fratelli Castiglioni.
    Adesso lo stabilimento Gilera di Arcore non esiste più (ah, bei tempi quando Arcore era famosa per la Gilera e non per Berlusconi) e al suo posto c'è tutt'altro: centri commerciali, centri servizi, piccole imprese, ecc... Esiste solo un piccolo distaccamento, nella vicina Velate, dove viene fatta la progettazione per prototipi Gilera innovativi come la Ferro 850 e la Supersport con motore Suzuki (meglio non commentare quest'ultima cosa: come si può ridare vita a un marchio storico usando il motore, che è il cuore della moto, di un'altra Casa?) che però sistematicamente vengono accantonati e mai prodotti.
    Speriamo che la nuova fase vissuta dal gruppo Piaggio, di proprietà ora della IMMSI di Colaninno, porti a benefici effetti per la Gilera; quest'ultima, insieme alla Laverda, fa parte del patrimonio del gruppo e aspetta di essere riportata agli antichi fasti.
    3월 24일

    Giulietto Chiesa: la vera sfida inizia a partire dal 10 aprile

    Su Micromega è apparso un articolo di Giulietto Chiesa col quale mi trovo come sempre d'accordo. Mette in guardia, esattamente come fa Nanni Moretti con il suo Caimano, la sinistra da certe tentazioni centriste o neodestreggianti che si affermerebbero notevolmente in caso di implosione del centrodestra (qualora, e ce lo auguriamo tutti quanti, il centrodestra dovesse perdere le elezioni; i numeri, al momento, lo farebbero pensare con certezza) e che porterebbero, automaticamente, anche all'implosione del centrosinistra. O meglio, all'esplosione.
     
    DOPO IL 10 APRILE
     
    DI GIULIETTO CHIESA

    Supponiamo che il 10 aprile Berlusconi sia stato sconfitto. L'11 il cosiddetto centro-destra non esisterà più. I lanzichenecchi non sono in grado di restare insieme senza un capo. E Berlusca sarà un padrone (sempre che non scappi alle Bahamas) comunque potente, ma non più un capo. Le orde barbariche dei suoi avvocati non potranno occupare gli scranni di una maggioranza e saranno costrette a sciamare nei tribunali, dove potranno fare danni limitati anche perché il ministro della Giustizia attuale non sarà più al suo posto e sventolerà la sua maglietta verde in qualche comune padano. Il problema è che l'11 di aprile anche il centro-sinistra non sarà più nemmeno quel poco che sarà riuscito ad essere fino al 10 aprile incluso.
    Non c'è bisogno di una sfera di cristallo per vedere all'orizzonte un terremoto politico di vaste proporzioni, che toccherà anche tutte le aree del centro-sinistra: quella moderata e quella “più a sinistra”.

    Voglio dire, semplicemente, che temere un berlusconismo di sinistra – come dicono in molti, tra i delusi del programma, tra gl'incerti, tra i critici di questo centro sinistra – non è un atteggiamento adeguato. E' un po' come giudicare staticamente la situazione. Che invece richiede un'analisi dinamica.

    Faccio un esempio. Che succederà al centro sinistra se, per caso, Dick Cheney decidesse velocemente di risolvere il problema dell'Iran con un bel bombardamento sui siti nucleari iraniani? Non è più un'ipotesi peregrina, a meno che non si voglia sotterrare la testa sotto la sabbia. Chi è disposto a scommettere un euro sull'ipotesi che il governo Prodi dica con nettezza che non è d'accordo sull'attacco, cioè sulla guerra? Io naturalmente mi auguro che lo faccia, anzi mi sembrerebbe altamente salutare, per tutti noi, che Prodi dica qualche cosa in proposito fin da subito, senza aspettare il 10 aprile (cosa che, ne sono convinto, gli farebbe anche guadagnare altri voti, perché penso che basti spiegare alla gente i rischi che correremmo tutti se l'ipotesi di cui sopra si realizzasse).

    Ma mi figuro subito la faccia di Rutelli, o di Fassino, cioè del futuro Partito Democratico, di fronte a una tale eventualità. Lo so che queste cose non si devono dire fino all'11 di aprile, perché qualcuno subito insorgerà per stigmatizzare i fomentatori di discordia. Eppure penso che sia una questione da discutere subito. Insomma: urgente.

    Di questioni analogamente urgenti ce ne saranno molte, anche se non tutte saranno di uguale pressanza. Penso, ad esempio, al problema della Rai, radiotelevisione italiana. Il Consiglio di Amministrazione della Tv pubblica è a maggioranza di centro destra: quattro contro tre, e lo resterà per almeno altri due anni, salvo rivoluzioni. Il presidente è ormai compiutamente bipartisan e quindi lo contiamo zero, com'è giusto. E' presidente da sei mesi e ancora nessuno degli epurati bulgari e post bulgari è tornato sui teleschermi. Che ne facciamo della legge Gasparri? Privatizzerà la Rai il nuovo centro sinistra? Non è dato sapere, al momento. Ma provo a immaginarmi cosa pensano – se mai l'hanno letto – del progetto di legge d'iniziativa popolare iniziato da Tana de Zulueta e che sta raccogliendo le firme per arrivare nel nuovo parlamento a creare disordine e zizzania. Insomma mi fermo qui perché non voglio inquietare nessuno.

    Ma poiché questa rubrica - generosamente affidatami dal direttore dopo il mio licenziamento da parte dei rivoluzionari tipo Gardini Ivan e Bonaccorsi Luca – si chiama Left, mi sembrerebbe utile che la sinistra che sta un pochino più a sinistra del futuro, inevitabile, inesorabile, prossimo venturo Partito Democratico, si ponga il problema, il più rapidamente possibile, di darsi una fisionomia comprensibile alle grandi masse popolari, di sinistra e democratiche.

    Se siamo in questo frangente, tra il Feticcio e il Pantano, e se abbiamo dovuto camminare tutti sul sentiero ormai strettissimo che li separa, è anche perché nessuno, a sinistra del centro, ha fatto nulla per offrire a milioni di persone una maniglia cui afferrarsi. Il sentiero sarebbe stato meno stretto, il Pantano meno pantano, e il Feticcio sarebbe già stato battuto e non agirebbe su di noi come un ricatto sempre più insopportabile, che ci impedisce di combattere apertamente per cambiare questo paese.

    In ogni caso il terremoto non risparmierà nessuno: non i Ds che, trascinati al centro dalla loro stessa deriva, avranno problemi con un elettorato che, in parte almeno, continua a essere di sinistra. Non Rifondazione, che è già due partiti, e nemmeno la Margherita , perché non tutti i cattolici vorranno fare la guerra con Bush. Per gli altri il travaglio non sarà minore. E fuori dai partiti c'è la folla dei senza partito, che è più grande di loro, che premerà per avere le risposte che non ha avuto fino a questo momento. Tanto vale prepararsi a costruire qualche cosa di nuovo, in fretta, prima che il simulacro di sinistra che abbiamo di fronte si spacchi.

    Giulietto Chiesa
    dalla rubrica Left del settimanale Micromega
    Fonte: www.megachip.it
    Link: http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=1665
    22.03.06
    3월 23일

    Gli Usa: "cittadini americani, l'Italia è rischiosa"...

    Sentite cosa dice quest'articolo: Berlusconi teme la vittoria del centrosinistra, e usa nuovamente il mezzo "diplomatico" per guadagnare punti. Vi ricordate quando disse che "gli Stati Uniti sono preoccupati da un'eventuale vittoria del centrosinistra alle elezioni del 2006"? Ecco... Il tema viene oggi riproposto, con le dovute correzioni. Quando si dice giocare sporco...
     
    23.03.2006
    Allarme Usa: violenza sul voto Prodi smaschera il governo
    di red

    Allarme rosso per i cittadini Usa in Italia: attenzione alle manifestazioni e ai cortei, sembrano pacifici ma in realtà sono violenti. Uno strano allarme, lanciato dal Dipartimento di Stato americano nei giorni in cui, tanto per fare un esempio, esplode, senza provocare preoccupazione a Washington, la protesta dei giovani di Parigi contro il precariato. Uno strano allarme, che descrive il Bel Paese quasi fosse una democrazia vacillante sotto i colpi dei moti di piazza. E proprio per questo, forse, è un allarme che piace al governo di Roma (tanto che proprio Berlusconi pochi giorni fa aveva parlato di «emergenza democratica» e «squadrismo di sinistra»).

    Avvisi pubblici del genere, da parte del Dipartimento di Stato, sono frequenti, in caso di vertici o di riunioni internazionali che possono innescare proteste o là dove la situazione socio-politica è molto tesa o i sentimenti anti-americani sono forti. Ma qui si fa riferimento agli scontri dell'11 marzo a Milano, una manifestazione spontanea «divenuta violenta, con vetrine infrante, strade bloccate, 15 agenti di polizia feriti e 40/45 individui arrestati». Attenzione, allora: nei prossimi giorni «dimostrazioni sono programmate in diverse parti d'Italia». Quindi «ai cittadini americani si ricorda di essere vigili, di fare quanto necessario per migliorare la sicurezza e d'essere prudenti nei luoghi pubblici e sui trasporti pubblici. Qualsiasi attività sospetta in Italia dovrà essere riferita immediatamente alla polizia o all'Ambasciata degli Usa a Roma».

    In realtà sul sito dell'Ambasciata Usa in Italia, nella rubrica Frequently Asked Questions (Faq) la questione dell'allerta italiano risulta decisamente ridimensionata. Alla domanda «c'è una minaccia specifica che ha indotto alla diffusione di questo annuncio pubblico?» gli esperti statunitensi rispondono: «No. L'annuncio pubblico vuole mettere in guardia gli americani che viaggiano sul fatto che l'Italia continua ad essere in un accresciuto stato di allerta a causa delle note minacce di estremisti per la sua partecipazione in Iraq e in Afghanistan e che le autorità italiane hanno dichiarato che il periodo precedente alle prossime elezioni costituisce una ragione di preoccupazione» (ndr. il corsivo è nostro).

