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    4월 30일

    Ne sono successe di cose in questi giorni...

    Non sono stato dietro al blog per qualche giorno e nel mentre sono accadute un sacco di novità, alcune positive, altre negative, che mi dispiace dover concentrare tutte in un unico intervento.
    Rivolgo innanzitutto le mie condoglianze ai tre morti di Nassirija, ma colgo l'occasione per dire che, dal mio punto di vista, non sono stati eroi. Non si è eroi per essere morti a causa di una mina, dopo essere andati in un paese con scopi bellici pretestuosi, volontariamente e ben pagati. Gli eroi sono stati i ragazzi che furono mandati, durante la Grande Guerra, a morire come polli nelle trincee sul Carso, sull'Altopiano di Asiago, e soprattutto costretti, perchè non erano volontari pagati profumatamente ma semplici soldati di leva (o andavi in trincea per una guerra che non avevi voluto, o venivi fucilato come disertore). Questi ragazzi morti a Nassirija erano dei ragazzi ingenui e idealisti, ma non eroi. La loro morte si aggiunge alla lunga lista delle morti inutili, causate da ragioni ingiustificabili motivo di guerre impresentabili. Esattamente come i canadesi che morirono a Dieppe, i giapponesi che morirono nelle caverne di Okinawa, gli alpini italiani che morirono sulla sinistra del Don, i tedeschi che morirono nell'accerchiamento di Stalingrado, e così via. Morti inutili, non eroismo. Gente mandata a morire come coglioni da comandanti che appartenevano alla teppaglia, e in nome di obiettivi tutt'altro che sacrosanti.
    Di nuovo condoglianze.
     
    "Triste novella reco a voi, la nostra patria è vile!"
    Giosuè Carducci.
    4월 25일

    Il Giorno dell'Italia e dell'Europa

    Il 25 aprile gli italiani si scrollarono di dosso l'ignobile fardello del nazismo e del fascismo. Dissero di no alle atrocità della guerra, e di coloro che l'avevano voluta, trascinando un continente alla rovina. Iniziò da allora un nuovo periodo, in cui il futuro si sarebbe deciso con il lavoro, con l'onestà e con la giustizia. E' stata la primavera della libertà: le scene, identiche in tutta Europa, dall'Italia alla Francia alla Polonia, dei cittadini europei ritornati finalmente liberi e padroni dei propri destini; ad accogliere i liberatori, alleati, sovietici e partigiani; a ballare e dividere il pane, le sigarette, la musica insieme a loro; tutte queste scene costituiscono il patrimonio genetico di una cultura di Giustizia e Libertà (forse non è del tutto un caso, così si chiamava il movimento dei fratelli Rosselli che combatteva il Fascismo al suo apparire) sulla quale oggi la moderna Europa si fonda. E' la moderna Europa dell'accoglienza e della tolleranza, e che fa le pernacchie all'indirizzo di Pera e dei crociati nemici del meticciato; è la moderna Europa della difesa della civiltà e del progresso, contro tutte le barbarie, da oriente e da occidente; è la moderna Europa che si riconosce come "comunità di popoli", incontro di culture, e non come grande mercato ultracontinentale.
     
    Questo è il 25 aprile. Una data che scorre nel sangue di tutti noi, amanti della libertà e della giustizia.
     
    BUON 25 APRILE A TUTTI VOI.
    4월 22일

    Storia del ciclomotore che tanti hanno amato: il Motom

    Alla fine della Seconda Guerra Mondiale l'ingegner Battista Falchetto, già progettista della Lancia, in collaborazione con gli industriali De Angelis Frua ebbe l'idea di costruire un ciclomotore leggero robusto ed economico (quasi una piccola motocicletta), di buone prestazioni, elevata affidabilità ma che restasse nei limiti dei classici 50 cc. Il primo Motom denominato Motomic viene presentato al salone di Ginevra del 1947 ed il suo nome evoca l'atomo, allora simbolo di progresso e di futuro.

    Il Motom era costituito da un telaio stampato con forma ad X, composto da due semigusci abbinati; il serbatoio a saponetta viene inserito fra i due elementi, poco dietro il canotto di sterzo. La provata esperienza automobilistica di Falchetto lo ispira anche nella progettazione del propulsore, dotato di ciclo a quattro tempi messo a punto con il motorista Sola, anch'esso della Lancia.
    Ma sono le particolarità del motore Motom che caratterizzeranno tale veicolo per tutti i successivi anni di produzione.
    Si trattava di un motore a 4 tempi, monocilindrico, raffreddato ad aria di buona potenza e consumi eccezionalmente bassi. Caratteristiche salienti del motore Motom sono state l'affidabilità, i bassi consumi (75 Km con un litro di benzina) e le buone prestazioni (velocità massima in terza velocità superiore ai 50 Km orari, pendenza massima superabile 22%). Il motore motom subì negli anni solo delle marginali modifiche (ad esempio la lubrificazione delle valvole in testa) che furono sufficienti a migliorarne sensibilmente le prestazioni, tanto che i modelli sportivi degli anni 60 superavano i 75 Km orari pur mantenendo i consumi eccezionalmente bassi.

