Filippo's profileRIFLESSIONI GLOBALIPhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    August 12

    ...e l'economia russa invece fa il botto

    Riporto dal blog di Stefano Grazioli, Poganka, questo interessante articolo sul boom dell'economia russa. Tanto per sfatare la diceria sulla Russia paese in rovina e l'Occidente che invece trabocca di soldi....

    BOOM

    "Nei primi sei mesi del 2007 l’economia russa ha registrato un aumento senza precedenti degli investimenti nell’industria, permettendo agli analisti di rivedere al rialzo le previsioni della crescita economica del Paese per l’anno corrente. Alcuni esperti hanno parlato addirittura di un “miracolo”: nel periodo gennaio-giugno i ritmi di crescita degli investimenti nel settore reale dell’economia nazionale ha superato il 20% rispetto a quanto registrato nello stesso periodo dell’anno precedente. Nel 2004 e nel 2005 gli investimenti erano aumentati rispettivamente del 10,9% e del 14 per cento. Per molti anni una crescita del genere aveva caratterizzato soltanto   l’economia cinese, ma nel 2007 la Russia ha quasi raggiunto il suo grande vicino asiatico: gli analisti sostengono che le previsioni di crescita possano essere riviste ulteriormente verso l’alto alla fine del terzo trimestre.L’afflusso degli investimenti ha dato una spinta alla crescita della produzione industriale: nella prima metà dell’anno il settore edilizio ha fatto un balzo in avanti del 25% (l’anno scorso la crescita era stata appena del 6,4%). Anche gli altri settori fondamentali, come metallurgia, l’industria manifatturiera, chimica e leggera hanno registrato progressi analoghi.

    Le basi dell’attuale boom degli investimenti in Russia erano state poste nella seconda metà del 2006, il periodo in cui la maggior parte delle imprese industriali sono riuscite ad ammodernare il proprio parco macchinari. Ma anche per gli anni a venire la Russia dispone di mezzi più che sufficienti per sostenere la crescita: il settore bancario è riuscito ad accumulare una notevole disponibilità di denaro, che potrà garantire l’ulteriore crescita dell’industria russa ancora per 2-3 anni. Le banche migliorano le tecnologie di erogazione dei crediti; il denaro diventa sempre più accessibile anche alle imprese piccole e medie.
    Secondo le stime del Governo, alla fine del 2007 la crescita della produzione industriale della Russia dovrebbe arrivare al 7 per cento, una quota però  appena sufficiente a garantire un’adeguata crescita economica del Paese. Attualmente l’industria contribuisce soltanto alla produzione del 30% della crescita del Pil. “La produzione industriale comincerà a giocare un ruolo determinante nell’economia nazionale soltanto quando la sua crescita supererà l’8% l’anno”, ha dichiarato Artiom Arkhipov, l’analista di Gazprombank, terza maggiore banca della Russia.

    Altri fattori determinanti per la crescita economica della Russia sono l’aumento delle esportazioni e dei consumi che, a sua volta, stimola la crescita del commercio. Nel periodo 2007-2008 i redditi reali disponibili della popolazione aumenteranno a un ritmo medio del 10-12% l’anno. Il continuo apprezzamento del rublo ha provocato una fuga di massa della popolazione dal dollaro: secondo le stime della Banca centrale della Russia le riserve di valuta pregiata, che i russi avevano accumulato ‘sotto i materassi’ sarebbe calata da 40 miliardi a 13-16 miliardi di dollari. Nei primi sei mesi del 2007 in Russia sono state registrate  vendite record di dollari in contanti da parte della popolazione. Più difficile, invece, è la situazione rispetto al miglioramento della struttura delle esportazioni, che ammontano al 60-70% delle esportazioni totali della Russia e continuano a essere dominate dalle vendite di idrocarburi, di metalli e di altre materie prime.