    Il governo soffia sul fuoco
    Insomma c'è qualcosa che non va. Romano Prodi telefona all'ambasciatore: «Ho chiesto spiegazioni all'ambasciatore americano, mi ha spiegato che è la prassi, ma io sono rimasto molto colpito, perchè una mossa del genere, con elezioni così vicine, può portare un senso di angoscia e di paura, e non ce n'è proprio bisogno». E alla fine, in serata, l'intera faccenda diventa più chiara proprio grazie a quello che c'è scritto nelle Faq del sito dell'Ambasciata Usa . «Leggo sul sito del'ambasciata Usa- chiarisce infatti Prodi- che l'allarme lanciato è stato diffuso perchè le autorità italiane hanno dichiarato che "il periodo precedente le prossime elezioni costituisce una ragione di preoccupazione". Leggo anche che di "questo annuncio il governo italiano è al corrente e corrisponde a varie dichiarazioni pubbliche fatte da vari esponenti del governo italiano". Ancora una volta, come nel caso delle politiche fiscali, si è voluto agire sull'emozione e sulla paura, senza curarsi dei danni prodotti al paese».

    Insomma la segnalazione è «partita dall'Italia». Qualcuno soffia sul fuoco. Anche quello che in serata dichiara il portavoce del Dipartimento di Stato Sean McCormack non cambia lo status dei fatti così come vengono spiegati nei dettagli sul sito dell'ambasciata. Avvisi pubblici come quello diffuso sull'Italia vengono pubblicati «ogni qual volta e per qualsiasi Paese abbiamo fatti che crediamo lo meritino» spiega McCornak. Che quindi, quasi per trarre dall'imbarazzo il governo italiano, aggiunge: «È responsabilità del nostro governo, del governo statunitense, diramare avvisi pubblici».

    Da parte sua Silvio Berlusconi sorvola su chi abbia lanciato l'allarme e anzi ribatte non solo parlando di «intromissione indebita di Prodi in ambito americano», ma esplicitamente accusa il Professore di «coprire la realtà delle cose e cioè che la sinistra ospita al suo interno chi pratica la violenza in molte direzioni e in occasioni differenti». E poi insiste: «Io dico che è così forte l'astio e l'odio che c'è nei confronti dell'America che se un cittadino americano si trova in mezzo a queste manifestazioni non credo che possa sentirsi tranquillo».

    Reazioni che certo non vanno nella direzione auspicata sempre dal leader dell'Unione, che aveva chiesto a tutti serenità, perché «si avvicina il momento della riflessione, i cittadini devono poter decidere liberamente. E il dibattito politico deve muoversi con regole precise, non con fuochi d'artificio tutti i giorni».

    E invece fin da subito, anziché chiedere spiegazioni agli Usa per l’inusuale ingerenza in campagna elettorale, il governo italiano ha scelto di cavalcare l’onda dell’allarmismo. Dalle parole di Gianfranco Fini sembra quasi una strategia concordata: «Un cittadino americano che va ad una manifestazione di certi segmenti della sinistra radicale, dove si bruciano bandiere dell' America ed Israele e dice: “Sono americano ed ho votato Bush” sicuramente corre dei rischi», ammonisce il ministro degli esteri. E «se per emergenza democratica si intende che in campagna elettorale c'è chi cerca di impedire con la violenza libere manifestazioni, sicuramente sì».

    Di ben diverso avviso Fausto Bertinotti, che si rivolge direttamente al governo: «Chi rappresenta il Paese dovrebbe assumersi la responsabilità di farlo, e dire a Bush che in Italia la sicurezza e l'ordine sono gestiti dalla vocazione democratica del popolo italiano». Difficilmente l’appello sarà ascoltato.

    3월 21일

    Negli Usa qualcuno ha già deciso chi vincerà le elezioni

    Questo articolo, come direbbe il Poeta, "fa tremar le vene e i polsi". E avvalora tanti sospetti - o meglio sarebbe dire, certezze - che da due anni a questa parte si sentono dire a proposito della inaspettata rielezione di Bush nel 2004. Purtroppo non sarà nemmeno l'ultima... Leggete:
     
    Con una decisione amministrativa clandestina, il voto del 2008 in California (e dunque negli Usa) è stato deciso il mese scorso. Vincerà Bush, con un broglio già pronto. Non ha importanza chi sarà a correre per i Democratici - Hillary Clinton, Barack Obama, John Edwards, George Clooney o Gesù Cristo vestito da Zio Sam - perché questo non farà un'unghia di differenza.

    DI CHRIS FLOYD*

    Tre settimane or sono, un oscuro funzionario repubblicano dello stato di California, non eletto ma nominato dal partito, ha deciso il futuro del mondo. Questo futuro sarà - almeno per i prossimi 6-7 anni a venire - un crescente incubo di guerra, corruzione, repressione, dissesti, atrocità e terrore. E questo perché il leale apparatchik, con un tratto di penna, ha garantito la permanenza al potere della fazione militarista di George W. Bush nel 2008 e oltre.



    Una delle poche certezze nelle moderne faccende di politica interna statunitensi è che nessun candidato democratico può sperare di vincere la corsa alla Casa bianca senza vincere in California. Grazie al sistema da asilo infantile dei Collegi Elettorali messo in piedi dagli Oligarchi Fondatori per tener lontana la gente di bassi natali dal votare direttamente per il presidente, la grossa sporta di voti elettorali della California è decisiva per i Democratici per superare la moltitudine di piccoli e spopolati stati che votano sempre con sicurezza per i Repubblicani.
    Mettere in saccoccia la California non garantisce ovviamente la vittoria democratica; ma senza la California, i conteggi elettorali mozzafiato delle taroccate elezioni del 2000 e del 2004 non sarebbero stati neanche necessari. E dunque: la decisione del segretario di stato della California Bruce McPherson, presa in segreto e all'improvviso, di passar sopra le obiezioni avanzate dai suoi stessi esperti e di certificare come valide per uso ufficiale in tutto lo stato delle «macchine per votare» Diebold - completamente aperte all'intervento di hackers e prodotte da un'azienda privata politicamente schierata - significa molto semplicemente che per le presidenziali del 2008 l'imbroglio è già fatto.



    Non ha importanza chi sarà a correre per i Democratici - Hillary Clinton, Barack Obama, John Edwards, George Clooney o Gesù Cristo vestito da Zio Sam - perché questo non farà un'unghia di differenza. La California è già perduta, la presidenza è già perduta, i Bushisti sono già in sella. I giochi sono fatti. Risultati impressionanti Dopo che le macchine di Diebold avevano fallito miseramente in una serie di test l'anno scorso - scrive il giornalista investigativo Brad Friedman - questo McPherson aveva pensato di tenere in sospeso la loro certificazione fin quando una commissione di esperti, da lui stesso scelti uno per uno, non avesse esaminato ben bene il sistema prima di dirgli addio.
    La commissione ha consegnato il suo parere conclusivo il mese scorso e i risultati sono impressionanti, molto al di là dei peggiori timori del più ardito «teorico della cospirazione». La commissione in sostanza ha trovato che le macchine Diebold sono letteralmente crivellate di curiose anomalie, «buchi» strutturali che in pratica «lasciano il completo controllo del sistema» a eventuali hackers, che dall'esterno potrebbero «cambiare i totali dei voti, modificare i rapporti, cambiare i nomi dei candidati, cambiare la competizione che si sta votando».

    E non basta: quel che è più importante, per fare il loro lavoro sporco gli hackers non avrebbero bisogno di conoscere password o chiavi crittografiche, o di avere accesso ad altre parti del sistema», come ha riportato all'epoca il Los Angeles Times. «Elettori, candidati e osservatori delle elezioni non saprebbero di esser stati imbrogliati». Si potrebbe immaginare a fatica un mezzo più perfetto per truccare un'elezione. E la faccenda non richiederebbe nient'altro che un pugno di fedeli zeloti high-tech, non una larga e facilmente scopribile cospirazione.
    Naturalmente, dopo una simile, rovente condanna, questo McPherson ha fatto quello che avrebbe fatto ogni funzionario cui è stata affidata la responsabilità di garantire la serietà e la credibilità delle elezioni nel suo stato: ha approvato lo scalcagnato sistema alla luce della luna, nelle ultime ore di un venerdì prima di un weekend festivo, senza nessuna discussione pubblica - addirittura senza aspettare i risultati di controllo federale in corso sui codici infestati di «cimici» delle macchine Diebold. E adesso questi aggeggi - i cui cronici «guasti» hanno fatto da protagonisti in numerose elezioni contestate degli ultimi anni e nelle vittorie-miracolo dell'ultima ora di candidati repubblicani in giro per il paese - avranno il controllo della pentola d'oro elettorale californiana.

    Un buon esempio di come questo controllo effettivamente funziona può essere visto nel caso dell'Alaska. Lì, il partito democratico dello stato ha cercato lungamente di ottenere una verifica di alcuni dei risultati del 2004 «contati» dalle macchine Diebold, che avevano presentato una serie di strane anomalie - tra cui l'omaggio a George Bush di centomila voti extra che erano poi risultati inesistenti. Dapprima, dei funzionari dello stato avevano bloccato la richiesta perché questo tipo di informazioni - il conteggio dei voti di un'elezione pubblica - era un «segreto aziendale » che apparteneva esclusivamente alla Diebold. Poi decisero che i risultati potevano in effetti essere verificati - ma solo a condizione che alla Diebold e ai funzionari repubblicani fosse consentito di «mettere le mani nei dati» prima di lasciarli verificare.