    Tutti ricordano il Motom per la caratteristica del manubrio che presentava concentrati tutti i comandi di guida: la mano sinistra comandava cambio, frizione e freno anteriore; la mano destra comandava freno posteriore e comando gas.
    La messa in moto, nei primi modelli era un po' complessa in quanto richiedeva l'estrazione di un pomello posto sul lato destro del carter. Nei modelli prodotti a partire da 1955 la manovra di inserzione della messa in moto veniva ottenuta portando la manopola del cambio oltre la terza.
    La trasmissione dei cambio dapprima a trasmissione a bacchetta venne sostituita da una a fili. Per quanto riguarda la ciclistica nel corso degli anni essa subì delle innovazioni fondamentali in quanto, pur rimanendo la struttura ad X del telaio, la sospensione anteriore a molla fu progressivamente sostituita dalla forcella telescopica ed il retrotreno, dapprima rigido, fu dotato di due ammortizzatori a molla.
    Il serbatolo nei primi modelli era inserito a saponetta nel monoscocca del telaio; successivamente, per aumentarne l'autonomia fu adottato un serbatoio a sella. La sella è stata sempre particolarmente comoda per le ampie dimensioni e per la buona molleggiatura. Nei primi modelli, sul retrosella era presente un bauletto portaoggetti cilindrico, sostituito nei modelli successivi da un capiente baulotto inserito tra telaio e parafango posteriore.

    Nei modelli sportivi furono studiate delle soluzioni estetiche particolarmente accattivanti come il cupolino coprifanale, la sella lunga, il manubrio stretto e ribassato. Ad esasperare questa impronta sportiva furono introdotte le pedane fisse con freno posteriore nello sport junior e nel 51; infine nel modello 60 S anche il cambio fu spostato sulle pedane.
    Seppur il marchio motom si identifichi con il ciclomotore di 48 cc, la Motom si cimenta anche nella costruzione di motocicli di pregevole fattura; ci riferiamo al Delfino (150 e 160), motocicletta della categoria Pullman (dal nome dell'omonimo modello MV Agusta degli anni '50 che aveva lanciato la moda delle motociclette con ruote da 15" a larga sezione e molto confortevoli... appunto come un pullman), al 100 Junior ed al potente 98, nelle versioni T e TS, progettato dall'ingegner Piero Remor (autore della 4 cilindri 500 turbocompressa OPRA/CNA poi divenuta la leggendaria Gilera Rondine, e delle MV Agusta 4 cilindri 500 da Gran Premio, motociclette che dominarono le piste di tutto il mondo) e caratterizzato, come era nelle peculiarità tecniche del progettista, dall'uso delle barre di torsione al posto delle più classiche molle sia per le sospensioni che per la distribuzioni.  Soluzioni alternative, utilizzanti comunque il prestigioso motore di 48 cc, furono anche la costruzione di un originale rmotocarro e di una motozappa con abbinabile pompa di irrigazione; era quest'ultima una strategia a cui fecero ricorso un po' tutti i costruttori di moto, negli anni '60, per contrastare la crisi del mercato dovuta al successo dell'automobile utilitaria. Tuttavia queste scelte si rivelano fallimentari, poichè prosciugano i fondi portati dal piccolo 48 senza dare guadagni all'azienda, anzi tramutandosi in perdite difficili da recuperare. La casa di Bollate, dove ha sede lo stabilimento Motom, ormai si identifica con il 48, e non riesce a trovare dei prodotti in grado di sostituirlo o di affiancarlo convincendo la clientela. Il mercato degli anni '60 poi, è sempre più attirato dai ciclomotori a 2 tempi, più facili da elaborare e mediamente più potenti dei 4 tempi; per questo motivo la Motom firma un contratto con la Peugeot per produrre su licenza i suoi ciclomotori a 2 tempi in Italia, ma anche questa strategia non porterà al successo sperato, anche perchè attuata in maniera fin troppo dispendiosa (per l'occasione viene costruito un nuovo stabilimento appositamente dedicato alla costruzione e allo sviluppo dei motori a 2 tempi). I Motom Dayna e Daynamatic non sostituiranno nel cuore della clientela il vecchio 48 e nemmeno vi riuscirà il Motom 121, originale cinquantino da cross ispirato alle contemporanee Bultaco che furoreggiavano nei campi di gara di quegli anni e motorizzato con il motore Minarelli P4. Alla fine del 1971 la società Motom chiuderà per fallimento.

    Il Motom è stato un valido esempio di genialità Italiana del dopo-guerra che oggi rivive per mano di Saverio Bettinelli nella forma di un ciclomotore smontabile, il SAM: un'idea razionale, ma la vecchia Motom, quella vera, non c'è più.

     

    Il Motomic del 1947:

     

    Il 48 in versione Codice (dal 1959 il Codice della Strada prescrive la velocità max di 40 kmh per tutti i veicoli al di sotto dei 50 cc):

     

    Il 48 Sport, con sella lunga e manubrio corto, per potersi accovacciare in posizione "aerodinamica" sul serbatoio (pregevole il cupolino):

     

     

    Il 48 Super Sport, versione estremizzata del modello precedente e oggi ambitissimo dai collezionisti:

     

    Il 60, versione accresciuta di cilindrata del 48, con cui era possibile montare il passeggero (ecco il perchè della sella lunga):

     

    Il modello 48 D (D sta per Donna e infatti si tratta di un modello con telaio aperto appositamente pensato per la clientela femminile, che all'epoca vestiva soltanto con gonne lunghe):

     

    Il Cross, versione con parafanghi rialzati, ruote tassellate e manubrio alto del 48 (all'epoca con pochi ritocchi si trasformava un mezzo utilitario in sportivo, o regolaristico, o viceversa):

     

    Il Nova 3 marce, uno dei modelli a 2 tempi prodotto su licenza Peugeot alla fine degli anni '60:

     

    Versione sportiva del Nova:

     

    Lo Junior 100, motoleggera 100 cc prodotta per competere con le varie Gilera Giubileo, Moto Morini Sbarazzino, all'epoca molto popolari:

    L'originale Delfino 160:

     

    Il 98 TS, esposto anche al Museo di Arte Moderna di New York:

     

    I modelli Motocarro e Motozappa:

     

     

    4월 20일

    E' ufficiale: vittoria

    La Cassazione ha confermato il successo del centrosinistra e ha respinto il ricorso di Calderoli (basato sulla legittimità dei voti raccolti dalla lista Lega Alleanza Lombarda, presente in una sola circoscrizione della Lombardia) motivato su un'interpretazione personale della legge elettorale che lo stesso ex ministro delle riforme costituzionali aveva scritto, salvo poi scaricare definendola "una porcata".
     
