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June 07 Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale: l'ultima corsa prima della disfatta
(nella foto: il neo presidente della Banca Mondiale Robert Zoellick) In sostituzione dello screditato Paul Wolfowitz (che aveva utilizzato la sua posizione per concedere un aumento di stipendio alla sua compagna), la delegazione Usa nella Banca Mondiale ha indicato all'unanimità come nuovo presidente Robert Zoellick, un 53enne ex dirigente di Wall Street e funzionario dell'amministrazione Bush. Qualcuno si chiederà: ma com'è possibile che gli Usa, da soli, possano decidere sia il corso politico sia i presidenti della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale? Non sono questi due organismi autonomi e, come dicono i loro nomi, "mondiali"? Niente di più falso. La Banca Mondiale è controllata dalla Federal Reserve Usa, mentre il Fondo Monetario Internazionale ha negli Usa il principale paese donatore nonchè l'unica nazione con potere di veto. Questo vuol dire che tali istituzioni, che prestano i loro soldi a tutto il Terzo Mondo annegandolo nei debiti, permettono indirettamente agli Stati Uniti di controllare le economie dei paesi in via di sviluppo, impedendo loro per sempre di crescere e, in ultima analisi, di diventare concorrenziali rispetto alle avanzate economie occidentali. Si crede unanimemente ed erroneamente che lo scopo della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale sia quello di incoraggiare lo sviluppo e liberare il Terzo Mondo dalla povertà, ma in realtà attraverso i SAPs (Structural Adjustament Programmes, ovvero "programmi di aggiustamento strutturale") BM e FMI ricattano i paesi in via di sviluppo con la formula del "io ti do i soldi, ma tu fai quello che ti dico". Innanzitutto il primo obbligo a cui i paesi del Terzo Mondo devono sottostare è quello di rimborsare immediatamente gli interessi sul debito contratto con l'Occidente, visto che il debito in sè è talmente elevato per le possibilità di quelle povere economie che mai esse potrebbero ripagarlo basandosi solo sulle proprie forze. Nel frattempo, anno dopo anno, BM e FMI riottengono nella forma del pagamento degli interessi più di quanto avevano precedentemente prestato e, poichè il debito di base rimane comunque inestinguibile, hanno la garanzia che tali paesi dovranno continuare a pagare gli interessi vita natural durante. In questo modo BM e FMI possono non soltanto prosperare, ma addirittura aumentare la loro ricchezza, ovviamente a scapito dei popoli del Terzo Mondo che precipitano sempre di più nella miseria. Inoltre ordinando ai paesi del Terzo Mondo di focalizzarsi sulla produzione per scopi di esportazione, la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale hanno incanalato solo tra il 1984 ed il 1990 170 miliardi di dollari: si tratta di denaro che quei paesi avrebbero potuto investire nella loro economia interna e che invece hanno dovuto dirottare per il pagamento del debito estero. Com'è possibile per un paese in via di sviluppo uscire da questo circolo vizioso? O dichiarando la bancarotta, come ha fatto l'Argentina (ma il sistema economico internazionale è congegnato in modo tale che i primi a rimetterci, sostanzialmente, sono i piccoli risparmiatori mentre BM e FMI tutto sommato se la cavano) o ripagando tutto il debito in anticipo come hanno fatto la Russia, l'Indonesia, il Venezuela, ecc. Alcuni possono permetterselo perchè hanno, per esempio, una buona struttura industriale e soprattutto risorse energetiche da esportare in abbondanza, e se il prezzo del greggio e del gas aumenta a dismisura come è avvenuto negli ultimi anni allora è tutto oro che cola: la storia del Venezuela e della Russia insegnano. Ma per quanto riguarda tutti gli altri paesi che non hanno risorse, e per questo vengono chiamati addirittura Quarto Mondo, tale gioco è impossibile. Più di 70 paesi del Terzo Mondo, dall'Africa all'Europa dell'Est, dal Sud America all'Asia, sono sottomessi ai SAPs: si va dalla Nigeria (recentemente definito "il più grande Stato fallito sulla faccia della Terra") alla Giamaica, dall'Ungheria all'Etiopia, passando per il Lesotho, il Kenya, il Ghana, l'Uganda, l'Egitto, la Romania, il Guatemala, l'Honduras, il Bangladesh, l'Albania, lo Sri Lanka, e chi più ne ha più ne metta: BM e FMI praticano su di loro ben 556 programmi SAPs, comportanti la liberalizzazione