    Alla fine, persino questa sporchissima trasparenza è apparsa eccessiva per gli sgranocchiatori di schede bushisti: il mese scorso, i funzionari dell'amministrazione dell'Alaska ci hanno ripensato e hanno improvvisamente dichiarato che verificare i risultati avrebbe posto un terribile ma non precisato «rischio per la sicurezza» dello stato. Teocrazia totalitaria
    Le votazioni in America sono sempre più controllate da un piccolo numero di corporations legate tra loro: Diebold, Es&S, Sequoia, tutte aziende che hanno strettissimi legami politici e finanziari con la fazione di Bush - e con altre forze oscure allo stesso tempo. Diebold e Es&S sono state entrambe finanziate dal tycoon Howard Ahmanson, che è stato anche uno dei principali fondatori del movimento cristiano «Dominionista» - un organismo che reclama apertamente una teocrazia totalitaria per l'America, con tanto di pena di morte per gli omosessuali, riduzione in schiavitù dei debitori insolventi, lapidazione per i peccatori e privazione della cittadinanza per i non credenti.

    Come riferisce Max Blumenthal, questi estremisti sono stati accolti con entusiasmo come parte integrante della «base» bushista fatta di evangelici politicizzati, i cui quadri hanno silenziosamente riempito i posti di governo negli ultimi cinque anni. E da parte sua Sequoia - le cui macchine contavoti hanno prodotto qualcosa come 100.000 «errori» in una sola contea della Florida nelle elezioni del 2004, secondo una recente verifica - è un'azienda di proprietà di una consociata del gruppo Carlyle, la holding finanziaria i cui traffici di insider e profitti di guerra hanno portato milioni di dollari di guadagno alla famiglia Bush.
    E così dunque le elezioni del 2008 saranno condotte in larga misura attraverso macchine per votare totalmente aperte, programmate da partigiani dichiarati e da finanziatori di una gang spietata che ha già commesso provati brogli elettorali su larga scala per costruire le risicate «vittorie» nel 2000 e nel 2004.

    E allora non ha importanza chi gareggia; non conta chi vota; non interessa quanto profondamente impopolare sia diventata la fazione di Bush con il disastro omicida dei suoi programmi militar-aziendali. Il «consenso dei governati» sarà annegato comunque nel fiume di denaro che ha comprato il processo elettorale della nazione.



    Chris Floyd
    Giornalista americano. Fonte: www.ilmanifesto.it
    16.03.06

    Traduzione www.manifesto.it

    Il testo è tratto da «The Empire Burlesque»
    3월 20일

    Ci si mette anche un altro giornale comunista: il Guardian...

    Con un editoriale a firma di Martin Jeacques, The Guardian, giornale indipendente inglese vicino al Labour, esce in edicola dando severi giudizi sul Cavalier Silvio Berlusconi.
    "Berlusconi è il fenomeno politico più pericoloso oggi in Europa", "E' la più temibile minaccia alla democrazia in Europa occidentale dal 1945 ad oggi", "con attacchi indiscriminati a chiunque lo ostacoli sulla strada del potere personale e dell'arricchimento, ha avvelenato la vita pubblica italiana. E' un discendente diretto di Mussolini", e così via. Il giornale suggerisce di cominciare a risolvere il problema partendo proprio dall'Europa e soprattutto dall'Inghilterra, prima che dall'Italia. In particolare, The Guardian punta l'indice verso Blair e il New Labour, sostenendo che "Blair mostra chiaramente un rapporto politico e personale con Berlusconi. E questo ha dato l'impronta a tutto il New Labour: Berlusconi è visto come l'uomo con cui avere a che fare".
    E, onde prevenire eventuali repliche su realtà e movimenti politici apertamente ben più antidemocratici di Berlusconi almeno nel senso classico del termine, come l'estrema destra (di cui peraltro Berlusconi rimane comunque alleato in Italia), l'editorialista scrive: "Si può argomentare che l’estrema destra incarnata da personaggi apertamente razziste e xenofobe come Jean-Marie Le Pen e Jorg Haider rappresenti un pericolo più grande, ma questi personaggi rimangono tutto sommato outsider nella scena politica europea. Berlusconi no. Durante i suoi due mandati come primo ministro c’è stata una seria erosione della qualità della democrazia e del livello della vita pubblica in Italia".
    Infatti "il rapporto fra Berlusconi e il fascismo italiano non è difficile da decifrare". E si spiega meglio la discendenza politica di Berlusconi da Mussolini con questo breve, significativo passo: "C’è sempre stata una tendenza privilegiata a credere che il fascismo torni nelle sue vecchie forme. Ma questo non è mai stato il vero pericolo. Ciò che dobbiamo temere è il ripresentarsi del fascismo in un nuovo abito, che rifletta le nuove condizioni globali, economiche e culturali, del tempo in cui si vive. Berlusconi è proprio questo. Mostra disprezzo per la democrazia: ad ogni occasione cerca di distorcerla e di abusarne. Non ha rispetto per le autorità indipendenti – pronto ad accusare i giudici di essere lacché dell’opposizione e descrivendoli come comunisti".
    Ed ecco allora che Jeacques suggerisce all'Europa e al New Labour di riconoscere che "Berlusconi è il diavolo" e liberarsene.
     
    3월 19일

    Berlusconi a Confindustria...

    Qui c'è l'articolo del Corriere in cui viene descritta la rocambolesca sortita del Cavaliere all'incontro di Confindustria a Vicenza. L'intento di dividere gli industriali, andando a giocare nel terreno di Montezemolo e di quella parte dell'imprenditoria che gli è ostile, dimostra come Berlusconi sia atterrito dalla prospettiva di perdere le elezioni, e come sia disposto a dividere il paese lacerando la società italiana pur di tirare acqua al proprio mulino. Anche i vari incidenti diplomatici con i governi europei ed extra europei sono nell'ottica del fare terra bruciata, mettendo in grosse difficoltà il governo che sostituirà quello uscente dopo le elezioni del 9 e 10 aprile, oltre che funzionali alla strategia di dividere in due l'opinione pubblica in maniera radicale, blindando intorno al centrodestra l'elettorato più fanatico. Di queste cose c'è davvero di che avere paura...
     
    Al convegno sulla competitività a Vicenza della Confiindustria
    Lo «show» di Berlusconi divide gli industriali
    «Chi di voi si schiera con la sinistra ha qualcosa da nascondere». Gelo dei vertici di Confindustria, applausi di attivisti di Forza Italia
     
    VICENZA - «L'imprenditore che si schiera con la sinistra e si mette sotto il mantello protettivo di Magistratura democratica lo fa perché ha scheletri nell'armadio e qualcosa da nascondere». Con questa frase Silvio Berlusconi ha sancito sabato la rottura definitiva con i vertici della Confindustria. «Credo che ci sia uno stato di confusione forse dettato dalla stanchezza e dalla difficoltà di questa campagna elettorale», ha commentato sferzante Andrea Pininfarina, vice presidente della Confindustria. Ancora più eloquente nella sua laconicità il presidente Luca Montezemolo: «Ho troppo rispetto delle istituzioni repubblicane per commentare. Ho troppo rispetto verso il presidente del Consiglio come istituzione».
    MAL DI SCHIENA GUARITO - Dopo l'intervento di venerdì di Romano Prodi al convegno sulla competitività a Vicenza della Confindustria, che aveva suscitato l'apprezzamento di Montezemolo per la «chiarezza» delle proposte del candidato premier del centrosinistra, Berlusconi aveva fatto sapere che non sarebbe andato a Vicenza a causa di un'improvvisa lombosciatalgia, delegando al suo posto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. A sorpresa, invece, sabato si è presentato sul palco seppur un po' zoppicante accanto a Tremonti. E qui ha iniziato il suo «show». Ancora una volta, infatti, il presidente del Consiglio si è dimostrato del tutto incompatibile con qualsiasi regola. Il giorno prima Prodi si era scrupolosamente attenuto ai tre minuti di replica imposti dal moderatore Ferruccio de Bortoli, direttore del «Sole 24 Ore», alle domande degli imprenditori. Berlusconi invece ha fatto un comizio elettorale, accaparrandosi il microfono, balzando in piedi per arringare la platea e senza rispettare i tempi imposti (a de Bortoli: «Se lei crede che i tempi siano più importanti delle cose, me lo dica»). «Abbiamo cercato di dare regole al nostro dibattito», ha poi commentato Pininfarina. «Alcuni le hanno rispettate scrupolosamente e altri meno. Credo che tutti i cittadini siano in grado di capire, non è il caso che io dica chi le ha rispettate di più e di meno. Tocca a noi cittadini elettori dare valutazioni alle risposte che sono state date e che non sono state date alle nostre domande».
    «CRISI: INVENZIONE DELLA SINISTRA E DEI SUOI GIORNALI» - Berlusconi ha iniziato attaccando i giornali e radio («C'è qualcosa che non va nella radio della Confindustria che tutte le mattine attacca il governo») che diffondono pessimismo e notizie non vere, spronando gli industriali al'ottimismo. «Non è vero che ci siamo impoveriti in questi anni. Siate ottimisti, sono aumentate perfino le nascite. La crisi è solo nella volontà della sinistra e nei giornali che sono suoi alleati. S sono inventati un declino che non c’è per andare al potere. Sappiate che per loro le imprese sono solo macchine che consentono lo sfruttamente dell’uomo sull’uomo, che il profitto è lo sterco del diavolo».

    «CHI APPOGGIA LA SINISTRA HA SCHELETRI NELL'ARMADIO» - Poi, per rimarcare il suo discorso, infervorato il premier ha detto: «L'imprenditore che dà il suo appoggio alla sinistra è uscito di testa. Chi appoggia la sinistra e si mette sotto il mantello protettivo di Magistratura democratica significa che ha qualcosa da nascondere, qualche scheletro nell'armadio», ha affermato Berlusconi riferendosi a Diego Della Valle, che in prima fila scuoteva la testa e gridava «vergogna!» («Prego il signor Della Valle che se si rivolge al presidente del Consiglio: gli dia del lei e non del tu»). Berlusconi ha poi invitatogli imprenditori a lavorare di più e a frequentare un po’ meno Confindustria («Stiamo di più in fabbrica, così si porta avanti l'Italia, non piangendoci addosso»).
    «Mi preoccupa molto lo stato in cui ho visto Berlusconi», ha replicato Della Valle. «Tutte le persone che gli vogliono bene, gli stiano vicino».