    I voti sono 19.002.598 per l'Unione contro i 18.977.843 della Cdl. Poichè la matematica è un'opinione, appare sempre più evidente come il Cavaliere, e il suo seguito di forzisti, si stia arrampicando sugli specchi pur di non riconoscere la vittoria del suo avversario.
     
    Si intravede già da ora un primo sintomo di disgregazione all'interno del centrodestra: l'Udc ha subito riconosciuto il risultato elettorale dell'Unione, seguita a ruota da An, mentre Forza Italia parla di un nuovo ricorso, questa volta al Tar; l'atteggiamento di An e Udc lascia pensare ad un tentativo di Fini e Casini di smarcarsi dalla pesante presenza di Berlusconi. Il partito di Berlusconi rischia di rimanere solo, nonostante l'abbondante messe di voti raccolta il 9 e 10 aprile, a lottare contro i mulini a vento.
     
    La Lega si tiene defilata, in parte seguendo Berlusconi, in parte ostacolandolo, subendo una frattura interna che l'assenza-presenza di Bossi non ha certo aiutato a superare e ricucire, e che la riduce ad una forza di secondo piano all'interno del centrodestra. Il metodo del ricatto, portato avanti nei cinque anni precedenti, non sembra adesso pagare, soprattutto alla luce dei risultati elettorali che hanno visto ridimensionato il Carroccio proprio nei suoi feudi storici. I leghisti attendono la mazzata del referendum sulla Devolution, che potrebbe segnare davvero pesantemente il futuro della Lega, e soprattutto i suoi rapporti con il resto della Cdl.
     
    Restano muti i Dc per le Autonomie/Nuovo Psi, che avevano impazzato prima della campagna elettorale un po' in tutti i salotti politici e televisivi. Anche in questo caso il responso delle urne è stato assai deludente, e soprattutto Rotondi, che veniva dato ben al di sopra della simbolica soglia dell'1%, pensa che essersi accollato De Michelis non sia stata una buona idea. Ma qualunque dovesse essere il loro atteggiamento, non sarebbe comunque la lista Dc/Psi a costituire il principale problema interno della Cdl per Berlusconi.
     
    Il vero problema è il tridente, che non ha mai funzionato prima delle elezioni, mentre ora sta pungendo... e pure parecchio.
    4월 16일

    Rumsfield, ovvero l'uovo di Colombo

    In tanti ora gridano facendo le verginelle, stupefatti dall'immane notizia. Ma che dietro le torture di Guantanamo (come del resto quelle avvenute ad Abu Graibh) ci fosse dietro Rumsfield non era certo un mistero. Che avvenissero certe cose senza che i vertici non ne fossero a conoscenza, era fin troppo strano. Solo chi si sforzava di non credere, per chissà quale ipocrisia, può adesso recitare la parte della verginella stupefatta. Scene derivate dal peggior sadomasochismo anglosassone sono state praticate a Guantanamo come altrove per estorcere informazioni ai prigionieri, in barba a tutte le Convenzioni sui diritti dell'Uomo e via dicendo. Proprio un bel modo per festeggiare la Pasqua.
     
    16.04.2006
    Rapporto ufficiale accusa: Rumsfeld direttamente coinvolto nelle torture
    di Roberto Rezzo

    Secondo gli ispettori militari il capo del Pentagono aveva un filo diretto telefonico con i carcerieri di Guantanamo mentre erano in corso le torture. Il documento è stato redatto dall'Ispettorato generale del Pentagono nello scorso dicembre ma soltanto adesso ne sono trapelati ampi stralci in un'esclusiva del settimanale online Salon.com. Il caso riguarda Mohamed al-Qahtani - cittadino saudita considerato un operativo di primo piano di Al Qaeda, «il ventesimo dirottatore» secondo gli inquirenti - dopo l'arresto costretto a indossare indumenti intimi femminili, denudato e tenuto al guinzaglio. Una donna in divisa lo trascina per la stanza e lo fa stare carponi, poi saltare come un cane.

    «Mancano solo le fotografie e abbiamo davanti un'altra scena come quelle che abbiamo visto ad Abu Ghraib», si legge nella testimonianza giurata resa dal colonnello Randall Schmidt. Il documento non accusa Rumsfeld di aver esplicitamente ordinato di usare le maniere forti per sciogliere la lingua al prigioniero, ma una cosa pare certa: il segretario alla Difesa si è costantemente tenuto al corrente sui progressi degli aguzzini con numerose telefonate all'allora comandante della base di Guantanamo, il generale Geoffrey Miller, trasferito quindi a dirigere proprio Abu Ghraib. «Chiamava almeno una volta alla settimana».