dell'economia interna, con le aziende straniere che possono così impadronirsi dei settori economici strategici di quei paesi senza incontrare ostacolo alcuno. Tanto sono inutili e dannose queste strategie per il miglioramento macroeconomico e microeconomico dei paesi interessati, tanto sono vantaggiose per BM, FMI e le multinazionali: uno studio intrapreso dalla Banca Mondiale sul risultato dal 1988 al 1998 dei SAPs in 15 paesi dell'Africa subsahariana ha dimostrato il loro totale fallimento sotto ogni punto di vista. Sempre lo stesso studio (chiamato "Adjustment Lending: An Evaluation of Ten Years of Experience", cioè: "Prestiti d'aggiustamento: una valutazione dopo dieci anni di esperienza") dimostra come 36 dei 47 paesi africani, dopo l'aggiustamento strutturale da parte della BM e del FMI, abbiano un livello del debito estero che è pari al 110% del loro Prodotto Interno Lordo. Inoltre gli Stati africani, incapaci di competere con le multinazionali occidentali, sono stati costretti a ritirarsi dal settore sanitario come parte del programma di economia di mercato imposto loro dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale. Ciò ha messo i bambini africani alla mercè di organizzazioni internazionali prive di scrupoli e di multinazionali farmaceutiche che sono ora libere di usarli come cavie da laboratorio per sperimentare i farmaci ed i vaccini che poi vengono venduti come "clinicamente testati" in Occidente. Ad esempio, nel gennaio 2001, l'azienda farmaceutica statunitense TNC Pfizer ha usato un farmaco sperimentale su 50.000 bambini malati di meningite a Kano, in Nigeria, senza neppure l'autorizzazione ufficiale delle autorità locali. Come risultato dell'epidemia 15.000 persone sono morte mentre molte altre sono diventate cieche e sorde. Non parliamo poi della piaga dell'AIDS, che ha visto di recente il Sud Africa opporsi in Tribunale alle multinazionali farmaceutiche perchè intendeva acquistare i farmaci contro l'AIDS "replicati" e quindi a minor costo in Thailandia, provocando così un pregiudizio economico a quelle compagnie americane ed europee che consideravano il Sud Africa come loro esclusivo monopolio. In nome della legge del profitto la vita degli uomini perde qualsiasi valore, e questo è il primo risultato del capitalismo in quelle terre così travagliate. Ed è proprio sulla questione dei farmaci "non brevettati" che si registrano i maggiori dissapori fra paesi del Terzo e Quarto Mondo da una parte e BM e FMI dall'altra. Subito dopo la sentenza favorevole al Sud Africa (che ha condannato le multinazionali occidentali e ha riconosciuto il diritto del Sud Africa a comprare medicinali a basso costo contro l'AIDS in Thailandia), l'attuale presidente della Banca Mondiale, all'epoca capo dell'USTR (Office of the United States Trade Representative, "Organo del governo USA che gestisce le politiche di commercio con l’estero"), ha imposto alla maggior parte dei paesi africani di aderire alle leggi sulla proprietà intellettuale americane che rendono ad esempio le medicine fuori dalla portata dei paesi in via di sviluppo. Non deve infatti passare in secondo piano il fatto che Zoellick sia notoriamente l'uomo di fiducia dei grandi marchi dell'industria farmaceutica, e gli accordi commerciali bilaterali che ha negoziato bloccano efficacemente l'accesso di milioni di persone ai medicinali generici. Con questi presupposti è molto difficile che il nuovo presidente della Banca Mondiale possa recuperare un buon rapporto con i paesi in via di sviluppo, che del FMI e della BM proprio non ne possono più, e cominciano a guardarsi intorno alla ricerca di nuovi e meno esosi "promotori". Ed è qui che appare all'orizzonte la sagoma minacciosa (per il FMI e la BM, ovviamente) del dragone cinese. Sebbene i mass media dicano che l'attuale riunione del G8 sia incentrata soprattutto su effetto serra, cambiamento climatico e riduzione delle emissioni, in realtà l'argomento più scottante sarà proprio la Cina. Per colpa di Pechino Washington e soci stanno infatti perdendo il controllo dell'Africa. BM e FMI hanno già perso il controllo dell'Asia e del Sud America, in seguito alle crisi finanziarie asiatiche del '97 - '98, del Brasile del '98 - '99 e dell'Argentina nel 2001. Nel primo caso i paesi asiatici si sono sganciati dal FMI e hanno reintrodotto controlli sui movimenti di capitale, sostituendo i crediti del FMI con quelli elargiti surrettiziamente