    APLLAUSI E FISCHI - Tra i vertici di Confindustria, alle parole del premier, è sceso il gelo. Nessuno ha applaudito, mentre in platea si scatenava il putiferio tra i cori da stadio («Silvio! Silvio!») degli attivisti di Forza Italia che avevano riempito le ultime file del convegno (gli organizzatori parlano di 300 persone accreditate all'ultimo momento), gli applausi della base dei piccoli imprenditori del Nord-est e i fischi di alcuni altri. «In sala non c’erano solo imprenditori», ha commentato Pininfarina. «Credo che quelli che sono intervenuti durante il dibattito poco avessero a che fare con noi industriali. Confindustria non vuole essere pessimista, ma realista; le cifre e i dati sono conoscenza e non disfattismo».
    Giancarlo Santalmassi, direttore di «Radio 24», la radio della Confindustria accusata da Berlusconi: «L'Ialia è a crescita zero. Fatti, non parole».
    19 marzo 2006
    3월 16일

    Perchè Milosevic è stato assassinato

    Un dittatore da due soldi smaschera il Nuovo Ordine Mondiale

    DI PAUL JOSEPH WATSON

    Slobodan Milosevic era un uomo ripugnante con ideali comunisti dispotici. Ma le ragioni per quello che è un ovvio omicidio ruotano intorno alla sua costante volontà di smascherare le menti criminali globali che dall’inizio hanno fatto l’errore di dare a ‘Slobo’ un podio per parlare.

    Appena due giorni dopo la morte di Milosevic ci sono già molte prove che indicano che si è trattato di omicidio.



    - Milosevic ha scritto una lettera il giorno prima di morire, affermando che in prigione lo stavano avvelenando a morte . Azdenko Tomanovic, l’avvocato che seguiva Milosevic durante il processo ha mostrato ai giornalisti una lettera scritta a mano nella quale Milosevic ha scritto: “Mi vogliono avvelenare. Sono seriamente preoccupato e angosciato”.

    - Gli esami del sangue hanno rivelato che nel corpo di Milosevic era presente un farmaco che ha reso inefficace la medicina che prendeva di solito contro l’ipertensione e le sue condizioni cardiache, causandogli l’infarto che l’ha ucciso.

    - I media l’hanno raccontato come se fosse stato Milosevic a prendere deliberatamente la medicina sbagliata per poter chiedere un trattamento specialistico a Mosca e ritardare il processo. Ma francamente è assurdo. Milosevic aveva accesso solo ai farmaci che gli fornivano i medici assegnatigli dall’ONU e li prendeva sotto stretta sorveglianza. Dobbiamo credere che Milosevic è riuscito a costruirsi un laboratorio segreto di farmaci nella sua cella di prigione di massima sicurezza, per poi sostituire la medicina mentre era sotto costante sorveglianza?

    - Milan Babic, un ex leader serbocroato che ha testimoniato contro Milosevic è stato “suicidato” sei giorni prima della morte di Milosevic. Secondo la BBC, la portavoce del tribunale Alexandra Milenov ha detto che non aveva fatto alcun riferimento al suicidio. “Non c’era niente di strano nel suo comportamento”, ha affermato. Pare che un altro detenuto a l’Aja, Slavko Dokmanovic, si sia suicidato nel 1998.

    - L’avvocato britannico Steven Kay QC ha escluso l’ipotesi del suicidio, dicendo che Milosevic, prima di essere trovato morto, gli aveva detto: “Non sono arrivato fin qui per non vedere come va a finire”.

    - I globalizzatori desideravano eliminare Milosevic da molto tempo. L’ex agente dell’MI6, Richard Tomlinson afferma di aver visto dei documenti nel 1992 che parlavano di un possibile assassinio di Milosevic per mezzo di un incidente d’auto inscenato, in cui l’autista sarebbe stato accecato da un flash e un guasto controllato a distanza ai freni avrebbe causato lo schianto. La stessa identica tecnica è stata usata davvero nell’omicidio della Principessa Diana.

    Milosevic era una mina vagante e conosceva profondamente la criminalità dei globalizzatori dopo il colpo di stato FMI/Bilderberg in Serbia negli anni ‘90.

    Nel marzo del 2002, Milosevic aveva presentato al tribunale dell’Aja alcuni documenti dell’FBI che provavano che il governo degli Stati Uniti e la NATO avevano fornito assistenza finanziaria e militare ad Al Qaida per aiutare l’Esercito di Liberazione del Kossovo nella guerra contro la Serbia.

    Questo non era andato giù al Pentagono e alla Casa Bianca, che in quel periodo stavano tentando di vendere una guerra al terrorismo ed erano in pieni preparativi per giustificare l’invasione dell’Iraq.

    Milosevic ha parlato ripetutamente di come un gruppo di oscuri internazionalisti avesse causato il caos nei Balcani, perché era il passo successivo nella costruzione di un “nuovo ordine mondiale”.

    Durante un discorso al Congresso serbo nel febbraio 2000, Milosevic ha affermato,

    “La piccola Serbia e il suo popolo hanno dimostrato che è possibile la resistenza. Applicata ad un livello più vasto - era organizzata soprattutto come ribellione morale e politica contro la tirannia, l’egemonia, e il monopolio, che generano fra le nazioni e i popoli astio, paura e nuove forme di violenza e vendetta contro i campioni della libertà - una resistenza del genere fermerebbe l’escalation dell’inquisizione dei tempi moderni. Bombe all’uranio, manipolazioni sui computer, giovani assassini drogati e corrotti da criminali locali ricattati, promossi ad alleati del nuovo ordine mondiale, questi sono gli strumenti di un’inquisizione che per la sua crudeltà e il suo ciniscmo ha superato qualsiasi forma precedente di violenza vendicativa commessa contro il genere umano in passato”.

    Milosevic era tutt’altro che un angelo, ma le prove che lo ricollegano a genocidi tipo Srebrenica, nel quale sono morti 7000 musulmani, si sono continuamente rivelate essere false. In realtà Srebrenica avrebbe dovuto essere ‘zona protetta dall’ONU’, proprio come il Ruanda, i peacekeeper dell’ONU si sono deliberatamente ritirati e hanno permesso il massacro, accusando poi Milosevic.

    La denuncia di Milosevic del coinvolgimento ONU nel massacro di Srebrenica è stata un altro dei motivi per i quali i verbali del tribunale sono stati duramente commentati e censurati, e un ulteriore fattore che ha contribuito al suo assassinio.

    Paul Joseph Watson
    Fonte: http://www.propagandamatrix.com/
    Link: http://www.propagandamatrix.com/articles/march2006/130306milosevicmurdered.htm
    13.03.2006

    Confronti, dibattiti, di nuovo confronti.

    Martedì scorso ecco il primo confronto tra Prodi e Berlusconi, dopo tanti attacchi e controattacchi a distanza o per interposta persona (o voce). Che dire? L'impressione, alla fine del programma, era che nessuno dei due avesse prevalso nettamente sull'altro. Tuttavia bisognava tener conto di alcuni fattori:
    1) agli interventi di Prodi, dal tono di voce talvolta esitante, Berlusconi rispondeva con un'arroganza che celava un imbarazzo ben maggiore;
    2) su Berlusconi pesano cinque anni di governo, appena vissuti, che sono stati una dolorosa prova del nove per lui.
    Non dimentichiamoci che Berlusconi, fin tanto che era all'opposizione, si era presentato come l'uomo mandato dalla Provvidenza, l'imprenditore di successo che disinteressatamente aveva preso a cuore le sorti dell'Italia. Non governando, la sua reale altezza politica non poteva certo essere verificata, e quindi il bombardamento mediatico funzionava alla perfezione. Ma fin dai primi giorni di governo, dopo il maggio 2001, le cose cambiarono in peggio per l'immagine del Cavaliere...
    Tuttavia non va sottovalutato il fatto che molti italiani abbiano votato Berlusconi pur sapendo veramente chi era... e l'hanno votato proprio per questo. Perchè quello stereotipo di italiano incarnato da Berlusconi (ruffiano e dissimulatore, umile con i superbi e superbo con gli umile, e per il quale la morale esiste solo quando si parla degli altri) purtroppo corrisponde anche a parecchi nostri concittadini... E saranno loro a difendere Berlusconi fino all'ultimo.
     
    Comunque ringrazio Berlusconi per aver dimostrato agli italiani chi è veramente: hai distrutto il paese, hai adeguato la legge ai tuoi comodi, hai messo i tuoi interessi al di sopra di quelli del popolo (non avrebbe potuto essere altrimenti), ma in questo hai fatto ciò che la profezia di Montanelli aveva predetto. Una volta che gli italiani ti avranno conosciuto, saranno stati vaccinati.
     
    C'è solo da sperare che il 9 e 10 aprile non serva una doppia vaccinazione...
    3월 14일

    La guerra dei sondaggi

    Oggi pomeriggio, ore 16.00, mi sono collegato ad internet per consultare il sito di sondaggi politici "Il Barometro Politico", il più importante in Italia dopo quello ufficiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
     
    Nella Home Page trovo un sondaggio aperto a tutti i visitatori; è quello che ogni mese viene aperto sulle intenzioni di voto del momento. Clicco per parteciparvi e... sorpresa!
     
    Mi appare questo messaggio:
     

    SONDAGGIO SOSPESO CAUSA TENTATIVO DI BROGLI IN CORSO

    SERVIZIO SOSPESO CAUSA ATTACCO MILITANTI DEL "MOTORE AZZURRO"

    TUTTI I LORO VOTI VERRANNO CANCELLATI.

     

    Per chi non lo sapesse, il "Motore Azzurro" è il faraonico centro inaugurato alcuni mesi fa a Roma da Silvio Berlusconi per pianificare la riscossa di Forza Italia.

    Il tentativo di truccare dei sondaggi aperti a tutti mediante un attacco hacker, per poi usare quei sondaggi a scopo pubblicitario è un'altra delle sordide maniere con cui si conduce la famosa "guerra dei sondaggi". E' anche una guerra sotterranea, e come tutte le guerre non conosce nè regole nè codici.