    Human Right Watch - una delle organizzazioni che si battono per la chiusura di Guantanamo - ha esaminato una copia integrale del verbale di interrogatorio di Al-Qahtani e ritiene che le tecniche con cui è stato condotto rientrino a pieno titolo nelle torture e siano in violazione di tutte le leggi e i trattati internazionali sul trattamento dei prigionieri. Human Right Watch ha chiesto l'immediata nomina di un gran giurì per indagare sulle responsabilità di Rumsfeld. «La questione a questo punto non è se Rumsfeld debba dare le dimissioni, ma se merita di essere incriminato e rimandato a giudizio - spiega Joanne Mariner, responsabile del programma antiterrorismo dell'organizzazione - La testimonianza giurata del colonnello Schmidt suggerisce che Rumsfeld fosse perfettamente al corrente degli abusi cui è stato sottoposto al-Qahtani». Gli esperti di diritto sottolineano che il segretario alla Giustizia Alberto Gonzales non ha alcuna credibilità per investigare su questo caso in quanto direttamento coinvolto nello scandalo per aver stilato il parere legale servito all'amministrazione Bush per negare l'applicazione della Convenzione di Ginevra a Guantanamo.

    Le prove che inchiodano il capo del Pentagono al vergognoso capitolo delle torture emergono in una situazione di già grave difficoltà per Rumsfeld, le cui dimissioni sono state chieste pubblicamente da sei generali in congedo, che lo accusano di arroganza e di imperdonabili errori nella pianificazione della campagna in Iraq. George W, Bush sinora lo ha difeso a spada tratta: «Il segretario Rumsfeld è esattamente il tipo di leader energico e risoluto di cui l'America ha bisogno in questo momento difficile». Da quando l'amministrazione Bush ha lanciato la sua Guerra globale al terrorismo, per la sequela di scandali sui prigionieri torturati sono finiti nelle maglie della giustizia solo militari di basso rango. Le organizzazioni per la difesa dei diritti umani hanno sempre insistito che le responsabilità andavano cercate molto più in alto. L'ultimo rapporto venuto alla luce ne è la prova.

    Tra il novembre del 2002 e il gennaio del 2003, Al-Qahtani per sei settimane è stato intenzionalmente privato del sonno, forzato a restare in posizioni scomode e dolorose, umiliato con pratiche sessuali prese dai peggiori fumetti a luci rosse, nutrito artificialmente attraverso sonde endovenose inserite nelle braccia e purgato ripetutamente con clisteri. Non è chiaro il valore delle informazioni estorte con questi sistemi.


    Ma che aspettiamo a lasciare l'Iraq? Che aspettiamo a comprare il petrolio in Euro anzichè in Dollari, dando così un bell'avvertimento ai cugini a stelle e strisce? Ah già, dimenticavo che siamo il paese dei preti, dei nani e delle ballerine... Giustissimo.
     
    E' proprio vero, siamo tutti americani...
    4월 13일

    Disamina delle giornate post elettorali

    Berlusconi da una parte nega il successo dell'Unione, appellandosi alla verifica delle schede elettorali (operazione peraltro di rito, ed eseguita dalla Corte di Cassazione), dall'altra tende una mano a Prodi proponendo la Grossa coalizione sull'esempio tedesco.
     
    E' l'ennesima tattica berlusconiana, con cui rimanere al centro della scena, come nelle settimane precedenti al voto: se prima il Cavaliere dettava l'agenda elettorale ai rivali, soprattutto in materia fiscale, adesso detta loro l'agenda politica, su come formare il nuovo governo. In ogni caso a rimanere al centro della scena è lui, e non Prodi, che come vincitore dovrebbe invece sostituirlo.
     
    Delegittimare il voto, parlando di schede annullate, di brogli e di irregolarità elettorali, ha la funzione di delegittimare automaticamente la vittoria dell'Unione; in questo modo può legittimare la sua negazione della sconfitta, le cortine fumogene che innalza, e anche in questo modo mantenere la centralità politica da sempre mantenuta e gelosamente difesa, anche nei confronti delle ambizioni degli alleati.
     
    Si atteggia a padre della Patria, Berlusconi, a sovrano paternalista d'epoca settecentesca: la Grossa Coalizione è un riconoscimento solo implicito del successo altrui, e appare come una magnanima concessione fatta nei confronti dell'Unione, come se fosse stato lui a vincere le elezioni... o come se le elezioni non ci fossero state affatto. Posso concedervi di governare, ma solo secondo le mie disposizioni.
     
    No, non è ancora finito il Berlusconismo. Anzi, gode di una seconda giovinezza.
     
    Dopo essersi presentato come modernizzazione in chiave liberista nel 2001, il Berlusconismo si è progressivamente logorato nei cinque anni di legislatura. E alla fine è stato rimpiazzato da una formula nuova: non più il nuovo per tutti, ma la difesa del vecchio, del privilegio raggiunto e della posizione acquistata. La difesa dei valori cristiani di un Occidente in crisi, la paura del nuovo, della necessità di cambiare e di aprirsi alle sfide della Globalizzazione non soltanto economica ma anche culturale, alla quale si risponde con un territorialismo estremizzato. Questa è la dottrina del nuovo Berlusconismo: il populismo come movimento che anima e interpreta gli umori di una società profonda e restia al cambiamento. Possiamo tirare un sospiro di sollievo se, nonostante la nuova formula, l'Italia non avrà una seconda legislatura con Berlusconi presidente del consiglio. Anche perchè trasformare in programma politico realmente funzionante e competitivo un'ideologia populista è sempre fallimentare; ancora di più di un governo come quello uscente.
    4월 11일

    Nano maledetto, addio... (si spera)

    A STUDIO APERTO DICONO CHE IL CAVALIER CAIMANO NON E' UN'ANOMALIA, PERCHè DOPOTUTTO RAPPRESENTA IL 50% DEGLI ITALIANI; BISOGNEREBBE ALLORA DEFINIRE ANOMALI ANCHE QUEGLI ITALIANI.
     