    Le importazioni della Russia crescono di anno in anno. Da una parte il fenomeno è legato al crescente consumismo della popolazione russa, dall’altra aumenta l’attivismo delle aziende industriali che preferiscono acquistare impianti tecnologici e macchinari all’estero. Di conseguenza diminuisce la bilancia positiva del commercio russo con l’estero. Nel maggio del 2007 (l’ultimo dato disponibile al momento della preparazione di questo numero del Notiziario) è diminuito rispetto ai dati registrati nel corrispondente mese del 2006 del 10,6 per cento, scendendo a 12,7 miliardi di dollari. Nel mese di maggio il commercio estero russo è stato di 47,9 miliardi di dollari, ovvero +19,7% rispetto al maggio dell’anno precedente. Comunque, nel momento in cui le esportazioni sono cresciute dell’11,8%, salendo a quota 30,3 miliardi di dollari, le importazioni sono aumentate ancora del 36,4% (17,6 miliardi di dollari).
    L’afflusso degli investimenti ha stimolato in Russia lo sviluppo della Zone economiche speciali (Zes), che in base alle nuove leggi del Paese godono di una serie di privilegi fiscali, economici e finanziari. Lo scorso giugno presso la zona economica speciale della regione di Lipetsk (dove si trovano le fabbriche e un centro logistico del gruppo Merloni) è stata inaugurata una prima fabbrica situata in una Zes. La fabbrica produrrà contenitori e barattoli di vetro per l’industria farmaceutica e per quella dei generi alimentari. Si prevede che entro il 2010 nella Zes di Lipetsk saranno investiti 40 miliardi di rubli (1,1 miliardi di euro) e saranno creati 5mila nuovi posti di lavoro. Un’altra fabbrica in costruzione nella zona produrrà inizialmente 50 milioni di litri di combustibile biologico (bioetanolo) all’anno. A regime la fabbrica ne produrrà fino a 100 milioni di litri l’anno.

    Le zone economiche speciali vengono costituite in Russia sin dal 2006 per sviluppare i settori di alte tecnologie, l’industria manifatturiera e il turismo. Una parte consistente degli investimenti è garantita dallo Stato. Finora in Russia sono state avviate 15 zone economiche speciali di cui sei hanno l’obiettivo di promuovere il settore innovativo. È in corso la costituzione di alcune zone presso i porti marittimi russi.
    I privilegi per gli investitori nelle zone economiche speciali prevedono la riduzione della tassa unica sociale dal 26% al 14%. Le società residenti delle Zes russe sono esentate per un periodo di cinque anni dal pagamento delle tasse sui terreni e sulla proprietà aziendale. Infine, gli impianti tecnologici e i macchinari importati dall’estero nelle zone economiche speciali sono esentati dal pagamento dei dazi doganali". (IntesaCsi)

    August 11

    Ora l'economia Usa affonda

     

    (In foto: l'ex governatore della Federal Reserve Usa, Alan Greenspan)

    L'economia statunitense, signori miei, sta iniziando il suo collasso. Intendiamoci, gli Usa sono sempre stati indebitati, enormemente indebitati. Ma trent'anni fa il trucchetto di Reagan (rilanciare gli Usa con la dregulation assoluta, rastrellando risorse finanziarie dai ceti più deboli a favore di quelli più abbienti, promuovere l'industria con la corsa agli armamenti) poteva funzionare perchè gli Usa guidavano il "mondo libero" per produzione industriale. Oggi gli Usa sono un paese deindustrializzato, la ricchezza prodotta non va alle masse, quasi tutto viene trasferito nei paesi a basso costo della manodopera: ci guadagnano gli americani ricchi e, oggi come allora, ci rimettono quelli poveri. Il debito è ben più alto di quello di trent'anni fa, ma il Pil è enormemente più basso. La sperequazione che sta nel mezzo divora il benessere dell'americano medio.

    Il signor Alan Greenspan ha gonfiato i conti in America, favorendo la cosiddetta "bolla speculativa" che oggi, com'era normale che dovesse succedere, ha iniziato a sgonfiarsi. Sono stati aumentati i prezzi delle case in una situazione in cui il potere d'acquisto dei cittadini americani calava progressivamente. Sapete, in America gli enti per le case popolari non esistono. Ovviamente, per alimentare il mercato, è stato incentivato come non mai il credito al consumo.

    Insomma, negli Usa sta succedendo un po' la stessa cosa che accadde in Corea del Sud ai tempi della crisi asiatica del '98. Con una differenza: laggiù sui debiti hanno costruito una forte economia manufatturiera, negli Usa invece hanno alimentato la speculazione. E oggi i nodi vengono al pettine.

    E' iniziata l'agonia.