    Come dice sempre anche lei da qualche giorno a questa parte, signor Berlusconi: "Vergogna".

    (andate a vedere: http://brunik.altervista.org/osservatorioelettorale5.html )

    3월 13일

    Abusi sessuali di militari americani su adolescenti irachene

    ABUSI SESSUALI DEI SOLDATI USA SU ADOLESCENTI IRACHENE
    Postato il Wednesday, 08 March @ 06:00:00 CST di carlo
     
     
      Iraq DI MUHAMMAD ABU NASR
    (Free Arab Voice)

    Tratto dal Rapporto sulla Resistenza Irachena del 3 marzo 2006

    In un dispaccio inviato venerdì sera alle 11.40 pm (tempo della Mecca), Mafkarat al-Islam ha riferito che pochi giorni fa le truppe statunitensi nella città irachena settentrionale di Mosul hanno fermato un bus che portava delle studentesse all'istituto locale per insegnanti e, ad armi puntate, hanno costretto le giovani a scoprirsi la testa e a denudarsi il petto.

    Il corrispondente da Mosul per Mafkarat al-Islam ha riferito che una pattuglia statunitense aveva fermato il bus, appartenente all'istituo magistrale di Mosul, mentre si dirigeva proprio all'istituto alle 7.30 am (ora locale). Dei soldati maschi statunitensi, accompagnati da molte soldatesse, sono saliti a bordo del bus ed hanno ordinato al guidatore di scendere dal veicolo, che aveva una capacità di 44 persone.

    Subito dopo gli Statunitensi hanno legato il conducente per poi gettarlo a terra. In seguito, mentre i soldati Usa puntavano le loro ami da fuoco sulle ragazze, uno di loro, parlando un arabo stentato, ha ordinato alle ragazze di aprire le camice ed esporre il petto. I solati Usa hanno ordinato che scoprissero anche la testa e i capelli.

    Una delle studentesse - che da allora ha deciso di lasciare la scuola - in seguito ha parlato al corrispondente di Mafkarat al-Islam dell'incidente. Ha raccontato che erano tutte sotto schock per l'ordine dei soldati e che cercavano di urlare forte quanto potevano per avere aiuto, chiedendo "Aiuto, salvate il nostro onore! Dio è il più grande! Aiuto, salvate la nostra dignità! Dio è il più grande!". Le loro urla e pianti hanno solo fatto ridere gli Statunitensi, che si sono presi gioco di loro. Uno dei soldati ha urlato puntando la sua arma sulle loro teste, così sono state costrette a scoprirsi il capo e denudarsi il petto.

    La ragazza ha detto che nel frattempo le loro urla erano state udite dalle persone nell'area, che sono corse per raggiungere la direttrice dell'istituto. Lei si è immediatamente precipitata sul luogo con il responsabile locale dell'educazione, una folla di uomini del luogo e alcuni dei poliziotti fantoccio. Gli Statunitensi sono scesi dal bus, mentre molte delle ragazze all'interno svenivano per lo shock e l'umiliazione.

    Il corrispondente di Mafkarat al-Islam ha parlato con Shaykh Duwwas ash-Shamari, uno dei capi tribali nell'area di Mosul, che ha confermato il tutto. Ha detto che è vero e che glielo aveva confermato una delle ragazze dentro il bus. Ha anche detto che gli Statunitensi avevano commesso l'oltraggio, anche se il governatorato fantoccio di Mosul e alcuni funzionari locali fantoccio hanno negato i resoconti affermando di doverlo fare in modo di evitare di agitare la popolazione dell'intera città.

    La Resistenza Irachena ha risposto ai resoconti lo stesso giorno attaccando quattro quartieri militari statunitensi a Mosul, distruggendo così due Humvee.

    Una delle insegnanti dell'istituto ha detto al Mafkarat al-Islam che molte delle studentesse hanno smesso di seguire il programma dopo l'oltraggio. Nel frattempo, molti giornalisti locali che lavorano per varie agenzie hanno anch'essi appresso dell'incidente da persone del luogo e parenti delle ragazze, ma erano riluttanti a renderlo noto pubblicamente.

    Una delle studente ha detto al Mafkarat al-Islam di essere determinata a spedire una lettera riguardo questo crimine agli stati arabi ed islamici, appellandosi a loro perché porgano attenzione a quel che sta accadendo in Iraq, in nome del futuro. Ha anche detto che vuole siano consapevoli di cosa significhino veramente la libertà e la democrazia statunitensi. Vuole che pensino a cosa può succedere a delle donne "libere" all'ombra della "democrazia americana".

    Data: 3 marzo 2006

    Fonte: http://www.freearabvoice.org

    Link: http://www.freearabvoice.org/Iraq/Report/report447.htm

    Traduzione dall'inglese a cura di CARLO MARTINI per www.comedonchisciotte.org
     

    Berlusconi vs Annunziata

    Come avrete capito, ho deciso di non postare più articoli di giornali se non quando sono strettamente necessari (per esempio, se si tratta di articoli di alto valore e inerenti tematiche particolarmente complesse) preferendo commentare i fatti quotidiani da solo: dopotutto per un blog è più appropriato agire così. Ho notato che sono in tanti a leggere questo blog, ma pochi a postare un commento; vi invito a farlo, sarà un piacere per me e anche per voi, visto che vi risponderò personalmente. Ma passiamo all'analisi del quotidiano.
     
    La giornata di ieri è stata dominata dalla lite televisiva tra Berlusconi e Lucia Annunziata al programma "In mezz'ora" in onda su Rai Tre. Ne sono venute fuori polemiche a non finire, ovviamente caratterizzate dal sostegno del centrosinistra all'Annunziata e di quello del centrodestra al Cavaliere. Berlusconi non è abituato alle domande, ed era venuto al programma per parlare di ciò che voleva lui; l'Annunziata l'ha sorpreso con un'intervista che non era in ginocchio come quelle di Anna La Rosa e Bruno Vespa. All'estero i giornalisti torchiano i politici, con interviste talmente severe da logorare addirittura la credibilità politica del candidato. In Italia invece c'è l'adulazione nei confronti dei potenti, e Berlusconi ha rappresentato e rappresenta tuttora il potente per eccellenza. Ma al di là di tutte queste considerazioni, ormai ben note e sottolineate dai principali giornali italiani nella giornata di oggi, mi vorrei concentrare sul personaggio di Lucia Annunziata. Berlusconi tanto lo conosciamo bene, e abbiamo già detto che se n'è andato perchè preso alla sprovvista da un comportamento a lui non gradito. La signora Lucia Annunziata è la donna più ambigua della sinistra, ammesso che della sinistra faccia veramente parte. In realtà è una qualunquista, e lo dimostra perfettamente il giornale da lei fondato, "Il Riformista": un giornale che dice di ispirarsi al giornalismo anglosassone, ma ben lontano dalla "scorrettezza politica" tipica di quel mondo. Il Riformista infatti è l'ipocrisia su carta stampata per eccellenza: si presenta come giornale di sinistra, ma prende i soldi a destra, e spaccia per concetti di sinistra concetti provenienti da destra, e questo allo scopo di renderli appetibili alla sinistra. E' un giornale di tendenza, come Il Foglio di Giuliano Ferrara, letto da molti giornalisti e che quindi influenza la società in maniera indiretta (infatti le idee del Riformista come quelle del Foglio poi trasmigrano anche sugli altri giornali), dall'alto di una tiratura di sole 6000 copie giornaliere. La fondatrice, Lucia Annunziata, è tanto amica di D'Alema quanto di Fini: due personaggi a modo loro speculari. E' il personaggio bypartisan per eccellenza, e non a caso proprio Berlusconi la scelse, tra una lista di personalità gradite anche al centrosinistra, perchè facesse il presidente della Rai. Ecco perchè Berlusconi non si attendeva, da una giornalista "amica", un atteggiamento improvvisamente così professionale, veramente britannico, anzichè servile come i leali Vespa, La Rosa, Masotti e Mimum sempre gli riservano. Per tale ragione Marco Travaglio si sente di dare quasi ragione a Berlusconi, come ha detto in un'intervista; Lucia Annunziata è stata sempre per il Cavaliere una sua donna di fiducia nel mondo della sinistra, e come presidente della Rai fece censurare ed espellere dall'azienda Sabina Guzzanti, colpevole di avere narrato agli spettatori il passato di Berlusconi nel programma RaiOt. Fu la quarta epurazione eccellente, dopo quelle di Luttazzi, Biagi e Santoro del biennio prima; epurazione condotta da una sedicente donna di sinistra, "garante del pluralismo".
     
     
     
    3월 12일

    Giornate dense di novità e avvenimenti

    In questi giorni ne abbiamo viste di tutti i colori. Facciamo un breve riassunto.
     
    E' morto Slobodan Milosevic. Chi era lo sappiamo tutti, e il nomignolo di "macellaio dei Balcani" la dice tutta. Se l'è sempre cavata, compresa quest'ultima volta; soprattutto se l'è cavata nelle numerose guerre che ha scatenato in nome della Grande Serbia, e che sempre si sono risolte in una disfatta per la sua Vojska, quello che un tempo era il quarto esercito al mondo. Se avesse avuto la sfera di cristallo, la guerra del Kosovo l'avrebbe scatenata nel 2001, e adesso sarebbe uno dei migliori amici di Bush, suo aiutante nei Balcani per la lotta al terrorismo islamico. Un po' come ha fatto Musharraf, che a un certo punto agli americani ha fatto parecchio comodo.
     