    BENISSIMO, CAPIRAI CHE PROBLEMA... SONO UN'ANOMALIA, E VI DIRO' DI PIU': IL SIGNOR CAIMANO DE' CAIMANI E' PURE UN NANETTO PELATO, PIDDUISTA, TUTTO CULO E CAMICIA CON LA MAFIA, CHE CONSIDERA LA DEMOCRAZIA E IL RISPETTO DEGLI ALTRI ALLO STESSO MODO CON CUI VALUTEREBBE UN FINANZIERE ONESTO. E' UN PERICOLOSO ANTIDEMOCRATICO NONCHè CONCLAMATO FIGLIO DI PUTTANA.
     
    DETTO QUESTO, VIVA L'UNIONE, VIVA LA PRIMAVERA CHE COMINCIA OGGI, E MI RACCOMANDO DIAMOCI DA FARE PER AMMAZZARE IL CAIMANO. LO SO CHE IL MAIALE DI SOLITO SI AMMAZZA D'INVERNO, MA QUESTA VOLTA SI POTREBBE FARE UN'ECCEZIONE E FARLO FUORI AD APRILE, NON VI PARE?
    4월 7일

    Berlusconi editore clandestino e Prodi guzzista

    COMINCIAMO COL NOSTRO BENEAMATO PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, CAVALIER SILVIO BERLUSCONI
     
    AVETE RICEVUTO A CASA IL SUO GIORNALETTO PROPAGANDISTICO "LA VERA STORIA ITALIANA"?
     
    EBBENE, SENTITE UN PO' CHE DICE LA FEDERAZIONE NAZIONALE DELLA STAMPA A PROPOSITO:
     
    "LA VERA STORIA ITALIANA"
    BERLUSCONI ( NEL RISPETTO DELLE REGOLE)
    STAMPA CLANDESTINAMENTE

    Comunicato di Nuova Informazione Milano, 6 aprile 2006
    Forza stampa clandestina
    Berlusconi che saluta, che abbraccia, che ride, assieme a Blair, Schroder, Aznar, Bush, Putin, e poi le 36 riforme, il Papa, la lady di ferro Moratti, ... Tutto ciò in una pubblicazione clandestina. Infatti "La vera storia italiana", 160 pagine in formato e impaginazione di una rivista a colori, inviata in moltissime case di italiani ben selezionati, non ha l'indicazione dello stampatore nè altre usualmente inserite nel colophon perchè imposte dalla legge 47/'48 sulla stampa. Un reato previsto dall'articolo 16 (Stampa clandestina) e dal 17. Singolare che un editore, anzi il maggior editore di questo Paese, non li conosca. Lo stesso editore che anche oggi, in quanto leader della maggioranza di governo, ha attaccato pesantemente istituzioni e stampa mostrando - parole del segretario Fnsi - "un allarmante disprezzo delle regole e della libertà dei media". Allora forse le regole le conosce, ma..., lasciando ad altri il linguaggio scurrile di recente sdoganato, non gliele importa nulla.

     
    E ORA CHE ABBIAMO SCOPERTO UN'ALTRA AMENITA' SUL CAVALIERE, PASSIAMO AD ALTRO, TANTO PER RIFARCI UN PO' LA BOCCA, CON PRODI A BORDO DELLA MOTO GUZZI NEVADA 750 DEL SUO PORTAVOCE SILVIO SIRCANA PER LE STRADE DI ROMA.
     
    "IN QUEI POCHI MINUTI SULLA NEVADA DI SIRCANA MI SONO DIVERTITO UN MONDO. E' STATO DAVVERO ENTUSIASMANTE" HA DETTO PRODI, DOPO IL BREVE BATTESIMO DELLE DUE RUOTE. EVVIVA IL MADE IN ITALY, QUELLO VERO, COME MOTO GUZZI.
     
    (GRAN GIUBILO NEL FORUM DI ANIMA GUZZISTA http://www.animaguzzista.it ANDATE A VEDERE)
     
    E VIENE AUTOMATICO PENSARE A BERLUSCONI CHE VIAGGIA SOLO E RIGOROSAMENTE SU LUSSUOSISSIME AUDI, BMW E MERCEDES CON IL VOLTO PERENNEMENTE INCAZZATO.
     
     
    4월 6일

    The Economist: "Basta Berlusconi"

    Che i rapporti tra il Silvio nazionale e l'Economist non fossero buoni si sapeva già dal 2001. Adesso però, a due giorni dalle elezioni, la rivista dà il suo ennesimo, e peraltro motivato, affondo con una copertina in cui è scritto: "Basta con Berlusconi".
     
    MILANO (Reuters) - Il settimanale britannico "The Economist" esce domani in edicola con una nuova copertina dedicata al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e al voto di questo fine settimana.

    Emblematico il titolo in italiano: "Basta".

    Il prestigioso settimanale ha scelto per la prima pagina ancora una volta Berlusconi, all'esordio del suo nuovo direttore John Micklethwait, che succede a Bill Emmott dopo 13 anni al timone . Già nel 2001 The Economist, noto per le sue posizioni liberal, aveva espresso un voto pubblico contro Berlusconi.

    Fu proprio Emmott a inaugurare la linea aspramente critica contro il leader di Forza Italia, resa memorabile da una copertina che lo giudicava «non adeguato» («unfit») a guidare l'Italia alla vigilia delle precedenti elezioni politiche.

    A quell'affondo era seguita, nell'estate del 2003, una lettera e una sfilza di 28 domande indirizzate al premier italiano. Mentre alla fine del 2005 il settimanale aveva prodotto un'inchiesta sull'Italia titolata "Addio, Dolce Vita", nella quale l'obiettivo era ancora il berlusconismo.

    Il presidente del Consiglio ha fatto causa all'Economist dopo averlo ironicamente ribattezzato "L'Ecomumist".