dal Giappone e approfittando dell'effetto trainante della Cina, unica non danneggiata dalla crisi grazie alla sua autonomia finanziaria, per uscire dalla crisi. Brasile e Argentina invece si sono sganciati dal FMI portando avanti draconiane politiche di bilancio volte al pagamento anticipato del debito, oggi totalmente estinto, e insieme ad altri paesi del Sud America, a cominciare dal Venezuela, lavorano oggi alla costruzione di un "Banco del Sud" che sostituisca in tutta l'America Latina BM e FMI. In Africa invece è la Cina a sostituire BM e FMI grazie al suo immenso avanzo nei conti con l'estero, prestando dollari in ammontare maggiore e a tassi concorrenziali. Inoltre, questi prestiti sono erogati secondo il criterio del "no questions asked, no strings attached" (nessuna domanda, nessuna condizione), per cui i governi africani li preferirebbero comunque. Ciò che infatti interessa alla Cina non è di assumere il controllo delle economie di questi paesi, ma semplicemente garantirsi la loro fedeltà politica nel vendergli petrolio e materie prime. I cinesi vengono in Africa, pagano senza troppo discutere sul prezzo, non s'intromettono nelle faccende interne dei paesi e non obbligano i governi locali a fare alcuna riforma in senso liberista. Inoltre, in cambio delle materie prime ricevute, offrono prodotti finiti a buon prezzo, che permettono il miglioramento delle condizioni di quei paesi. L'Angola ha ottenuto un prestito di 2 miliardi di dollari dalla Cina senza essere obbligata a privatizzare le proprie risorse e servizi, come invece chiedeva il FMI; il risultato è che ora l'Angola vende il suo petrolio ad un prezzo vantaggioso alla Cina (recentemente ha superato anche l'Arabia Saudita diventando il primo fornitore di petrolio ai cinesi), e il denaro ricavato lo può investire per interventi statali nell'economia interna che migliorano le condizioni del paese. In più l'Angola acquisisce un maggior potere d'acquisto e importa sempre più tecnologia dalla Cina e sempre meno dall'Occidente, essendo quella cinese assai più a buon mercato rispetto a quella europea ed americana. Stesso discorso per quanto riguarda lo Zimbabwe, che addirittura ha sganciato la propria valuta dal dollaro associandola allo yuan cinese, ed è ormai divenuto in Africa uno dei mercati preferenziali per l'economia cinese: il paese sta uscendo dal debito e le condizioni economiche migliorano, a dispetto dall'embargo votatogli contro da Usa e Inghilterra. Il vicolo cieco in cui si trovano FMI e BM è il risultato del rapporto che i paesi occidentali hanno stabilito con il Terzo Mondo, quale fonte di surplus finanziario attraverso l'indebitamento e i pagamenti per il suo servizio. In questo modo il Fondo Monetario Internazionale è diventato un'organizzazione di usurai su scala globale e di esazione del debito, mentre la Banca Mondiale ha seguito il cosiddetto "business model", per cui le sue entrate devono provenire da attività profittevoli. Il loro ruolo ora s'è ridimensionato e i due organismi si stanno riducendo a coordinare e mediare gli interessi imperialistici in via sempre più residuale e marginale. Saranno i paesi occidentali adesso a doverlo fare in prima persona. E' questo il nuovo ruolo del G7; attenzione, G7 e non G8, poichè l'ottavo membro, la Russia, ha tutto l'interesse a veder affondare FMI e BM, e già vi sta contribuendo con l'acquisto del loro oro e l'ingresso nel WTO che le permetterà la convertibilità del rublo. Senza poi citare il ruolo sempre più massivo di Mosca nel commercio internazionale dell'energia, con l'ormai imminente apertura della borsa di San Pietroburgo in cui il gas e il petrolio della Russia e dell'Asia Centrale verranno venduti in rubli; tutte manovre che hanno come scopo quello di dare alla Russia le stesse "armi economiche" usate ora dalla Cina nel Terzo Mondo contro FMI e BM. Quando il G7 parlerà di come affrontare il surplus cinese, e di qui a cinque anni quello russo, non si tratterà certo delle esportazioni di Pechino verso gli Usa o l'Europa (non possono farci nulla, in quanto i primi a beneficiarne sono proprio le multinazionali e le società importatrici occidentali), e nemmeno del ruolo di quasi monopolio di Mosca nel mercato dell'energia, ma del fatto che il G7 sta perdendo l'Africa. La resa dei conti ormai è vicina. Come dicevano i latini, ab majora! Comments (16)
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