    Ieri a Milano c'è stata una mezza guerra civile. I tg hanno detto che sono stati solo i no global (e si sono guardati bene dal fare gli opportuni distinguo, come già avvenne quando descrissero i fatti di Genova del 2001) a creare tutti quegli sconquassi. Nessuno ovviamente ha detto che la causa di tutto ciò era una manifestazione, tranquillamente autorizzata dalla giunta Albertini, di militanti di Forza Nuova e Ms Fiamma Tricolore, vestiti di nero, con croci celtiche e svastiche al seguito, e inni al Duce e saluto romano d'ordinanza. Ci mancherebbe altro. Nessuno ha pensato di insinuare l'idea tutt'altro che insensata che la giunta di Milano, per favorire la signora Moratti, avesse dato via libera alla destra estrema per provocare le ire della sinistra estrema. Ma si sa, siamo l'Italia dei grandi giornalisti alla Clemente Mimun, e allora tutto torna.
     
    In Francia si rivivono le scene del 1968. E come allora si vedono i poliziotti picchiatori; sembrano le scene della Diaz, e questo fa pensare sulla degenerazione della destra francese. Beninteso, i gollisti francesi rimangono sempre di un'altra pasta rispetto ai destrorsi nostrani come Fini e Casini, e la stessa cosa vale per la CDU della signora Merkel. Giammai vedremo il centrodestra francese o tedesco allearsi ai neonazisti o ai neofascisti, come invece avviene qui in Italia nella compiaciuta indifferenza di (quasi) tutti. Però sono ormai lontani, anche in Francia, i tempi in cui Chirac tirava per le orecchie i socialdemocratici svedesi (!!!) perchè al G8 di Goteborg avevano mandato i poliziotti con i manganelli spianati. All'epoca Jacques Chirac disse: "Avreste potuto uccidere qualcuno". Frase che si guarderebbero bene dal dire anche i signori della sinistra nostrana. La realtà è che il mondo sta cambiando, entrando in una fase prima insospettata e sconosciuta di turbolenze sociali, e questo un po' in tutto il mondo: in Sud America, in Nord America, in Europa, in Russia, in Cina, persino nel continente africano solitamente ai margini per quanto riguarda il protagonismo storico. E il cosiddetto ancien régime si trova molto imbarazzato da tutto ciò, e reagisce con gli unici metodi che conosce, e che prima non era costretto ad utilizzare.
     
    Il Cardinale Martini, uno degli uomini più progressisti della Chiesa, ha proposto di insegnare l'ora di religione islamica a scuola insieme a quella di religione cristiana. E' una proposta che coglie di sprovvista l'estabilishment italico, aduso ad eccessi di zelo tali nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche al punto tali da surclassare non di rado in oscurantismo politico e religioso (il referendum sulla procreazione assistita, la commissione sull'aborto, la proposta di inserire militanti di Comunione e Liberazione nei consultori familiari lo insegnano). Tuttavia, me lo si lasci dire, è una proposta che dimostra quanto siamo lontani dall'idea di Stato Laico. Si confonde la società, multietnica e multireligiosa, con lo Stato che invece deve essere laico e non multireligioso. Se a scuola cominciano ad insegnare la religione cattolica, poi dobbiamo passare a quella islamica, e poi anche a tutte le altre: perchè i Testimoni di Geova non potrebbero avere il loro insegnante di religione, e così i Protestanti in Piemonte e Valle d'Aosta? E chi li deve mantenere tutti questi insegnanti? Libere religioni in libero Stato, e non Stato prigioniero sotto religioni libere. Lo Stato, se è laico, deve togliere l'insegnamento della religione e reintrodurre l'insegnamento dell'Educazione Civica, colpevolmente trascurata e cancellata dai programmi scolastici... e con quali risultati si vede.
    3월 10일

    Caracas teme un attacco militare da Washington

    IL VENEZUELA NEL MIRINO DI WASHINGTON
    Postato il Tuesday, 07 March @ 20:50:00 CST di olimpia
     
     
      Venezuela  DI SALIM LAMRANI
    “Rebelión”

    L’ostilità da parte degli Stati Uniti nei confronti del governo del presidente Chávez assume aspetti sempre più inquietanti. In un recente documento il Pentagno ha giudicato il “risorgere di movimenti autoritari e populisti in alcuni paesi quali il Venezuela fonte di instabilità politica ed economica”. Tale dichiarazione è ancor più preoccupante se si pensa che il Dipartimento della Difesa raramente nomina paesi nel piano di difesa quadriennale (Quarterly Defense Review), ma si limita solitamente a considerazioni di tipo generale. (1)



    Alcuni giorni prima, il ministro della difesa statunitense, Donald Rumsfeld, aveva paragonato Hugo Chávez a Hitler davanti al National Press Club di Washington: “In Venezuela abbiamo Chávez che ricava molto denaro dal petrolio. Inizialmente è stato eletto in modo legale, come Adolf Hitler. In seguito ha consolidato il proprio potere e adesso lavora con Fidel Castro, il signor Morales e altri”, ha sottolineato. (2) “Abbiamo visto più di un leader populista attrarre le masse popolari in questi paesi. E hanno avuto luogo elezioni, come quella di Evo Morales in Bolivia, che sono evidentemente preoccupanti”,ha concluso. (3)

    La risposta venezuelana non si è fatta aspettare. Il vicepresidente della Repubblica, José Vicente Ranger, ha condannato con fermezza le parole aggressive di Rumsfeld: “Non siamo disposti ad accettare passivamente che il governo nazionale […] venga aggredito impunemente da persone totalmente inaffidabili dal punto di vista politico, morale ed etico, come la combriccola che accompagna ‘l’Hitler nordamericano’ George Bush”. (4)

    Nella stessa direzione, il direttore dei servizi d’intelligence, John Negroponte, ha accusato il Venezuela di “promuovere in America Latina una politica estera militante che prevede di mettere a disposizione il petrolio ad un prezzo preferenziale in cambio di alleanze”. Allo stesso tempo diffamato la catena televisiva internazionale Telesur, il cui compito è quello di rompere l’egemonia della CNN nel continente. Ha affermato davanti ad una commissione del Senato che “il Venezuela è la sfida principale alla sicurezza dell’emisfero”, e che la priorità di Washington è quella di impedire a qualunque costo la rielezione di Hugo Chávez nel prossimo dicembre 2006. Per finire ha minacciato la Bolivia che “continua a fornire informazioni ambigue riguardo alle proprie intenzioni”. (5)

    “la politica estera militante” evocata da John Negroponte si riferisce alla cooperazione di tipo solidale progettata da parte del Venezuela, che permette a numerose nazioni povere della regione di acquistare combustibile ad un prezzo preferenziale. Keith Mitchell, primo ministro di Grenada, ha firmato un accordo di cooperazione energetica con il presidente Chávez che prevede il rifornimento di 1000 barili di petrolio giornalieri con uno sconto del 50% sul prezzo di mercato. Il Venezuela ha inviato anche un gruppo di militari e ingegneri civili a Grenada per ricostruire le scuole distrutte dai numerosi uragani. Il modello di integrazione preannunciato da parte della Alternativa Boliviana per le Americhe (ALBA), completamente opposto all’ultraliberalismo distruttivo dell’Area del Libero Scambio delle Americhe (ALCA), ha irritato notevolmente la Casa Bianca. (6)

    Di fronte alle esplicite minacce lanciate dall’amministrazione Bush, il Venezuela ha deciso di rafforzare la propria difesa comprando alcuni cacciabombardieri dalla Spagna. Ma Washington ha proibito al governo di José Luis Rodríguez Zapatero di fornire aerei militari dotati di tecnologia statunitense alla Repubblica Boliviana, dal momento che una vendita che ammonta a duemila milioni di dollari potrebbe “contribuire alla destabilizzazione dell’America Latina”, secondo Sean McCormack, portavoce de Dipartimento di Stato. (7) Anche in questo senso il Brasile si è opposto al divieto statunitense, affermando che procederà alla vendita di 20 aerei al Venezuela. (8)

    Secondo il parere di Washington, la vendita di armi al Venezuela correrebbe il rischio di destabilizzare la regione. McCormark spiega che le “inquietudini si fondano su ciò che consideriamo essere una militarizzazione esagerata del Venezuela. (9) Beh, la società statunitense Lockheed Martin ha appena consegnato vari cacciabombardieri F16 al Cile, e prevede di fornir(glie)ne altri otto durante l’anno 2006. il Cile dispone in questo momento della flotta aerea più moderna dell’America Latina, senza che ciò provochi alcun problema all’amministrazione di Bush, ossessionata solamente dalle riforme progressiste intraprese da Caracas. (10)

    Oltre all’importante acquisto di un armamento indispensabile per la difesa della nazione (100.000 fucili e 15 elicotteri comprati dalla Russia), il presidente Chávez ha deciso di creare un esercito di un milione di volontari per far fronte ad un’eventuale invasione militare del paese da parte delle truppe statunitensi. Il governo bolivariano ha scelto di seguire l’esempio di Cuba in materia di preparazione della difesa. “perché i gringos hanno invaso mezzo mondo e non hanno mai invaso Cuba? A Cuba è tutta la popolazione [che è] addestrato per difendere palmo a palmo il territorio e la Rivoluzione cubana”, ha fatto notare Chávez. (11)

    Gli Stati Uniti hanno intrapreso anche un’azione di spionaggio e di istigamento alla sovversione interna attraverso la loro ambasciata a Caracas, col fine di destabilizzare il paese sempre più conquistato dall’avanzamento sociale ottenuto da parte del governo. “Alcuni ufficiali di basso rango fornivano informazioni al Pentagono”, ha dichiarato il Vicepresidente venezuelano. Un addetto militare statunitense, John Correa, che aveva preso contatto con i suddetti ufficiali, con l’obiettivo di cospirare contro le autorità, è stato espulso dal paese. (12) Per quello che riguarda i militari venezuelani, sono invece stati sottoposti a giudizio per collaborazione con una potenza straniera. (13)

    In rappresaglia Washington ha definito Jenny Figueredo Frías, capo del gabinetto dell’ambasciatore venezuelano Bernado Álvares a Washington, persona non grata, ammettendo allo stesso tempo che si trattava di una misura arbitraria: “Questa decisione è una risposta all’espulsione da parte del governo venezuelano del comandante John Correa, addetto navale all’ambasciata degli Stati Uniti a Caracas”, ha affermato il portavoce del Dipartimento di Stato. (14)