    Quando Emmott, a fine febbraio, ha annunciato le dimissioni dal suo incarico, i media del Regno Unito hanno ricordato la campagna contro il premier italiano come una delle scelte più significative - insieme a quelle per l'abolizione della monarchia in Gran Bretagna e per il matrimonio tra omosessuali - nei suoi lunghi anni di direzione.

    Il suo successore sembra raccogliere il testimone e la sua scelta di titolare "Basta" a Berlusconi, a due giorni dal voto, non mancherà di far discutere.

    Ecco a voi la "Sindrome dei Balcani"

    In tanti ne hanno sentito parlare, ma in pochi la conoscono per davvero. Non è esattamente il mal d'Africa... E' qualcosa che ha poco a che fare con la natura e molto con la stupidità umana. A voi questo articolo del Corriere:
     
    Il caso
     
    Uranio impoverito, 28 soldati italiani morti
     
    La relazione del ministero della Difesa: 158 casi di tumori tra i militari nei Balcani
     
    ROMA — In Bosnia e Kosovo sono morti 28 militari italiani. Non hanno perso la vita in operazioni belliche, sono deceduti perché colpiti da malattie inguaribili durante la loro missione nei territori della ex Jugoslavia. Il dato impressionante è contenuto nella relazione annuale che il ministero della Difesa trasmette al Parlamento. È un documento col quale si fornisce un dettagliato resoconto sulla situazione del personale delle forze armate. Uno «statino» che per la prima volta venne istituito da Giovanni Spadolini, quand'era ministro della Difesa. Lo «statino» attuale fa il punto al 31 dicembre scorso. A quella data risultano accertati 158 casi di neoplasie maligne (alla fine del 2004 erano 99) che hanno provocato, appunto, 28 decessi. In base alle verifiche mediche le affezioni più diffuse riguardano il tumore alla tiroide (24 casi), il tumore al testicolo (21 casi) e il linfoma di Hodgkin, con 20 colpiti.

    LA MALATTIA — L'hanno definita «Sindrome dei Balcani» e si è sempre sospettato che la causa delle malattie mortali potesse essere collegata al famigerato depleted uranium, l'uranio impoverito. In realtà non è stato mai possibile attribuire con certezza scientifica una completa responsabilità a questo metallo che era contenuto nei proiettili sparati dai caccia durante la guerra del Kosovo. Ne furono lanciati, come ha ammesso il Pentagono, ben 11 mila. Venivano scagliati contro i mezzi blindati per perforarli, grazie alla enorme forza d'impatto dell'uranio impoverito.
    La commissione presieduta dal professor Mandelli arrivò alla conclusione che il numero dei decessi era nella media nazionale. Tuttavia la lista delle malattie mortali e dei militari deceduti negli ultimi 5 o 6 anni si è allungata in misura allarmante. «Effettivamente — dice Falco Accame, che fu presidente della commissione Difesa — far risalire con certezza la morte all'uranio impoverito è impossibile. Ma nemmeno abbiamo la certezza contraria, che cioè l'uranio impoverito sia innocente, estraneo alla tragica fine di tanti giovani».

    LE RICERCHE — La «Sindrome dei Balcani», secondo gli esperti, potrebbe essere determinata da un insieme di cause, che vanno dall'ambiente in cui i militari operano, allo stress che le missioni all'estero comportano. Il Pentagono ha riconosciuto negli ultimi tempi che lo stress psicofisico dei militari può dare origine a patologie gravi, l'hanno chiamato battle fatigue, stress da battaglia.

    Sia colpa dello stress o dell'uranio impoverito, le ricerche, ritiene Falco Accame, non dovrebbero limitarsi ai militari impiegati in Bosnia e Kosovo, ma andrebbero estese anche a quelli che operano in Albania e soprattutto dovrebbero partire dalla prima guerra del Golfo, che risale al 1991. «Si sono verificati casi mortali sia tra i militari mandati a quell'epoca nel Kuwait sia fra quelli spediti in Somalia nel 1993. In entrambe le missioni potrebbero essere avvenuti contatti con l'uranio impoverito».
    Il ministero della Difesa creò una commissione d'inchiesta nel 2000 in seguito a preoccupanti segnalazioni di decessi fra gli uomini inviati all'estero. Da allora chi torna da una missione viene sottoposto ad accurate verifiche mediche. Finora gli accertamenti sono avvenuti su 65.701 militari che si sono alternati in Bosnia e Kosovo.

    Marco Nese
    05 aprile 2006
    4월 4일

    Non ci voleva quel "coglioni" per capirlo...

    Non era necessario che Berlusconi si esibisse in un altro dei suoi indimenticabili show, dando del "coglione" a chi vota contro i propri interessi (e cioè lui), per capire che il Cavaliere non ama chi semplicemente non accetta le sue idee e preferisce scegliere usando la propria testa. Lo abbiamo visto in tante occasioni: quando per esempio ha spazzato via dalla Rai Biagi, Luttazzi e Santoro col tacito consenso dell'opposizione, perchè colpevoli di aver ficcato il naso nei suoi affari. Oppure quando, paragonando tout court il centrosinistra italiano ai più spietati stalinisti del Terrore Rosso, si domandava quale persona di buon senso potesse preferire Prodi a lui.
    Questa storia dei "coglioni" è l'ennesima puntata di un telefilm che Berlusconi ha mandato in onda in più di un'occasione, e più o meno tutti, coglioni e non, se ne sono resi conto già da quel dì. Quello che semmai può impressionare, ma anche questo fa parte della solita strategia dopotutto, è che Berlusconi non riesca ad evitare le solite gaffes. Come in tante altre occasioni, ha dovuto rettificare, ripiegare, precisando:  "Ho negato, non ho affermato che una parte degli italiani possa votare contro i propri interessi e perciò meritare quell'epiteto (...) la sinistra come al solito quando è in difficoltà cerca di manipolare una mia frase per montarci sopra un caso del tutto inesistente". In sostanza, come rettifica, non cambia di molto il contenuto del delizioso concetto berlusconiano.
    Interessante invece, come al solito, la ripercussione in ambito internettiano, dove l'uscita di Berlusconi ha generato di lì a poche ore un nuovo blog ( http://sonouncoglione.splinder.com ) che ha raccolto un notevole successo tra gli utenti della rete. Visitatelo, è simpatico.
     