    Tony Blair, fedele e incondizionato servitore dell’amministrazione Bush, ha dato dimostrazione della propria totale subordinazione a Washingotn, durante una seduta settimanale del Parlamento britannico. Il deputato laburista Colin Burgon ha interpellato il Primo ministro: “Sono sicuro che Lei condivide la soddisfazione di molti deputati laburisti per lo spostamento a sinistra che è stato registrato in America Latina [con l’arrivo al potere di] governi che lottano per gli interessi della maggioranza, e non di pochi”. Poi, proseguendo gli ha domandato, “però Lei sarebbe d’accordo sul fatto che sarebbe sbagliato per tutti se permettessimo che le nostre politiche nei confronti di questi paesi, specialmente di nazioni come il Venezuela, siano definite dall’agenda della destra repubblicana del governo statunitense?”. (15)

    In modo sorprendente, Blair, ha riposto: “Fino a un certo punto”, provando a giustificare le proprie parole ha affermato che era “importante che il governo venezuelano comprenda che se vuole essere rispettato dalla comunità internazionale, deve rispettare le regole della comunità internazionale”. Evidentemente, per “comunità internazionale”, bisogna intendere qui “gli Stati Uniti”, le cui “regole” devono essere applicate senza discutere. Per il Primo ministro britannico, la sovranità dell’Inghilterra finisce dove iniziano gli interessi americani. (16)

    Le preoccupazioni di Washington si fondano attualmente su Hugo Chávez, dal momento che questo simbolizza il rinnovamento politico in America Latina, destinando le risorse nazionali alla fascia sociale più svantaggiata. Il governo venezuelano ha appena approvato un impressionante aumento dei salari dei funzionari che passa dal +34% al +61,8%, il che equivale ad un incremento medio del 47%. Inoltre ha rivisto un rialzo del 15% del salario minimo degli impiegati del settore privato. A partire dell’anno 2000, il salario minimo in Venezuela è stato incrementato ogni anno del 20-30%. Tutta la popolazione ha beneficiato ampiamente delle entrate provenienti dalla crescita economica, che nel 2005 è cresciuta del 9,4%. (17)

    Per contro in Francia, quinta potenza mondiale, il cui modello sociale è tanto lodato, il salario dei funzionari è stato incrementato nel 2005 solo dell’1%. Per quello che riguarda i salari del settore privato, questi hanno registrato un aumento dello 0,6% in termini reali (rialzo del 2,8% meno il 2,2% di inflazione). Il “socialismo del XXI secolo”, annunciato dal presidente Chávez, non sarà certo applicato a breve in Francia, dove il governo conduce una politica antisociale spietata iniziata nel 2002. (18)

    Analogamente sono stati destinati mille milioni di bolivares [che equivalgono a più di 300.000 Euro, ndt] alla missione [cosí vengono chiamati i singoli progetti del governo a favore dei più poveri, ndt] “Barrio Adentro III”, sistema di copertura medica universale e gratuita creata da parte del governo. Questa somma permetterà l’acquisto di 30932 apparecchiature sanitarie (ambulanze, apparecchi digitali per ultrasuoni, ecc...). I fondi provenienti dalle eccedenze petrolifere vengono così investiti direttamente nel settore sociale. (19)

    Il sistema unico di salute creato in Venezuela grazie, tra gli altri, all’aiuto di 15000 medici cubani, ha permesso la realizzazione di 163 milioni di visite, cioè di 8 visite per abitante. La missione “Barrio Adentro I” ha salvato la vita a 31186 persone, grazie alla creazione di 1012 consultori popolari nelle zone più povere, a cui si aggiungeranno altri 20359 centri dello stesso tipo. La missione “Barrio Adentro II” ha creato 100 centri di diagnosi integrale (CDI) che offrono un servizio medico completo, e se ne stanno costruendo altri 500 in tutto il paese. Infine, con la “Misión Milagro” realizzata da Cuba, più di 176000 venezuelani che avevano perso la vista per problemi di cataratta sono stati operati gratuitamente da professionisti dell’isola. (20)

    Per quello che riguarda la disoccupazione non ha smesso di diminuire, passando dal 13,2% di giugno 2005 al 11,4% del dicembre 2005. La politica efficace del governo ha permesso a 367199 persone di trovare un lavoro. (21)

    L’Unesco ha voluto evidenziare gli spettacolari successi sociali della Rivoluzione Bolivariana conferendo a Hugo Chávez il Premio Internazionale José Martí. Questo riconoscimento ricompensa gli sforzi del presidente a favore dell’unità e dell’integrazione dei paesi dell’America Latina e dei Caraibi, così come la conservazione delle loro identità, tradizioni e culture. (22) Infatti il Venezuela fornisce petrolio ai propri vicini nel continente a tariffe più vantaggiose, però anche ad alcune zone nordamericane come il Vermont, il Maine o Rhode Island. Gli abitanti di queste regioni, abbandonati dall’amministrazione Bush, potranno così comprare combustibile a tariffe sovvenzionate al 40% dalla filiale petrolifera venezuelana Citgo.“Questo significherà un risparmio di vari milioni di dollari per la popolazione del Vermont”, ha indicato Erin Campbell portavoce del Vermont. (23)

    Il 6 febbraio il governo Bush ha reso pubblico il progetto di bilancio per l’anno 2007, che include un aumento importante delle somme destinate alla difesa, alla sicurezza interna e alle relazioni estere. Il bilancio della difesa supera ogni record con un ammontare di 439,3 mila milioni di dollari, cioè un rialzo del 6,9% rispetto all’anno scorso. Allo stesso tempo alcuni fondi, tra i quali quelli destinati a salute, giustizia e educazione, hanno subíto una drastica riduzione. Per esempio, 141 programmi sociali stanno per essere ridotti o soppressi. È prevista una riduzione di 65 mila milioni nel programma Medicare che fornisce servizi sanitari agli anziani e ai disabili. Anche la copertura pensionistica verrà drasticamente ridotta. Tra Caracas e Washington si scontrano due modelli di società diametralmente opposti. Da una parte il benessere del cittadino si trova al centro del progetto nazionale, mentre dall’altra la soddisfazione del complesso industriale e militare continua ad avere la priorità assoluta. (24)
    Così, mentre il governo Bush è disposto a tutto pur di impedire un nuovo trionfo elettorale ineluttabile di Hugo Chávez il 3 dicembre 2006, il Venezuela continua ad intraprendere riforme destinate a migliorare il livello di vita della propria popolazione. Il suo prestigio nel resto del continente è proporzionale al tramonto dell’influenza statunitense. La ragione è molto semplice: mentre il Venezuela in sette anni ha concesso 28 mila milioni di dollari come aiuto estero ai proprio vicini – una media annuale di 3,6 mila milioni di dollari -, gli Stati Uniti hanno previsto una drastica diminuzione del proprio contributo per l’anno 2007, con una diminuzione del 28,5% degli aiuti allo sviluppo per l’America Latina e i Caraibi, una diminuzione del 10% per gli aiuti medici, e una riduzione dell’11% del proprio finanziamento alla Organizzazione degli Stati Americani (OEA). Anche qui si contrappongono due messaggi: Caracas mette a disposizione 3,6 mila milioni di dollari all’anno in aiuti all’America Latina, mentre Washington prevede di diminuire il proprio appoggio economico di 1,2 mila milioni di dollari. (25)

    Il governo bolivariano sfida con successo la dottrina neoliberale, insostenibile da un punto di vista politico, economico e sociale, il che spiega l’ira della Casa Bianca. Nonostante le diverse aggressioni e le minacce provenienti dal Nord, il presidente Chávez ha dato dimostrazione della propria apertura nei confronti di Washington: ”Se loro cambiano la propria attitudine, noi risponderemo allo stesso modo. Tutto si può migliorare […] se dimostrano rispetto nei confronti della nostra sovranità, rispetto nei confronti delle nostre decisioni”. Però è poco probabile che la ragione e il dialogo prevalgano all’interno della bellicosa amministrazione Bush. (26)

    Salim Lamrani
    Fonte: www.rebelion.org/
    Link: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=27363
    25.02.06

    Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SILVIA ROGAI
    3월 8일

    Anche Paolo Mieli si schiera con l'Unione. E fioccano le polemiche.