    Intanto, gustiamoci questo articolo dell'Unità che racconta cosa è successo al Berlusconi d'Asia, il premier thailandese Thaksin Shinawatra che ha perso le elezioni, seppur di poco, dopo una campagna elettorale tesissima. Inevitabile il ritiro dalla politica.
     
    04.04.2006
    Thailandia, il Berlusconi d'Asia sconfitto dall'astensionismo: «Mi dimetto»
    di Eva Pedrelli

     Thaksin Shinawatra, il Berlusconi d’Asia, si è dimesso. Dopo un lungo colloquio con il re Adulyadej Bhumibol nel pomeriggio a Hua Hin, il primo ministro uscente ha annunciato alla nazione, alle 20.30 ora locale, la decisione lasciare la poltrona da premier della Thailandia.

    In diretta dal Palazzo del governo, accompagnato dalla moglie e dai figli, Thaksin, in un discorso sobrio e cortese a reti unificate, ha ringraziato tutti quelli che lo hanno sostenuto e si è rivolto ai sedici milioni di persone che hanno votato per il suo partito alle elezioni anticipate che si sono svolte domenica scorsa. «Mi dispiace non poter accettare il ruolo di premier - ha dichiarato Taksin – non c’è tempo per i litigi, voglio vedere il popolo tailandese unito e dimenticare quello che è successo», facendo riferimento alle manifestazioni contro il suo governo che hanno riunito centinaia di migliaia di persone e hanno infuocato le strade della capitale Bangkok negli ultimi mesi.

    Dopo aver gridato vittoria davanti alle telecamere del canale 11 lunedì sera, a scrutini ancora in corso, Thaksin insomma si è dovuto ricredere davanti ai numeri. I risultati parziali di queste elezioni, paragonate ad un referendum d’approvazione del suo operato, hanno dimostrato un notevole calo dei sostegni: dai 19 milioni di preferenze dello scorso anno Taksin è passato a 16milioni di voti a favore con 40% di astenuti e oltre 10 milioni di “no vote” scritti sulle schede.

    In sostanza: elezioni vinte ma con i numeri non sufficienti a rinnovare il mandato. Per questo Taksin non tornerà alla sua poltrona quando il governo si dovrà formare (forse entro i prossimi 30 giorni) anche se fino ad allora continuerà a ricoprire il ruolo di primo ministro. Sulla carica che manterrà all’interno del suo partito (il Thai Rak Thai) non si può dire ancora nulla. E’ ancora da capire che tipo di “pausa dalla politica” intenda prendersi. La sua avventura nel partito non finisce certo oggi e sarà molto interessante vedere quale ruolo avrà nella scelta del successore.

    L’opposizione, unita nell’Alleanza del popolo per la democrazia, ha continuato anche dopo le elezioni a dimostrare il dissenso totale e a chiedere le dimissioni del premier accusato di abuso di potere, conflitto di interessi e di vendere il paese all’estero, come successo nella vendita da parte del premier del colosso delle telecomunicazioni Shin Corp alla Thamasek Holding, una finanziaria di Singapore.

    «Se l’obiettivo ultimo è quello di risolvere lo stallo politico del paese, chiedo le dimissioni incondizionate del premier al più presto possibile» aveva annunciato in mattinata il leader del Partito Democratico, Abhisit Vejjajiva. Nessuna intenzione di negoziare altre soluzioni, né di prendere parte alla formazione del governo e al progetto di riconciliazione nazionale, ipoteticamente gestito da una commissione formata da ex membri del governo, come chiesto in un primo momento da Thaksin. A desiderio esaudito, si attendono grandi celebrazioni a colorare l’inquinata e bollente capitale tailandese.

    Come per la decisione di sciogliere il parlamento, anche questa soluzione si pensa essere stata suggerita dal re che a giugno festeggerà 60 anni di regno e si augura che le commemorazioni dell’anniversario si svolgano in un clima politico rilassato e impegnato allo sviluppo sostenibile del paese, non alla corsa selvaggia verso una dubbia globalizzazione.