    La scelta del 9 aprile
    Centrosinistra e centrodestra al voto
    di
    Paolo Mieli
    A dispetto di quel che da tempo attestano, unanimi, i sondaggi, il risultato delle elezioni che si terranno il 9 e 10 aprile appare ancora quantomai incerto. È questo un buon motivo perché il direttore del Corriere della Sera spieghi ai lettori in modo chiaro e senza giri di parole perché il nostro giornale auspica un esito favorevole ad una delle due parti in competizione: il centrosinistra. Un auspicio, sia detto in modo altrettanto chiaro, che non impegna l’intero corpo di editorialisti e commentatori di questo quotidiano e che farà nel prossimo mese da cornice ad un modo di dare e approfondire le notizie politiche quanto più possibile obiettivo e imparziale, nel solco di una tradizione che compie proprio in questi giorni centotrent’anni di vita.
    La nostra decisione di dichiarare pubblicamente una propensione di voto (cosa che abbiamo peraltro già fatto e da tempo in occasione delle elezioni politiche) è riconducibile a più di una motivazione. Innanzitutto il giudizio sull’esito deludente, anche se per colpe non tutte imputabili all’esecutivo, del quinquennio berlusconiano: il governo ha dato l’impressione di essersi dedicato più alla soluzione delle proprie controversie interne e di aver badato più alle sorti personali del presidente del Consiglio che non a quelle del Paese. In secondo luogo riterremmo nefasto, per ragioni che abbiamo già espresso più volte, che dalle urne uscisse un risultato di pareggio con il corollario di grandi coalizioni o di soluzioni consimili; e pensiamo altresì che l’alternanza a Palazzo Chigi - già sperimentata nel 1996 e nel 2001 - faccia bene al nostro sistema politico. Per terzo, siamo convinti che la coalizione costruita da Romano Prodi abbia i titoli atti a governare al meglio per i prossimi cinque anni anche per il modo con il quale in questa campagna elettorale Prodi stesso ha affrontato le numerose contraddizioni interne al proprio schieramento.
    Merito, questo, oltreché di Romano Prodi, di altre quattro o cinque personalità del centrosinistra. Il leader della Margherita Francesco Rutelli, che ha saputo trasformare una formazione di ex dc e gruppi vari di provenienza laica e centrista in un moderno partito liberaldemocratico nel quale la presenza cattolica è tutelata in un contesto di scelte coraggiose nel campo della politica economica e internazionale. Piero Fassino, l’uomo che più si è speso per traghettare, mantenendo unito e forte il suo partito, la tradizione postcomunista nel campo dominato dai valori di cui sopra. I radicalsocialisti Marco Pannella e Enrico Boselli che con il loro mix di laicismo temperato e istanze liberali rappresentano la novità più rilevante di questa campagna elettorale. Fausto Bertinotti, il quale per tempo ha fatto approdare i suoi alle sponde della nonviolenza e ha impegnato la propria parte politica in una nitida scelta al tempo della battaglia sulle scalate bancarie (ed editoriali) del 2005.
    Noi speriamo altresì che centrosinistra e centrodestra continuino ad esistere anche dopo il 10 aprile. E ci sembra che una crescita nel centrodestra dei partiti guidati da Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini possa aiutare quel campo e l’intero sistema ad evolversi in vista di un futuro nel quale gli elettori abbiano l’opportunità di deporre la scheda senza vivere il loro gesto come imposto da nessun’altra motivazione che non sia quella di scegliere chi è più adatto, in quel dato momento storico, a governare. Che è poi la cosa più propria di una democrazia davvero normale
    08 marzo 2006
    3월 7일

    Le torture nelle carceri irachene continuano

    06.03.2006
    Torture nelle carceri in Iraq, per Amnesty non sono finite
    di red

    Amnesty International condanna in un rapporto la detenzione senza accuse in Iraq di circa 14.000 persone, né incriminate ufficialmente né processate, affermando che la lezione sugli scandali per gli abusi contro i detenuti di Abu Ghraib non è servita. Migliaia di detenuti in Iraq sono privati dei loro diritti fondamentali mentre continuano a giungere notizie di torture, denuncia un rapporto di Amnesty International.

    Il rapporto di 48 pagine sottolinea che migliaia di iracheni sono detenuti senza essere stati formalmente incriminati o processati. Fra questi, 200 sono prigionieri da più di due anni, e quasi 4mila da più di un anno. «Mantenere in carcere un così ampio numero di persone senza fondamentali garanzie legali è una grave omissione di responsabilità da parte delle forze americane e britanniche», denuncia Kate Allen, direttore di Amnesty International per la Gran Bretagna. L'organizzazione per i diritti umani menziona il caso di Kamal Muhammad, 43 anni, padre di 11 figli, detenuto da più di due anni dalle forze statunitensi. «Suo fratello riferisce che non riceve abbastanza cibo ed è dimagrito in carcere di 20 chili», afferma la Allen. Altri prigionieri, scrive il rapporto, sono stati rilasciati «senza scuse, spiegazioni o risarcimenti dopo mesi di detenzione».

    Vi sono crescenti prove di torture di detenuti da parte di forze irachene, sottolinea Amnesty, citando le testimonianze di ex prigionieri. Alcuni di loro hanno raccontato di essere stati percossi con cavi di plastica e torturati con scosse elettriche. Prigionieri sono dovuti rimanere in stanze allagate dove veniva fatta passare la corrente elettrica nell'acqua. La Allen ha ricordato lo scandalo degli abusi sui detenuti nel carcere gestito dagli americani ad Abu Ghraib e ha affermato che quella lezione è stata ignorata: «non solo prigionieri continuano ad essere detenuti nel disprezzo della legge internazionale, ma accuse di torture continuano a giungere dall'Iraq».

    Le forze americane, si legge sul sito della Bbc, rifereriscono intanto che ad ogni prigioniero viene consegnato un formulario che spiega le ragioni dela detenzione e che i loro dossier vengono riesaminati ogni 90-120 giorni. Il ministero britannico della Difesa ha risposto che ogni accusa viene presa sul serio e che gli osservatori internazionali possono visitare i suoi centri di detenzione. La Croce Rossa, aggiunge il dicastero, viene informata di ogni arresto entro 24 ore, e le famiglie dei detenuti vengono avvertite.

    Domenica scorsa, anche l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams si è detto preoccupato che il campo di prigionia americano di Guantanamo Bay possa diventare un pericoloso anomalo precedente per il diritto internazionale. «Qualsiasi messaggio che possa conferire agli Stati il diritto di scavalcare il più basilare principio dell’habeas corpus (principio del diritto penale secondo cui non si può detenere una persona se non in seguito ad una condannata avvenuta dopo un regolare processo) - ha detto l’anziano sacerdote della Chiesa d’Inghilterra - sarà benvenuta ai tiranni di tutto il mondo adesso e in futuro».


    3월 6일

    In udienza dal Papa: Berlusconi si, Berlusconi no... e le ingerenze pontificie continuano

    06.03.2006
    Contrordine, azzurri. Berlusconi non va dal Papa
    di red

    Non sono un parlamentare europeo, quindi non andrò all'udienza del Papa». A sorpresa, spiazzando probabilmente anche il suo alleato Casini che lo avrebbe dovuto accompagnare, Silvio Berlusconi ha annunciato che, no, lui dal papa il 30 marzo non ci andrà. L'annuncio della visita in Vaticano una settimana prima delle elezioni aveva provocato un pandemonio a sinistra e non solo. Romano Prodi, nel pomeriggio di lunedì, aveva dimostrato indifferenza alla visita annunciata.

    Non è chiaro il perché del voltafaccia. Nessuno fino a lunedì sera aveva smentito l'incontro: il fedelissimo Antonio Tajani, vicepresidente del Partito popolare europeo, aveva spiegato la cosa come un evento normale. A Roma si svolge il congresso del Ppe, di cui Forza Italia fa parte, e dunque è prassi normale una visita al Pontefice.

    Il premier spiega che lui non ci andrà perché non è parlamentare europeo: «Io non faccio parte del gruppo del Ppe», ha detto per spiegare il dietrofront. Dopo aver ribadito che non era in programma alcuna visita, Berlusconi ha aggiunto: «Come al solito l'isterismo di certa sinistra vede in qualunque cosa un pericolo per la propria vittoria elettorale. Non andrò dal Papa ma vinceremo lo stesso le elezioni».

    La retromarcia di Berlusconi ha investito naturalmente Pierferdinando Casini, anch'egli con un posto prenotato per la visita a Ratzinger. E imbarazza un po' l'Udeur Clemente Mastella, terzo incomodo della visita, che svicola: «Ci penserò fino a domani per decidere se andare o meno».

    Resta da capire che cosa abbia costretto il manipolo capitanato da Berlusconi ad annunciare questo precipitoso dietro-front. È possibile che ci siano state pressioni dalla stessa Segreteria di Stato vaticana. In definitiva Berlusconi molto probabilmente dal 9 aprile non sarà più l'interlocutore italiano della Santa Sede. Ma potrebbe esserci stato anche un deciso intervento del capogruppo del Ppe al Parlamento europeo, il tedesco Hans Gert Poettering, che potrebbe aver voluto evitare imbarazzanti coinvolgimenti nella politica italiana. D'altronde Poettering non ha mai nascosto una certa insofferenza per la compagine berlusconiana. E pochi giorni fa il suo illustre compagno di partito, l'ex cancellieri Helmut Kohl, ha fatto un visita largamente pubblicizzata a Romano Prodi.

    La preoccupazione di evitare di trascinare Benedetto XVI nell'agone politico è stata anche di Prodi, il quale ha tenuto a precisare che la Santa Sede decide «legittimamente» le udienze del Papa. E non ascoltando chi chiedeva pressioni su Mastella perchè rinunciasse, ha detto di non volersi prestare a alcuna polemica. Per quanto lo riguarda, il capo dell'Unione ha precisato che non intende «strumentalizzare nè coinvolgere la Chiesa cattolica e le gerarchie» nella campagna elettorale.

    La posizione di Prodi trova riscontro nei partiti a lui più vicini. La Margherita getta secchiate d'acqua sul fuoco di una polemica «esagerata» visto che, per Francesco Rutelli, non sarà una foto col Papa a permettere a Berlusconi di vincere le elezioni. I Ds sono sulla stessa linea, e Piero Fassino sottolinea, come Prodi, che il Papa riceve «legittimamente» chi vuole, per poi dirsi certo, come Rutelli, che non sarà questa udienza a decidere le elezioni. Anche se il segretario dei Ds aggiunge il rammarico per il fatto che esponenti politici possano cercare di strumentalizzare il Papa. Preoccupazione espressa anche da Massimo D'Alema, che aveva chiesto a Berlusconi di non fare dell'udienza uno «spot». Prodi e l'area ulivista hanno così evitato di alimentare lo scontro che si profilava nella coalizione, dove Mastella rifiutava le critiche e le sollecitazioni a rinunciare, invitando la coalizione a non «baloccarsi» su falsi problemi.

    Diversa la posizione dell'ala sinistra dell'Unione. Il segretario del Prc Fausto Bertinotti e il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio avevano parlato di «ingerenza» da rifiutare, mentre la Rosa nel pugno aveva rilanciato, col segretario dello Sdi Enrico Boselli, la polemica contro il concordato e, col segretario radicale Daniele Capezzone, accusava il Vaticano di aver presentato la propria «lista» per le elezioni. Anche il presidente dell'Italia dei valori Antonio Di Pietro si diceva preoccupato per «la reiterazione del nuovo pontefice a inserirsi in affari terreni».