     
    4월 3일

    Parliamo di tasse... e non solo

    Sono questi gli argomenti dell'ultima settimana di campagna elettorale. Berlusconi e i suoi accoliti fanno largo uso della strategia "fiscale" per promettere nuovi sgravi e diffondere perplessità sul programma dell'Unione.
    Enrico Letta della Margherita ha inaugurato per l'occasione un blog con cui replicare a queste voci diffuse dal Centrodestra: per confrontare i due programmi, ma soprattutto per smentire certe illazioni che hanno lo scopo, per i berlusconiani, di allontanare dall'Unione gli indecisi, frazione importantissima dell'elettorato che cinque anni fa gravava quasi completamente intorno alla Casa delle Libertà.
    Vi invito ad andare a vederlo: http://www.veritasse.net
    Ormai le strategie alternative non danno l'esito sperato: parlare di Pacs, o di sperimentazione della pillola abortiva, o di tutela della famiglia, ha valso poco in termini di consensi acquisiti per il Centrodestra. Anzi, rispetto a cinque anni fa la maggioranza dei giovani e delle donne ha indicato la propria preferenza per l'Unione. E persino il Nord Est - tradizionale nelle mentalità, con netta vocazione all'imprenditoria - punta al Centrosinistra, dopo aver svolto per anni il ruolo di roccaforte indiscussa della Casa delle Libertà. A parlar male di Pacs e di aborto sono rimasti i piccoli partiti, come Alternativa Sociale, oppure i difensori (a parole) delle radici cristiane come la Lega che un tempo osannava il dio Po, e l'Udc. E nel Centrosinistra a difenderli sono la Rosa nel Pugno, che ne fa il proprio principale cavallo di battaglia, e tutta la cosiddetta "sinistra radicale". Insomma, dispute di nicchia per elettorati di nicchia, a quanto pare: le tasse sono un argomento che tocca molto di più, con le quali si può parlare "alla pancia", ed è questa la strategia preferita di Berlusconi.
    Ecco perchè colgo l'occasione per suggerire un sito utile a fare un po' di chiarezza sulle tasse - certo, un sito di parte; ma d'altronde destra e sinistra in questi giorni parla praticamente solo del programma fiscale dell'Unione; e allora è bene che a difenderlo, rimandando al mittente le illazioni, sia un esponente dell'Unione-pensiero.
    Le altre pietre dello scandalo - i Pacs, la pillola abortiva, il divorzio, la legge sull'aborto, - riceveranno lo spazio che si meritano nei prossimi giorni, e non sarà certamente poco. Anche se sono argomenti purtroppo poco considerati: hanno preminenza solo in quelle regioni dove la mentalità è storicamente e tradizionalmente più conservatrice, per esempio in Sicilia, dove la pillola abortiva è oggetto di uno scontro polemico tra la Borsellino e Cuffaro. In Sicilia, si sa, incombe il voto per decidere chi la governerà nei prossimi cinque anni.
    4월 2일

    Un'altra sentenza scandalo

    Dopo quella sentenza della Cassazione che depenalizzava lo stupro se a danno di una ragazza non vergine (ve lo ricordate?), eccone una nuova altrettanto raccapricciante. In questi giorni in cui l'attenzione è per metà catturata dall'infuocato clima elettorale e per l'altra metà dall'anniversario della morte di Papa Giovanni Paolo II, tale notizia non ha neppure ricevuto l'attenzione che avrebbe meritato. Bene, cerchiamo di riparare a tale mancanza nel piccolo di questo blog.
     
    01.04.2006
    Stupro di classe: il degrado sociale è un'attenuante
    di red

    Ancora una sentenza choc, ancora una violenza alla vittima e un’attenuante per il carnefice. Stavolta ci ha pensato la Corte d’Appello di Roma, sentenziando come le «degradate condizioni ambientali» in cui avvenga il reato di violenza sessuale possono rappresentare motivo per la concessione delle attenuanti generiche agli imputati. Dopo quella della Cassazione del mese di febbraio - la Suprema Corte aveva deciso che lo stupro di una minorenne era meno grave se la ragazzina aveva già avuto rapporti sessuali - la giustizia italiana segna un’altro passo indietro nella tutela dei più deboli, delle donne e delle bambine. Ispirandosi a questo principio previsto dall’articolo 133 del codice penale, la corte di appello di Roma ha ridotto le pene inflitte in primo grado a due uomini accusati di aver violentato, tra il 1998 ed il 1999, una ragazzina nel suo periodo di pubertà. La sentenza ha riguardato Gianfranco N., 36 anni, e Gino C., 59 anni, che si sono visti diminuire rispettivamente di sei mesi e di un anno le precedenti condanne a due anni ed a tre anni di reclusione. Il primo degli imputati è l’ex convivente della madre della ragazzina, mentre il secondo è un conoscente della coppia. Nel motivare la sentenza, il collegio presieduto da Afro Maisto scrive: «Le degradatissime condizioni di vita nell’ambiente i cui fatti sono maturati non coinvolgono, evidentemente, soltanto la minore e la madre, ma anche i due imputati, ai quali non possono essere negate le attenuanti generiche». «Colpisce - ha commentato l’avvocato Domenico Battista, legale di parte civile - che l’unico parametro usato dai giudici per la concessione delle attenuanti generiche sia stato quello del contesto degradato. Ciò - ha aggiunto - può essere anche un elemento di valutazione della gravità del reato, ma non può essere certo quello assoluto specie in un caso di violenza sessuale».

    Immediate le reazioni di sdegno. «È una sentenza grave, scioccante, che riporta il Paese indietro e ne umilia i cittadini e le cittadine» attacca Barbara Pollastrini, coordinatrice delle donne Ds: «Non ci sono parole per esprimere la nostra solidarietà alla vittima della violenza, che all’epoca dei fatti era poco più che una bambina. Sono indignata che si possano offendere la dignità e i diritti inviolabili della persona in nome di un “contesto ambientale”. È evidente che tira una brutta aria, se vengono emanate sentenze di questo tipo. Ma le coscienze femminili non taceranno e sapranno reagire». «Ancora una sentenza aberrante» le fa eco Dorina Bianchi della Margherita: «La violenza sessuale è una brutalità, indegna di un Paese civile in ogni ambiente, degradato o meno». «Ancora una volta purtroppo sui reati sessuali, dopo la sentenza sui jeans e quella della ragazzina stuprata che aveva “esperienza”, c’è da registrare con estremo rammarico - conclude l’esponente Dl - , l’ennesimo, gigante passo indietro». «Sconcertante» dice invece l’Osservatorio sui diritti dei minori, mentre parla di decisione «agghiacciante» la senatrice dei Verdi Loredana De Petris.